Pubblicità
FilmProssimamenteRecensioniSchede FilmTrailer

Greta e le favole vere 2026: trama, cast e recensione completa del film di Berardo Carboni

4
(1)

Greta e le favole vere locandina

Greta e le favole vere
Diretto da Berardo Carboni
Sceneggiatura di Berardo Carboni, Fabio Di Ranno
Prodotto da Pegasus, QMI, RAI Cinema

Protagonisti: Sara Ciocca, Raoul Bova, Donatella Finocchiaro, Sabrina Impacciatore, Darko Peric, Mattia Garaci, Federico Cesari, Demetra Bellina

Fotografia: N/D
Musiche: N/D
Produzione: Pegasus, QMI, RAI Cinema
Data di uscita: 2026-08-06
Durata: 0 minuti
Lingua: IT

Greta e le favole vere – Trama: Salvare un orso per salvare il mondo

Un cucciolo di orso polare, prigioniero di due bracconieri. Greta, nove anni, e il suo amico Sauro hanno una sola certezza: bisogna liberarlo. La famiglia degli Staroccia, malavitosi di quartiere, tiene il cucciolo contro la sua volontà, e per riportarlo al Polo Nord (dove è prevista una grande manifestazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi della crisi climatica) Greta e i suoi amici Sauro, Nicola e Katie devono trasformarsi in eroi improbabili.

Tutto nasce da una letterina a Babbo Natale. Greta la porta al vicino di casa Nicola, che si spaccia per assistente di Babbo Natale, ma quando lui le rivela la verità, per farsi perdonare le disegna una fiaba animata con protagonista Greta Thunberg, una ragazzina che si chiama come lei e che è riuscita a cambiare il mondo portando al centro dell’attenzione i problemi ambientali. Quella storia diventa il motore del film. Un’immagine animata che accende in una bambina romana la convinzione che anche lei possa fare qualcosa.

Ispirata dalle battaglie ambientaliste di Greta Thunberg, Greta decide che non basta più osservare: bisogna agire. Greta vuole emulare la sua eroina e tenta di salvare Roccia, un’orsetta con la quale stringe un rapporto di amicizia, cercando di farla tornare in Norvegia. Convinta che anche i più piccoli possano cambiare il mondo, organizza insieme all’amico Sauro la liberazione di Roccia. Il piano è assurdo. Ma funziona come innesco narrativo.

La fiaba si intreccia con la realtà attraverso un espediente che il regista non nasconde: il film mescola riprese dal vero, animazione tradizionale in due dimensioni e un cucciolo di orso polare realizzato interamente in computer grafica, uno degli elementi più ambiziosi dell’intera produzione. La struttura non è nuova, Disney lo fa dai tempi di Mary Poppins, ma qui diventa dichiarazione d’intenti: il cinema può immaginare un mondo diverso, anche se quello reale non lo permette. L’orso in CGI non è solo una scelta tecnica: è il simbolo di un’utopia che chiede di essere creduta.

Greta e le favole vere nel contesto: il ritorno di Carboni al racconto politico

Berardo Carboni è conosciuto per Shooting Silvio (2006), Youtopia (2018) e Ethos (2020). Shooting Silvio fu prodotto e diretto dal 2005 al 2008, un film prodotto per sottoscrizione popolare che divenne un evento mediatico internazionale. Da allora Carboni ha alternato documentari politici e fiction visionarie. Youtopia, con Matilda De Angelis e Alessandro Haber, era un dramma distopico che mescolava sci-fi ed emarginazione sociale. Greta e le favole vere segna una svolta: è il suo primo film dichiaratamente family, il primo in cui la dimensione pedagogica prevale sulla sperimentazione formale.

Non è una scelta casuale. Carboni definisce il film “una favola su argomenti di massima urgenza e attualità”, sottolineando la volontà di offrire ai più giovani uno sguardo sul mondo capace di stimolare coscienza critica e partecipazione: secondo il regista il cinema contemporaneo non dovrebbe limitarsi a rappresentare la realtà, ma contribuire a immaginare nuovi scenari possibili. Dopo Shooting Silvio, satira politica feroce girata quando Berlusconi era ancora al potere, questo film chiude un cerchio: dall’attacco frontale all’utopia didattica. È Carboni che passa dalla provocazione all’educazione. Resta da vedere se l’approccio funziona.

Nel panorama del cinema family italiano, Greta e le favole vere si colloca a metà strada tra le operazioni apertamente commerciali come Me contro Te e i tentativi di coniugare intrattenimento e messaggio sociale, come certi lavori di Genovese o di Virzì quando si rivolge ai bambini. In un panorama audiovisivo spesso dominato dall’ambiguità narrativa, il film recupera la semplicità e la forza morale delle favole tradizionali, trasformandole in uno strumento per riflettere sulle grandi sfide ambientali del presente. Il rischio? Scivolare nel didascalico. Il pregio? Non aver paura di schierarsi. Un film per famiglie che prende posizione sull’ecologia è raro nel nostro cinema, di solito prevale la commedia innocua o l’avventura senza tesi. Carboni sceglie la strada opposta.

