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I ragazzi della 56ª strada 1983

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I ragazzi della 56ª strada locandinaI ragazzi della 56ª strada
Diretto da Francis Ford Coppola
Sceneggiatura di Kathleen Rowell
Prodotto da American Zoetrope

Protagonisti: C. Thomas Howell, Matt Dillon, Ralph Macchio, Patrick Swayze, Rob Lowe, Emilio Estevez, Tom Cruise, Glenn Withrow

Fotografia: Stephen H. Burum
Musiche: Carmine Coppola
Produzione: American Zoetrope
Data di uscita: 1983-03-25
Durata: 91 minuti
Generi: Crime, Dramma
Lingua originale: EN

I ragazzi della 56ª strada – Trama, curiosità e recensione del cult di Coppola con Matt Dillon

Tulsa, Oklahoma, primi anni sessanta. Due mondi paralleli che non dovrebbero toccarsi si scontrano ogni giorno nelle strade della città: i Greasers, operai e figli di operai con le mani sporche, e i Socials, ragazzi ricchi che giocano alla violenza come fosse uno sport tra pari. Non c’è tregua tra le due bande, solo una tensione costante che esplode periodicamente in risse, umiliazioni, vendette cicliche che si tramandano quasi per abitudine più che per reale necessità. Quando uno dei ragazzi dalla parte sbagliata della città si trova coinvolto in un omicidio, tutto quello che finora era rimasto confinato a battaglie di strada invade improvvisamente il territorio della legge, della morale, della pura sopravvivenza quotidiana.

Ponyboy Curtis (interpretato da C. Thomas Howell) è il più giovane dei tre fratelli Curtis, quello che legge libri e recita poesie mentre gli altri preferiscono le mani ai versi, quello che sente il peso di un mondo, e di una città, che sembra non volerlo davvero. Johnny Cade (Ralph Macchio) è il ragazzo spezzato del gruppo, segnato da violenze subite tanto in casa quanto per strada, capace di trovare coraggio solo quando non ha più alcuna via di fuga. Dallas Winston (Matt Dillon) incarna l’indurimento totale, un ragazzo che ha imparato a sopravvivere costruendosi una corazza di cinismo e brutalità dopo un passato già segnato da un riformatorio minorile. Accanto a loro Patrick Swayze interpreta Darrel “Darry” Curtis, il fratello maggiore diventato tutore legale di Ponyboy e Sodapop dopo la morte dei genitori, costretto a rinunciare ai propri sogni per tenere insieme quello che resta della famiglia; Rob Lowe, al proprio debutto cinematografico, è Sodapop, il fratello di mezzo, più solare e conciliante, ancora intrappolato nella propria corsa personale verso l’età adulta. Completano il quadro Tom Cruise nei panni di Steve Randle, Emilio Estevez in quelli di Two-Bit Matthews, e Diane Lane, che interpreta Cherry Valance, una ragazza dei Socials capace di vedere oltre le rigide divisioni di classe che separano i due gruppi.

Coppola non costruisce un semplice dramma di gang giovanile, scava dentro la logica che trasforma dei ragazzi in criminali, che rende la violenza l’unica lingua realmente disponibile a chi non ha altri strumenti per farsi ascoltare. Il film mostra come l’assenza di alternative concrete generi disperazione, e come un singolo gesto terribile possa diventare il punto di non ritorno per vite che erano già, in fondo, sull’orlo del precipizio ben prima di quella sera. I personaggi non sono mai eroi né cattivi puri, sono ragazzi costretti a recitare parti già scritte in anticipo dalle circostanze economiche e sociali in cui sono nati.

I ragazzi della 56ª strada

Curiosità sul film

  • Il progetto nacque per iniziativa dal basso, la bibliotecaria scolastica Jo Ellen Misakian e i suoi studenti della Lone Star School di Fresno, in California, scrissero direttamente a Francis Ford Coppola per convincerlo a trarre un film dal romanzo di S.E. Hinton, all’epoca già una lettura scolastica molto amata. Il regista, reduce da una crisi finanziaria personale dopo l’insuccesso di One from the Heart, accettò la sfida quasi come una boccata d’aria fresca rispetto ai propri progetti precedenti.
  • Coppola condusse un vero e proprio casting aperto, lo stesso metodo che gli aveva permesso di scoprire Abe Vigoda per Il Padrino: fu così che riunì sullo stesso set attori allora quasi sconosciuti come Tom Cruise, Patrick Swayze, Rob Lowe, Matt Dillon ed Emilio Estevez, che di lì a poco sarebbero stati ribattezzati collettivamente dalla stampa “Brat Pack”, diventando alcuni dei nomi più celebri di Hollywood negli anni ottanta.
  • Il film segna il debutto cinematografico assoluto di Rob Lowe, mentre Sofia Coppola, figlia del regista, compare in un piccolo cameo non accreditato nei panni di una bambina.
  • La colonna sonora orchestrale porta la firma di Carmine Coppola, padre dello stesso Francis Ford Coppola, aggiungendo un ulteriore livello familiare alla produzione.
  • Nel 2005 Coppola realizzò un nuovo montaggio del film, intitolato The Outsiders: The Complete Novel, che riportò la durata da 91 a 114 minuti, reintegrando diverse scene tagliate dalla versione originale del 1983 e sostituendo parte della colonna sonora.
  • Il film è dedicato, nei titoli di coda, proprio alla bibliotecaria Jo Ellen Misakian e ai suoi studenti della Lone Star School, riconoscendo pubblicamente il loro ruolo nella genesi del progetto.

