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Quarant’anni dopo, i Queen tornano nei cinema: quando la storia diventa restauro

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Il 27 luglio 1986 ottantamila persone occupavano il Népstadion di Budapest per vedere quello che nessuno credeva possibile: un grande gruppo rock occidentale in uno stadio oltre la Cortina di Ferro. Quarant’anni dopo, quel concerto è tornato sullo schermo dal 7 all’11 ottobre, completamente restaurato in 4K grazie agli studi di Peter Jackson.

Quarant'anni dopo, i Queen tornano nei cinema: quando la storia diventa restauro - Hungarian Rhapsody: Queen Live in Budapest '86
Via TMDB

Quando il restauro diventa riabilitazione della memoria

Queen Budapest è il concerto dei Queen del 1986 restaurato in 4K, ma non è una semplice operazione di pulizia digitale. Il team di Park Road Post Production, gli studi neozelandesi fondati dal premio Oscar Jackson, ha lavorato a partire dai negativi originali in 35mm: 17 cineprese e circa 40 chilometri di pellicola, un’operazione che ricevette l’autorizzazione del governo ungherese, un fatto eccezionale per uno Stato comunista dell’epoca. Significa riportare in vita quello che era stata una scommessa geopolitica mascherata da concerto rock.

Il valore della riedizione non risiede solo nella qualità tecnica, ma nel significato storico che il film incarna. Il film documenta l’ultima esibizione dal vivo della formazione completa con Freddie Mercury a essere stata ripresa professionalmente su pellicola, una performance che avvenne appena cinque concerti prima dell’ultima esibizione in assoluto dei Queen con Freddie Mercury. È quindi, per chiunque abbia senso della storia del rock, un documento finale di qualcosa che non tornerà mai.

Dichiarazioni

Peter Jackson, fan dichiarato della band, ha accolto con entusiasmo la richiesta di lavorare a queste immagini, definendola un raro privilegio, e ha promesso al pubblico un’esperienza capace di far tremare la sala

Quello che sorprende non è che Jackson abbia accettato: è che un regista di quella portata consideri il restauro di un concerto rock un privilegio, non un incarico minore. Dice qualcosa sulla gerarchia dei film, su come le forme live stiano guadagnando lo status di cinema puro. È stato eseguito anche un lavoro di grande qualità sull’audio, che sarà pubblicato in 2 CD, 3LP e in formato digitale dal 6 novembre, il che significa che Sony Music (che ha acquisito i diritti della band) ha investito nella memoria multisensoriale, non solo nella riproduzione visiva.

Perché questo restauro conta più di una semplice nostalgia

Un concerto che torna al cinema a quarant’anni di distanza non è una riedizione: è una revisione delle coordinate storiche. Accade in un momento in cui il cinema vive di franchising e riavvii, mentre la ricerca di autenticità si riduce a una rarità di nicchia. Portare sul grande schermo le immagini reali di una performance, con tutta la sua fragilità di ripresa dal vivo, è quasi un atto di resistenza. Fu il primo rock show di una band occidentale in uno stadio oltre la Cortina di ferro e l’ultima esibizione dei Queen con Freddie Mercury a essere filmata—accumulare due unicità storiche in un solo evento è quello che dovrebbe bastare per riempire le sale. Che le abbia effettivamente riempite, in una settimana così affollata di uscite, è un’altra storia.

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