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The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine 2026: trama, cast e recensione completa con Jacob Elordi

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The Dog Stars - Le Stelle Dopo la Fine locandina

The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine
Diretto da Ridley Scott
Sceneggiatura di Mark L. Smith
Prodotto da 20th Century Studios, Scott Free Productions, TSG Entertainment

Protagonisti: Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Guy Pearce, Allison Janney, Benedict Wong, Alara-Star Khan

Fotografia: Erik Messerschmidt
Musiche: Harry Gregson-Williams
Produzione: 20th Century Studios, Scott Free Productions, TSG Entertainment
Data di uscita: 2026-08-26
Durata: 100 minuti
Lingua: EN

The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine 2026: trama, cast e recensione

The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine – Trama: Solitudine armata e trasmissioni fantasma

Un hangar abbandonato in Colorado. Hig vola su un Cessna del 1956 con il cane accanto, scandaglia dall’alto un paesaggio diventato deserto. Sotto di lui solo macerie e una quiete che puzza di morte. La pandemia ha spazzato via quasi tutti. Restano sacche di sopravvissuti e i Mietitori, predoni che vagano in cerca di risorse e prede. La moglie di Hig non c’è più.

Con lui, nell’hangar, c’è Bangley: ex Marine, istinto da cecchino, zero nostalgie. I due hanno raggiunto un equilibrio fatto di turni di guardia, pragmatismo brutale e silenzi pesanti. Hig pilota, Bangley spara. Funziona perché nessuno fa domande. Il cane è l’unico anello emotivo rimasto, quello che impedisce a Hig di confondere la sopravvivenza con la resa.

Poi arriva una trasmissione radio. Misteriosa, insistente. Una voce che suggerisce che là fuori, oltre il perimetro controllato, potrebbe esistere ancora qualcosa che assomigli a una vita vera. Non solo rifornimenti. Speranza. Bangley la considera una trappola. Hig, invece, non riesce a ignorarla. La decisione di partire è un atto di fede disperata: salire sul Cessna e volare verso l’ignoto, rischiando tutto per verificare se quell’umanità in cui crede esista ancora o sia solo un’illusione radiofonica.

Quel viaggio, tra incontri letali, scelte morali e la scoperta di Cima, interpretata da Margaret Qualley, diventa il vero motore narrativo. Non è solo un road movie post-apocalittico. È un film che usa la distanza fisica per parlare di distanza emotiva, la desolazione geografica come specchio di quella interiore. Il contesto prepara la domanda centrale: cosa resta dell’uomo quando il mondo finisce?

The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine nel contesto: Scott torna alla fantascienza con un piede nel passato

The Dog Stars segna il primo film di fantascienza di Ridley Scott dal 2017, anno di Alien: Covenant. Nove anni di distanza da un genere che lui stesso ha contribuito a ridefinire con Blade Runner e Alien. Nel mezzo: House of Gucci, Napoleon e Gladiator II, opere divisive, spesso smisurate, ma mai tiepide. Scott ha girato The Dog Stars in soli 34 giorni con Erik Messerschmidt dietro la macchina da presa, e ha dichiarato che potrebbe essere “forse il suo miglior film”, affermazione da prendere con cautela, considerando che ha detto la stessa cosa di Gladiator II. Eppure, qualcosa nel ritorno a una scala più contenuta (almeno nei tempi) e alla sci-fi risuona diversamente.

Il punto è che questo non è lo Scott monumentale degli ultimi anni. Il budget dichiarato si aggira intorno ai 110 milioni di dollari, cifra elevata ma comunque lontana dai costi folli di Napoleon e Gladiator II, entrambi oltre i 200 milioni. Siamo più vicini al territorio di Mad Max: Fury Road che a quello del kolossal storico. Il confronto inevitabile è con The Road di John Hillcoat, ma anche con il pragmatismo climatico di Children of Men. Scott sembra cercare la tensione degli spazi vuoti, l’angoscia del silenzio, territori che ha già esplorato in The Martian, ma stavolta senza l’ottimismo ingegneristico della NASA.

La sensazione è che Scott stia provando a sottrarsi alla gigantografia dell’epica per tornare alla tensione del dettaglio. Ma la scelta di affidare la sceneggiatura a Mark L. Smith, autore di The Revenant e Twisters, suggerisce un approccio che privilegia la sopravvivenza fisica e la violenza come grammatica. Non è un ritorno ad Alien. È semmai un tentativo di ibridare la desolazione materiale con l’urgenza emotiva. Resta da capire se Scott, a 88 anni e con una filmografia così stratificata, riesca ancora a sorprendere o se il rischio sia quello di un prodotto solido ma prevedibile.

