Winocour torna in Francia: quando il cinema francese accoglie Jolie
Alice Winocour, regista francese tra le più raffinate del nostro tempo, torna al lungometraggio con una coproduzione che profuma di audacia: Angelina Jolie nel ruolo di una regista cinematografica americana che si ritrova a Parigi, in un viaggio introspettivo destinato a sconvolgere non solo il personaggio, ma forse lo stesso significato di essere cineasta in una città che del cinema ha fatto una religione.

Quando la regia incontra la ricerca di sé
Il nuovo capitolo della filmografia di Winocour arriva dopo anni di progetti mai realizzati, false partenze e attese. Non è un dettaglio minore. La regista che ha firmato Proxima (2019), quel capolavoro sottovalutato su una cosmonauta in partenza per lo spazio mentre sua figlia resta a terra, non è il tipo che accetta compromessi. Scegliere Jolie per interpretare una regista americana in crisi—una donna che guarda il mondo attraverso l’obiettivo di una telecamera e scopre di non capire la propria vita—è un calcolo consapevole. Non è stardust hollywoodiano. È una dichiarazione di intenti.
La scena è Parigi, dove il cinema respirabile vive ancora negli interstizi delle sale, nei caffè dove registi e sceneggiatori ordinano vini discussioni infuocate su Godard e sulla morte del modernismo. Un set francese per Louis Garrel, Ella Rumpf e Garance Marillier—nomi che suonano come una dichiarazione di lealtà al cinema europeo, al rigore narrativo, alla resistenza contro la narrativa liscia. La data di uscita è il 26 agosto. Plaion Pictures distribuisce. Non è un’uscita massiccia: è un evento atteso da chi il cinema lo prende ancora sul serio.
Dichiarazioni
Un viaggio introspettivo pieno di insidie per una regista americana, che a Parigi scoprirà la sua
La sinossi ufficiale si interrompe proprio quando sta per rivelare il cuore della storia. È un’assenza che parla. Winocour ha imparato da maestri come Jacques Rivette che il non-detto è l’aria che respira il cinema. Una regista che si perde a Parigi non è una turista che cerca i monumenti. È qualcuno che va a cercare la versione di sé stessa che il cinema le ha sempre promesso e che non ha mai trovato. L’intesa con Jolie deve stare lì: in quella frattura tra l’immagine pubblica di una persona e il terremoto privato che nessuno vede.
Il ritorno tranquillo di chi sa cosa vuole
Non ci aspettiamo che il mainstream celebri questo film come merita. Winocour non fa cinema per consenso: fa cinema per necessità. Con Proxima aveva già dimostrato che la grandezza di un film dipende dalla precisione dello sguardo, dalla qualità del silenzio, dalla capacità di fotografare il dolore senza drammatizzarlo. Se questo progetto mantiene quella promessa, se Jolie abbandona l’armatura della star e sceglie la vulnerabilità, potrebbe essere uno degli eventi cinematografici d’agosto. Non sarà il film più visto. Sarà il film che conta a chi il cinema importa davvero.
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