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Mike Leigh si ritira: la miosite chiude una delle carriere più luminose

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Tender Loving Care sarà il suo ultimo film. Mike Leigh, il regista britannico che ha vinto la Palma d’Oro e il Leone d’Oro, ha deciso di appendere la macchina da presa al chiodo durante un evento londinese legato ai Golden Globe, quando ha rivelato che una malattia autoimmune lo ha reso fisicamente incapace di sostenere la fatica di un altro set.

Mike Leigh si ritira: la miosite chiude una delle carriere più luminose - Tender Loving Care
Via TMDB

Quando la miosite scrive il copione finale

La malattia di cui soffre, che infiamma il tessuto muscolare, non gli permette di camminare né di stare in piedi a lungo. Tender Loving Care, che verrà presentato al prossimo Festival di Toronto, sarà il suo ultimo film. Non è una sconfitta annunciata con la retorica della rinuncia: è una dichiarazione di fatto, quella che un artigiano del cinema fa quando il corpo smette di rispondere agli ordini della volontà. Leigh ha costruito la sua reputazione su uno stile di lavoro particolarissimo, basato sulle prove lunghe e improvvisate con gli attori. Un metodo che non consente compromessi fisici. Su un set di grande produzione serve energia per stare lì, presente, a guidare quello che accade frame dopo frame.

Leigh è un regista che nella sua gloriosa carriera ha vinto sia la Palma d’Oro per Segreti e bugie che il Leone d’Oro per Il segreto di Vera Drake. Non stiamo parlando di un mestierante. Stiamo parlando di uno dei pochi filmmaker europei rimasti che ha mantenuto intatta la sua visione, film dopo film, senza compressi commerciali. E che, con Tender Loving Care, ha lavorato ancora con gli attori che conosce da decenni: il suo repertorio fisso, quella sorta di compagnia teatrale che è rimasta costante mentre il cinema intorno cambiava pelle.

Dichiarazioni

“Mi considero fortunato ad essere riuscito a fare questo film. Le persone mi hanno aiutato tantissimo. Vedrete che, quando dovrò alzarmi in piedi, questi miei due amici mi aiuteranno. Quindi non posso fare altro.”

La dichiarazione non è un lamento, è una constatazione. Leigh non drammatizza la sua condizione, non chiede pietà. Dice semplicemente: c’è un limite fisico, l’ho raggiunto, e con questo film ho deciso che basta. C’è una dignità silenziosa in questa scelta, quella di chi sa che la propria opera necessita di una presenza totale per mantenersi integra. Preferisce fermarsi qui piuttosto che compromettere l’integrità di quello che ha sempre rappresentato.

Il cinema perde un testimone, il cinema guadagna una storia compiuta

La carriera di Leigh copre mezzo secolo di cinema europeo. Ha iniziato alla fine degli anni Sessanta e ha registrato con estrema precisione gli umori della classe lavoratrice britannica, la vulnerabilità degli individui ordinari, la loro caparbietà quotidiana nel stare al mondo. Tender Loving Care arriva in un momento in cui il suo sguardo acuto su relazioni e solitudine è diventato ancora più raro, non più diffuso.

Non è una notizia che rinvio melanconia. È una notizia che suggerisce che il cinema vero, quello fatto di osservazione e di fiducia negli attori, è ancora possibile anche quando il corpo non ce la fa. Leigh ha trovato un modo per farlo comunque, finché poteva. E ha saputo quando smettere.

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