The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine: curiosità e retroscena di produzione

Il film si basa sul romanzo del 2012 The Dog Stars di Peter Heller, adattato da Mark L. Smith e Christopher Wilkinson. Paul Mescal era originariamente previsto per il ruolo da protagonista dopo Gladiator II, ma è uscito dal progetto all’inizio del 2025 per conflitti di programmazione legati ai quattro film sui Beatles diretti da Sam Mendes. Jacob Elordi è entrato in trattative per sostituirlo a gennaio 2025, nonostante un’agenda già fitta tra Wuthering Heights e la terza stagione di Euphoria. La produzione non si è fermata, e anzi il cambio di cast ha portato una diversa energia generazionale al progetto.

Le riprese principali sono iniziate a Bordano nell’aprile 2025, proseguendo dal 12 al 16 maggio a Cansiglio, un altopiano nelle prealpi. A fine maggio si è girato ad Avezzano, poi a giugno la produzione si è spostata a Roma, con riprese a Cinecittà Studios, Casal Bernocchi e l’EUR. Le riprese si sono concluse a fine giugno 2025 dopo un mese di lavorazione nel paesaggio naturale di Bosco Macchia Grande a Manziana, vicino Roma. Alcune scene sono state girate anche ai Pinewood Studios. La scelta di location italiane e britanniche per un film ambientato in Colorado dimostra la capacità di Scott di trasformare il paesaggio europeo in una wilderness americana post-apocalittica.

The Dog Stars - Le Stelle Dopo la Fine


Harry Gregson-Williams ha composto le musiche, mentre Erik Messerschmidt è il direttore della fotografia. Messerschmidt, già collaboratore di David Fincher, porta al progetto una sensibilità per il contrasto e la texture granulosa che dovrebbe funzionare bene con l’atmosfera claustrofobica del film. Il film ha ricevuto buoni feedback nei test screening negli ultimi mesi, ma la data di uscita è stata posticipata dal 27 marzo al 28 agosto 2026, una posizione che non è ideale, bloccata in uno spazio noto per non essere né estate né autunno.

The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine: Recensione — Scott e la retorica della fine

Jacob Elordi prova a costruire Hig come un personaggio sospeso tra rimpianto e pragmatismo, e ci riesce a metà, che è già qualcosa, considerando quanto il materiale sia esigente. La sua presenza fisica funziona: il volto scavato regge l’inquadratura con una qualità di malinconia naturale che non ha bisogno di essere recitata. Ma nei momenti che richiedono sottrazione vera, quelli in cui il testo non c’è e resta solo lo sguardo a dover fare tutto il lavoro, si percepisce una certa rigidità, come se Elordi non si fidasse ancora abbastanza del proprio silenzio. È un limite che il cinema post-apocalittico espone più di qualsiasi altro genere, perché è un cinema di pause e di vuoti, dove ciò che non si dice pesa più di ciò che si dice. Josh Brolin, al contrario, divora ogni scena in cui compare con quella qualità di presenza fisica e morale che ha fatto di lui uno degli attori americani più affidabili della sua generazione, si pensi alla sua interpretazione in No Country for Old Men o al Thanos costruito quasi interamente attraverso la voce e la postura. Il suo Bangley è tutto calcolo e paranoia educata, un veterano che ha smesso di cercare giustificazioni morali e che abita questa rinuncia con una tranquillità che spaventa più di qualsiasi violenza esplicita. È lui il vero contrappeso emotivo del film, non Margaret Qualley, che pure costruisce Cima con una fragilità calibrata ma finisce schiacciata da una sceneggiatura che la relega a funzione narrativa: la speranza incarnata, la donna che riaccende qualcosa nell’uomo, un ruolo antico come il cinema, e qui non sufficientemente re-immaginato. Guy Pearce e Benedict Wong appaiono troppo poco per lasciare il segno; Allison Janney ha una manciata di scene che suggeriscono più di quanto riescano a sviluppare, e questa incompiutezza è forse il dato più frustrante del cast.