Greta e le favole vere: curiosità e retroscena di produzione

Le riprese si sono concluse domenica 30 gennaio, nella regione Trentino-Alto Adige, dopo un periodo di sei settimane tra Roma e il Trentino-Alto Adige; sono iniziate a Roma nell’estate 2021 per poi proseguire a Trento a gennaio 2022, tra il centro, al mercato di piazza Alessandro Vittoria e in passaggio Zippel, dove è stato ricostruito un mercato, per ricreare l’ambientazione scandinava della storia si è girato presso il monte Bondone. La scelta del Trentino non è casuale: serve neve vera, montagne vere, un’idea di Nord che possa reggere la finzione dell’orso polare. Il monte Bondone diventa, per necessità produttive, la Norvegia del film.

“Abbiamo deciso di puntare su una pellicola per famiglie, che può vantare un talentuoso regista visionario come Berardo Carboni e un cast di altissimo livello” ha dichiarato Ilaria Dello Iacono, fondatrice di Pegasus. Il regista non nasconde le sue intenzioni e definisce il film una favola ecologica, tenera e sovversiva; l’idea, racconta Carboni, è offrire soprattutto ai più giovani uno sguardo sul mondo capace di contribuire alla formazione della loro coscienza. La dichiarazione è onesta, ma anche rischiosa: dichiarare apertamente la dimensione pedagogica può irrigidire la narrazione.

Il cast include Raoul Bova, Donatella Finocchiaro, Sabrina Impacciatore, Federico Cesari e Demetra Bellina, insieme ai giovanissimi attori Sara Ciocca e Mattia Garaci, e Darko Perić (Helsinki in Money Heist). Greta e le favole vere è prodotto da Martha Capello e Ilaria Dello Iacono per Pegasus e Vision Distribution, insieme a RAI Cinema e Giovanni Cova per QMI, il film ha ricevuto il sostegno dal Dipartimento Cinema del Ministero della Cultura italiano e dalla Trentino Film Commission. Pegasus, produttore di peso nel panorama italiano, scommette su un film con ambizioni distributive importanti: l’anteprima al Giffoni è strategica, punta a un pubblico che non solo guarda, ma discute.

Greta e le favole vere: Recensione — Utopia didascalica con cuore onesto

Al centro di tutto c’è Sara Ciocca, e su di lei il film costruisce o crolla. Greta ha dieci anni e uno sguardo che il cinema italiano per ragazzi conosce raramente: limpido, determinato, privo di quella furberia calcolata che trasforma tanti giovani attori in macchiette precoci. Ciocca regge il peso del film con una freschezza che non scade mai nel manierato, e questa naturalezza (così difficile da ottenere, così facile da perdere con una direzione sbagliata) è già di per sé un risultato. Nel cinema italiano per ragazzi, dove la recitazione infantile oscilla troppo spesso tra il rigido e il sopra le righe, non è affatto scontata.

Il cast adulto è una costellazione di volti noti al pubblico nazionale, assemblata con generosità ma con qualche interrogativo sulla distribuzione del materiale. Raoul Bova fa Bova: presenza rassicurante, autorevolezza paterna, nessuna sorpresa e nessun errore. È esattamente ciò che il ruolo richiede, e sarebbe ingeneroso chiedere di più a un film che non ha bisogno di complicare la propria mappa emotiva con ambiguità adulte. Donatella Finocchiaro e Sabrina Impacciatore sono un altro discorso: entrambe capaci di sottigliezza e di trovate inaspettate (basta ricordare la Impacciatore di Totò Sapore o la Finocchiaro di Angela di Roberta Torre) ma il sospetto è che la sceneggiatura le riduca a spalle degli adulti buoni, senza concedere loro lo spazio per diventare qualcosa di più. Darko Peric porta il peso di una notorietà internazionale costruita su La Casa di Carta, ma il suo bracconiere pone una sfida drammaturgica precisa: deve funzionare come antagonista credibile senza diventare uno spauracchio che terrorizza i bambini. È una scommessa difficile, e il suo esito è tutto da verificare.

La regia di Carboni è funzionale, il che nel cinema di genere familiare italiano è già una virtù non trascurabile, ma lascia aperta la domanda più importante: riesce a costruire un immaginario visivo autonomo, o si limita a illustrare la tesi? La fotografia firmata da Sandro Chessa e Tani Canevari sembra puntare su un contrasto cromatico e atmosferico tra la Roma urbana e la neve del Trentino travestito da Norvegia, una scelta potenzialmente ricca, se il film riesce a far sentire questi due mondi come effettivamente distanti e poi effettivamente connessi. La presenza dell’animazione 2D, inserita come favola nella favola, è un elemento che può rivelarsi un punto di forza stilistico autentico o un espediente posticcio: tutto dipende da quanto Carboni riesce a integrare i due livelli narrativi senza forzature, a far sì che il passaggio dall’uno all’altro produca senso invece di interruzione.

