L’uomo con la macchina da presa 1929
L’uomo con la macchina da presa
Diretto da Дзига Вертов
Sceneggiatura di Дзига Вертов
Prodotto da VUFKU
Protagonisti: Mikhail Kaufman
Fotografia: Глеб Троянский
Musiche: N/D
Produzione: VUFKU
Data di uscita: 1929-05-12
Durata: 68 minuti
Generi: Documentario
Lingua originale: RU
L’uomo con la macchina da presa – Trama
Non c’è storia nel senso tradizionale, ma c’è una missione che pulsa sotto ogni fotogramma: Dziga Vertov manda un cameraman nelle strade di Mosca e Odessa con una sola consegna, documentare la vita urbana con un’inventiva folgorante. Quello che emerge è il ritratto di un popolo in movimento, catturato non come soggetto passivo ma come materia viva, conflittuale, piena di ritmo e contraddizioni. La città stessa diventa il vero personaggio.
Mikhail Kaufman è il cameraman, anche se raramente appare in primo piano. Quello che importa è il suo sguardo dietro la macchina da presa, la sua testardaggine nel cercare l’angolo inaspettato, l’inquadratura che mostra qualcosa di vero anziché celebrativo. Non vuole sedurre, vuole sorprendere il quotidiano nella sua essenza bruta, cogliere il gesto involontario, il movimento non posato. È un’osservazione che nasce dalla convinzione che la realtà, ben ripresa, supera qualunque finzione.
La struttura segue il ritmo di una giornata urbana: il risveglio della città, il lavoro, il riposo, il movimento notturno. Ma Vertov non si limita a questo. Introduce tecniche radicali (rallentamenti, accelerazioni, sovraesposizioni, fusioni di immagini) per forzare lo spettatore a vedere quella realtà con occhi diversi. Non documenta solo quel che accade, trasforma il documento in discorso, la ripresa in manifesto. Ogni scena dice: guarda, questo è importante, questo è il cinema.
La fotografia è quella di una macchina da presa sempre in movimento, insofferente della staticità. Gli angoli di ripresa sono aggressivi, talvolta vertiginosi. La montagna di Vertov è violenta, costruisce significati attraverso l’accostamento di immagini distanti. Non c’è musica originale nel senso classico, il suono è la città stessa, il rumore urbano convertito in ritmo.
Perché vederlo
Qui entra in gioco una questione di principio. Con un voto TMDB di 7,8 su 812 giudizi, il film mantiene un consenso solido pur non essendo un titolo da grande pubblico. È accessibile a chi vuole capire da dove viene il cinema moderno, ma anche a chi semplicemente vuole sentire il polso di una città attraverso lo sguardo di chi credeva che la macchina da presa fosse uno strumento politico. Non è un documentario narrativo come siamo abituati oggi: è una dichiarazione di guerra contro il conformismo visivo. Se cerchi conferme emotive, lascia perdere. Se vuoi attraversare il Novecento dalle sue fondamenta, qui inizia il viaggio.
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