Visivamente, Scott e il direttore della fotografia Messerschmidt lavorano sul contrasto tra due regimi di immagine: i cieli aperti visti dal Cessna (inquadrati con una malinconia pittorica che ricorda certi paesaggi di Terrence Malick, quella capacità di trovare bellezza dentro la devastazione senza estetizzarla fino alla menzogna) e gli interni claustrofobici dell’hangar, dove la luce è artificiale e lo spazio si restringe intorno ai personaggi. C’è una sequenza notturna con visori termici in cui i Mietitori si avvicinano all’accampamento che è il momento registicamente più riuscito del film: Scott la costruisce come un assedio medievale filmato con tecnologia contemporanea, rallentando il montaggio fino quasi all’immobilità, lasciando che la tensione salga attraverso il silenzio interrotto solo dal respiro. È la stessa logica che Spielberg usava nelle sequenze notturne di Jurassic Park, il pericolo che si annuncia attraverso il suono prima che attraverso l’immagine, e qui funziona con la stessa efficacia. Meno convincente è la messa in scena dei flashback con la moglie di Hig: troppo carichi di un lirismo televisivo, troppo patinati, che stonano con la ruvidezza del resto e tradiscono la fiducia che il film aveva guadagnato.

La sceneggiatura di Smith costruisce su binari solidi ma prevedibili, con la stessa struttura da favola morale che il genere post-apocalittico ha esplorato così spesso da renderla quasi automatica: la disillusione, il viaggio, l’incontro, il ritorno trasformato. I dialoghi oscillano tra il laconico credibile e l’aforisma da manuale di sopravvivenza emotiva. “Cosa facevi prima che il mondo finisse?” chiede qualcuno a Hig. “Baciavo mia moglie. Giocavo con il mio cane. Mi chiedevo ogni giorno come fossi stato così fortunato.” È scritto bene e recitato meglio, ma suona già sentito, riecheggia certe pagine di Cormac McCarthy senza averne la densità, certe sequenze di The Road senza il coraggio di non rassicurare mai. Manca l’asimmetria, quella sterzata imprevista che distingue un buon film di genere da uno memorabile: la struttura non sbanda mai, e questo dovrebbe essere un pregio ma finisce per essere un limite, perché è proprio nello sbandamento controllato che certi film trovano la propria voce.

Le musiche di Gregson-Williams puntano su corde ampie, che cercano di nobilitare l’apocalisse con l’orchestrazione, un’ambizione legittima che a tratti funziona, soprattutto nei momenti aerei, quando il Cessna vola sopra le rovine e la musica trova la proporzione giusta tra grandiosità e malinconia. In altri momenti si avverte un eccesso di sottolineatura emotiva, come se il film non si fidasse del proprio silenzio e sentisse il bisogno di riempire ogni vuoto con una spiegazione orchestrale. È un vizio che accomuna molta fantascienza contemporanea, la paura del silenzio come se il silenzio equivalesse all’incompiutezza, e The Dog Stars non riesce del tutto a liberarsene.

Il risultato complessivo è quello di un’opera che sa cosa vuole dire ma non sempre trova il modo giusto per dirlo senza ripetersi. The Dog Stars è un film solido, ben girato, con Brolin che tiene insieme la baracca ogni volta che appare e Scott che dimostra di saper ancora costruire sequenze che respirano. Ma non è il ritorno trionfale di Scott alla fantascienza che qualcuno sperava, né un’opera che si permette di sbagliare per tentare qualcosa di davvero rischioso. È un film che funziona e si dimentica più in fretta di quanto si dovrebbe, la misura più onesta di un’occasione parzialmente mancata. L’immagine che resta è quella del Cessna che si alza in volo, non perché il film la guadagni narrativamente fino in fondo, ma perché Scott sa ancora come costruire ad arte un piano sequenza che respira. Il resto è una conversazione onesta su cosa significa essere umani quando il mondo finisce. Peccato che quella conversazione sia già stata fatta, e in certi casi fatta meglio.

(Francesco Ippolito)

The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine Uscita Italia: quando e dove vedere il film

The Dog Stars uscirà negli Stati Uniti il 28 agosto 2026 distribuito dalla 20th Century Studios. Per l’Italia, la data di uscita dovrebbe essere il 26 agosto 2026. Le sale confermate saranno quelle del circuito nazionale. Al momento non sono state annunciate proiezioni in formato IMAX, ma considerando il respiro visivo del film, con sequenze aeree e paesaggi desolati, non è escluso che arrivi anche in formato premium.
Per quanto riguarda lo streaming, nessuna piattaforma ha ancora confermato date. Trattandosi di un film Disney/20th Century, la finestra di distribuzione successiva alla sala dovrebbe portarlo su Disney+ dopo il periodo di esclusiva cinematografica, presumibilmente entro l’autunno 2026. Da verificare eventuali accordi per uscite anticipate su altre piattaforme digitali.

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The Road (2009) | Children of Men (2006) | Mad Max: Fury Road (2015) | The Martian (2015)

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