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Spielberg torna agli alieni e ai segreti di Stato

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Il 12 giugno esce Disclosure Day, il primo film di fantascienza pura di Spielberg in ventuno anni. Un’idea originale del maestro trasformata in sceneggiatura da David Koepp, con John Williams che firma la trentesima collaborazione con il regista. La premessa è semplice e inquietante: una meteorologa emette strani ticchettii durante una diretta televisiva, e da lì parte una catena di eventi che porteranno all’apertura dei dossier classificati sugli UFO.

Spielberg torna agli alieni e ai segreti di Stato - Disclosure Day
Via TMDB

Venti anni dopo La guerra dei mondi

L’ultima volta che Spielberg aveva firmato un’opera di pura fantascienza risale a La guerra dei mondi nel 2005. Disclosure Day segna il suo ritorno ufficiale al genere, quello che lo ha fatto celebre negli anni Settanta e Ottanta. Ma la struttura narrativa è distante anni luce dalle sue grandi invasioni aliene: questo non è un film di contatto, è un thriller sulla rivelazione. Se scoprissimo di non essere soli nell’universo, come reagiremmo? Disclosure Day immagina il momento in cui la verità sulla presenza extraterrestre viene rivelata a tutti, in modo definitivo e globale, come una rottura nella percezione collettiva di sette miliardi di persone.

Emily Blunt interpreta Margaret Fairchild, una meteorologa, affiancata da Josh O’Connor nei panni di un esperto di cybersicurezza legato all’organizzazione che custodisce i dossier sugli UFO. A loro si aggiungono Colin Firth, Eve Hewson e Colman Domingo, un ensemble costruito per sostenere una trama che non è sull’invasione ma sul panico, il controllo delle informazioni, e su cosa significhi condividere una verità che istituzioni e governi hanno tenuto segreta.

Dichiarazioni

Spielberg ha rivelato che John Williams ha detto: “This time I’m going to write music not to lead the film, I’m going to write music under the film to give it the slight nudge forward.” Il regista ha paragonato questo stile a Close Encounters e Indiana Jones, aggiungendo: “This is more subtle, but it’s still pure John Williams genius”

Accanto all’ormai cerimoniale reticenza di Spielberg (la terza parte del film è stata completamente esclusa dal marketing), questa dichiarazione dice molto su come il regista abbia voluto calibrare l’esperienza. Non una sinfonia che trascina, ma un respiro sotto il racconto. Williams non accompagna la rivelazione, la sottolinea appena. È la mossa di chi sa che la vera tensione non arriva dalla musica, ma da quello che resta non detto.

Un cinema di domande senza scorciatoie

Il tema centrale è la rivelazione: non tanto l’arrivo degli extraterrestri in sé, quanto il modo in cui l’umanità reagisce davanti a una verità capace di mettere in crisi certezze, istituzioni e convinzioni personali. Il film ha ricevuto recensioni positive e ha incassato 160,4 milioni di dollari in tutto il mondo. In una stagione dove i blockbuster si affrettano a consegnare catarsi e certezze, Spielberg ha scelto il contrario: il dubbio collettivo come materia prima. Non è un film di alieni. È un film sulla gente che scopre di non sapere chi comanda veramente.

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