I ragazzi della 56ª strada

Recensione

I ragazzi della 56ª strada occupa una posizione particolare nella filmografia di Francis Ford Coppola, arriva subito dopo un periodo difficile per il regista e sceglie deliberatamente un registro più intimo e giovanile rispetto ai grandi affreschi che lo avevano reso celebre. È proprio questa scelta di scala ridotta, paradossalmente, a rendere il film capace di colpire con una sincerità che film più ambiziosi a volte faticano a raggiungere. Coppola non guarda mai dall’alto in basso ai propri giovani protagonisti, non li tratta come pretesto per una riflessione sociologica distaccata, ma li segue nella loro quotidianità con un’attenzione quasi affettuosa.

Il vero pregio del film sta nel rifiuto di semplificare il conflitto tra Greasers e Socials in una contrapposizione manichea tra buoni e cattivi. Entrambi i gruppi sono vittime, a modo loro, delle proprie circostanze economiche e familiari; se i Greasers portano il peso evidente della povertà, i Socials nascondono dietro l’apparente sicurezza del proprio status un vuoto altrettanto reale, semplicemente meno visibile agli occhi della città. Diane Lane, nel ruolo di Cherry, dà voce proprio a questa consapevolezza, offrendo uno dei momenti più lucidi del film quando ammette che anche dall’altra parte della barricata sociale non tutto è come sembra.

Il cast corale funziona con una naturalezza sorprendente per un gruppo di attori quasi tutti alle prime armi. C. Thomas Howell costruisce un Ponyboy credibile proprio nella sua fragilità dichiarata, un ragazzo che osserva più di quanto agisca, mentre Ralph Macchio restituisce a Johnny una vulnerabilità che si fa strada lentamente, senza mai scadere nel patetismo facile. Matt Dillon, già una piccola star del cinema per teenager dell’epoca, porta a Dallas Winston un magnetismo pericoloso che rende il personaggio memorabile con pochi gesti essenziali. Patrick Swayze, dal canto suo, costruisce in Darry un fratello maggiore la cui durezza apparente nasconde un sacrificio silenzioso, mentre Rob Lowe regala a Sodapop la leggerezza necessaria a bilanciare la tensione del gruppo.

Sul piano visivo, la fotografia di Conrad Hall assorbe l’Americana notturna con una qualità quasi pittorica, le strade scure dove il neon dei locali sembra l’unica promessa di appartenenza per ragazzi che altrove non trovano spazio, le case come rifugi fragili sempre sul punto di crollare, la cittadella universitaria come simbolo lontanissimo di un ordine sociale che semplicemente non li include. Coppola usa questi spazi con una precisione quasi teatrale, trasformando le strade stesse in autentici teatri di guerra, senza però mai perdere di vista l’umanità dei singoli individui che li attraversano.

Non è il Coppola dei Padrino, ed è giusto dirlo apertamente, ma è uno dei pochi registi capaci di ritrarre la violenza giovanile senza cadere nella predica facile o nel pietismo consolatorio. È un film che continua a parlare a generazioni diverse di adolescenti proprio perché non offre soluzioni semplici, ma restituisce con onestà quanto sia difficile scegliere una strada diversa quando le circostanze sembrano averla già scritta al posto tuo.

(Francesco Ippolito)

Film correlati

  • Rusty il selvaggio (Rumble Fish, 1983) di Francis Ford Coppola – girato dallo stesso regista quasi in contemporanea, tratto da un altro romanzo di S.E. Hinton, con Matt Dillon e Diane Lane ancora protagonisti.
  • Tex (1982) di Tim Hunter – primo adattamento cinematografico di un romanzo di S.E. Hinton, con Matt Dillon ed Emilio Estevez, utile per ritrovare gli stessi temi affrontati con un registro più dimesso.
  • Nel centro del mirino – se cercate altri ritratti generazionali sulla gioventù americana degli anni ottanta segnata da divisioni di classe, vale la pena esplorare Breakfast Club (1985) di John Hughes, altro capolavoro fondativo del cinema Brat Pack.
  • West Side Story (1961) di Robert Wise e Jerome Robbins – il capostipite del conflitto tra bande rivali raccontato attraverso lo sguardo di chi resta intrappolato tra i due fronti senza mai poter scegliere del tutto da che parte stare.

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