Verdone torna in Piazza Maggiore: il suo capolavoro risorge a Bologna
Carlo Verdone è tornato a Bologna il 16 giugno con il restauro di Bianco Rosso e Verdone, il suo secondo film, proiettato in Piazza Maggiore davanti ai suoi lettori diretti. Non è solo una retrospettiva: è la prova che il cinema ha memoria quando decide di coltivarla.

Il ritorno del maestro della commedia all’italiana
Succede ogni anno al Cinema Ritrovato, il festival che Bologna dedica ai classici e alle scoperte (quest’anno alla 40ª edizione), ma quando il film restaurato ha la firma di Carlo Verdone, il senso è diverso. L’autore che ha saputo raccontare l’Italia del disagio piccolo-borghese con una lucidità ferma e insieme compassionevole torna davanti alla stessa piazza dove lo scorso giugno aveva presentato il suo esordio, Un sacco bello. Adesso la platea ha rivisto il suo secondo capitolo, realizzato sette anni dopo quel debutto promettente che lo lanciò al grande pubblico.
Bianco Rosso e Verdone del 1981 non è il capolavoro più citato della sua filmografia, oscurato dallo splendore di Un sacco bello, ma è il luogo dove Verdone prova sé stesso, inciampa, corre il rischio di diventare opaco. Lo fa tracciando tre diversi «italiani tipo»: il fascista residuale, il pretenzioso radical-chic, il fuorilegge improvvisato. Ognuno un microcosmo. La Croisette ancora non sa chi sia Verdone quando questo film esce. Bologna, invece, sa già che vale la pena aspettarlo.
Dichiarazioni
Dopo il bagno di folla della scorsa estate con il suo esordio Un sacco bello, Carlo è tornato a Bologna martedì 16 giugno con il restauro del suo secondo film.
La notizia circola nei termini asciutti del comunicato, ma il dato sotteso è denso di significato: il Cinema Ritrovato non restaura film a caso. La scelta di toccare Bianco Rosso e Verdone significa riconoscere a quel lavoro uno statuto di opera, non di mero passaggio. Verdone non è una star da revival turistico: è un autore che il festival legittima pubblicamente come parte della storia del cinema italiano.
Quando il restauro è un gesto di critica
Il lavoro del restauro, oggi, non è neutro. Significa guardare a un film con rinnovata attenzione agli accorgimenti tecnici, ai dettagli sottoesposti che decenni di trasmissioni televisive avevano cancellato. Quando una copia di quarant’anni prima riappare in 4K, il film stesso cambia: la grana dell’inquadratura, la precisione della composizione visiva, tutto torna a respirare come era stato concepito. Per Verdone, autore che lavora sempre sulla densità psicologica del volto, sul disagio incarnato nel corpo dell’attore, la proiezione restaurata è una rilettura. E la platea bolognese che lo aspettava non era una folla generica: è il pubblico di una città che ha deciso di rivendicare il cinema come memoria collettiva, non come nostalgia di intrattenimento.
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