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Soverato riaccende il sipario: Magna Graecia apre ai volti noti

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Il Magna Graecia Film Festival prosegue fino al 1° agosto con attori e registi del panorama italiano e internazionale in quello che sta diventando uno dei poli culturali estivi del Sud.

Soverato riaccende il sipario: Magna Graecia apre ai volti noti - Odissea
Via TMDB

Tre settimane di cinema calabrese

La 23ª edizione del festival si svolge a Soverato fino al 1° agosto, con una programmazione che spazia dal documentario ai cortometraggi fino alle opere internazionali, e vede protagonisti come Marco D’Amore e Isabella Ferrari. Non è uno dei grandi festival di settore, ma ha scelto una programmazione che cerca di equilibrare lo sguardo: cinema di mercato, opere autoriali, spazi per i nuovi autori. Nella stagione in cui Odyssey di Nolan domina ancora la scena internazionale con incassi record, un festival regionale che mantiene questo respiro documentale e sperimentale suggerisce qualcosa di rilevante sulla frammentazione dello sguardo cinematografico contemporaneo.

La manifestazione include proiezioni, incontri e presentazioni di film italiani, coinvolgendo attori e registi. Questo modello, ormai consolidato nei festival minori, replica il formato di Giffoni o Locarno in scala ridotta: il film come pretesto per raccontare un mestiere, non solo come prodotto finito.

Dichiarazioni

La manifestazione diretta da Gianvito Casadonte offre al pubblico una serie di appuntamenti.

Non è una dichiarazione di un attore o regista, ma è il modo in cui il festival si presenta: come uno spazio curatoriale. Casadonte, da alcuni anni alla direzione, ha scelto di non puntare al colpo di scena mediatico ma al respiro narrativo. Significa non staccare completamente dai grandi nomi—Kevin Spacey e Can Yaman vengono annunciati—ma costruire intorno una programmazione che abbia senso interno. È una lezione che i festival italiani minori stanno imparando lentamente: i nomi vendono visite, ma non visite consapevoli.

Quando il cinema periferico guarda al centro

Soverato non è Venezia. Ma nel luglio 2026, mentre il cinema di massa si concentra su due o tre blockbuster per settimana, questi spazi mantengono viva una conversazione più ampia. Non è resistenza romantica. È il funzionamento reale di un ecosistema culturale che non può permettersi la spettacolarità, e che proprio per questo torna alle basi: le storie, gli incontri, la capacità di osservazione.

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