La sceneggiatura, scritta da Carboni insieme a Valeria Giasi e Fabio Di Ranno, porta in sé un problema strutturale che è anche una tentazione morale: vuole insegnare, e lo fa con una generosità che è al tempo stesso il suo pregio e il suo rischio principale. La fiaba ha bisogno di chiarezza, certo (è nella sua natura, nella sua funzione antropologica millenaria) ma ha bisogno anche di ombre, di ambiguità, di momenti in cui il dubbio prende il sopravvento sulla certezza. I Grimm non erano rassicuranti. Andersen non lo era. Anche Miyazaki, che è il riferimento più ovvio per un film di questo tipo, costruisce i suoi mondi ecologisti su tensioni irrisolte, su finali che non chiudono tutto: in Nausicaä o in Principessa Mononoke la natura non è solo tema ma drammaturgia, forza che agisce e che esige, non cornice di un messaggio già scritto. Il confronto con Mia e il leone bianco è altrettanto pertinente: lì la relazione tra la bambina e l’animale costava qualcosa a entrambi, aveva un prezzo narrativo reale. Quando un film dice “bisogna agire” invece di mostrare perché agire è difficile e doloroso e pieno di contraddizioni, perde tensione. E senza tensione, resta pedagogia illustrata.

Le musiche di Alessio Bonomo, compositore che ha dimostrato in altri contesti la capacità di lavorare su registri molto diversi, pongono una questione che riguarda tutto il cinema per ragazzi: la colonna sonora accompagna o invade? Nel peggiore dei casi, la musica nel cinema familiare sopperisce all’assenza di sottigliezza: quando la scena non basta, entra l’orchestra a spiegare quello che le immagini non riescono a dire. È un vizio antico, e sperare che Greta se ne tenga alla larga non è ottimismo eccessivo. Il montaggio, affidato a Benni Atria e Marco Spoletini (quest’ultimo già al lavoro con Garrone su Pinocchio, quindi non nuovo alla sfida del racconto fiabesco) ha un compito delicato e preciso: gestire il passaggio tra live action e animazione, tra Roma e Trentino, tra favola e realtà senza che il film si spezzi in tre film diversi che si ignorano a vicenda.

Il giudizio finale dipende da una questione di fondo che Carboni dovrà aver risolto in sala di montaggio: Greta e le favole vere vuole essere un film o un manifesto? Se sceglie la seconda strada rischia di predicare ai già convertiti, di costruire una cattedrale per i fedeli. Se sceglie la prima può sorprendere, può fare quello che le favole vere fanno da sempre: portare lo spettatore dove non si aspettava di arrivare. Carboni ha il merito raro, nel nostro cinema, di non nascondersi dietro l’intrattenimento neutro: prende posizione, usa la macchina da presa come strumento di formazione, recupera senza vergogna la funzione pedagogica della fiaba. È un gesto che vale la pena riconoscere. Ma la buona fede non basta mai. Serve che l’orso in CGI sembri vero non solo tecnicamente ma emotivamente. Serve che Greta non sia una portavoce con le scarpe da ginnastica, ma un personaggio con le sue contraddizioni. Serve che il film ci faccia credere nell’utopia invece di limitarsi a spiegarla. L’intenzione è nobile. L’esecuzione è tutta da vedere.

(Francesco Ippolito)

Greta e le favole vere Uscita Italia: quando e dove vedere il film

Il film passerà il 19 luglio alla 56ª edizione del Giffoni Film Festival, in anteprima Fuori Concorso, e arriverà nelle sale italiane dal 6 agosto distribuito da Vision Distribution. Prodotto da Pegasus con Rai Cinema, QMI e Vision Distribution, dopo l’anteprima al Giffoni Film Festival, Greta e le favole vere arriverà nei cinema italiani a partire dal 6 agosto distribuito da Vision Distribution. Il Giffoni è la vetrina ideale per un film pensato per i ragazzi: pubblico critico, abituato a discutere, non solo a consumare. L’uscita estiva punta alle famiglie in vacanza, ma anche al passaparola generato dal festival.

Nessuna indicazione su formati speciali o proiezioni IMAX, è un film family italiano, non un blockbuster Marvel. La distribuzione sarà classica, sale tradizionali, con probabile focus su circuiti multisala e cinema di quartiere. Per lo streaming non ci sono conferme ufficiali: in base agli accordi con Rai Cinema, è probabile un passaggio su RaiPlay dopo il periodo di programmazione in sala, ma i tempi restano da definire.

Film Correlati

Mia e il leone bianco (2018) | La mia vita da zucchina (2016) | Il mio amico Nanuk (2014) | La principessa Mononoke (1997)

Trailer

Leggi anche: Hokum: L’Horror Psicologico che Sta Conquistando il Cinema

Vota questo film!

Media voti 4 / 5. Totale voti 1

Questo film non è ancora stato votato.

Notifiche push abilitate

Grazie per aver abilitato le notifiche!