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The Social Network, la recensione: il film di Fincher e Sorkin sulla nascita di Facebook

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The Social Network locandinaThe Social Network
Diretto da David Fincher
Sceneggiatura di Aaron Sorkin
Prodotto da Columbia Pictures, Relativity Media, Scott Rudin Productions

Protagonisti: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Armie Hammer, Justin Timberlake, Rooney Mara, Max Minghella, Brenda Song, Josh Pence

Fotografia: Jeff Cronenweth
Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross
Produzione: Columbia Pictures, Relativity Media, Scott Rudin Productions
Data di uscita: 2010-10-01
Durata: 120 minuti
Generi: Dramma
Lingua originale: EN

The Social Network – Trama

Non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico: la tagline racconta già il film. Nell’autunno del 2003 Mark Zuckerberg (Jesse Eisenberg), studente di Harvard, viene lasciato dalla fidanzata Erica Albright (Rooney Mara). Quella sera, tornato in camera, scrive un sito che manda in crisi la rete informatica dell’università e gli vale sei mesi di prova disciplinare, ma gli apre la strada verso un’idea molto più grande. Intorno a lui si muovono Eduardo Saverin (Andrew Garfield), amico e finanziatore, i gemelli Cameron e Tyler Winklevoss (Armie Hammer) e il loro socio Divya Narendra (Max Minghella), che gli avevano proposto di lavorare a un social network riservato agli studenti di Harvard, e più avanti il fondatore di Napster Sean Parker (Justin Timberlake).

Sei anni dopo Zuckerberg è uno dei miliardari più giovani del mondo, ma è anche il destinatario di due cause legali: quella dei Winklevoss e di Narendra, convinti che abbia rubato la loro idea, e quella dell’ex amico Saverin. Il racconto alterna le deposizioni, che fanno da cornice, ai flashback sulla nascita di Facebook nei dormitori di Harvard, e lascia che ciascun personaggio racconti la propria versione dei fatti.

Curiosità sul film The Social Network

  • Una sceneggiatura premiata. Aaron Sorkin adattò il libro di Ben Mezrich The Accidental Billionaires e vinse l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Il film ebbe otto candidature agli Oscar, tra cui miglior film, regia e miglior attore per Eisenberg, e vinse tre statuette: sceneggiatura, colonna sonora e montaggio.
  • Una stagione dei premi dominata. Al Golden Globe vinse miglior film drammatico, regia, sceneggiatura e colonna sonora; il National Board of Review lo scelse come miglior film dell’anno. Nel 2010, secondo i dati raccolti, figurava nelle classifiche dei dieci migliori film di 78 critici, in 22 al primo posto.
  • Una colonna sonora premiata. La musica di Trent Reznor e Atticus Ross valse a entrambi l’Oscar e tornò protagonista nella stagione dei premi. Il montaggio è di Angus Wall e Kirk Baxter, premiati a loro volta.
  • Un attore, due gemelli. Armie Hammer interpreta sia Cameron sia Tyler Winklevoss; per le scene in cui compaiono insieme Josh Pence fece da controfigura corporea di Tyler, e il volto di Hammer fu applicato in postproduzione.
  • Girato in digitale. Le riprese furono fatte con la Red One a 4K, sotto la direzione fotografica di Jeff Cronenweth, candidato all’Oscar. Il film fu girato tra Baltimora e la California: le scene di Harvard non sono state girate nel campus.
  • Un esito commerciale solido. Con un budget di 40 milioni di dollari, incassò circa 225 milioni. La prima ci fu al New York Film Festival il 24 settembre 2010, e l’uscita statunitense il 1° ottobre.
  • Un posto nella storia. Nella classifica della BBC dei cento migliori film del XXI secolo è al ventisettesimo posto.
  • Un seguito sedici anni dopo. Nel 2026 Sorkin torna sullo stesso mondo, da regista, con The Social Reckoning (in Italia The Social: Il prezzo della verità), in cui Jeremy Strong prende il posto di Eisenberg.

Recensione

Pochi film riescono a essere già storia nel momento in cui escono. The Social Network ci riesce perché adotta due forme classiche e le sovrappone: la biografia e il film processuale, due dei generi con cui lo catalogano le schede enciclopediche. La biografia dà il tempo lungo, la ricostruzione di un’origine. Il film di processo dà la cornice e il conflitto. Fincher e Sorkin ne fanno un’unica architettura, in cui le deposizioni scandiscono il presente e i flashback ricostruiscono il passato, e ciascun personaggio racconta la propria versione dei fatti senza che il film ne adotti una definitiva. È una lettura che ricorda, in forma moderna, la struttura di Quarto potere, e la sua forza è tutta nel rifiuto di dare un verdetto.

La scena d’apertura è un manifesto. Zuckerberg ed Erica parlano in un locale e la conversazione, fitta, quasi musicale, passa dal flirt al conflitto nel giro di pochi minuti. Sorkin dimostra lì il proprio metodo, il dialogo non commenta l’azione, è l’azione. Rooney Mara ha poco tempo e ne fa un nucleo emotivo; la ferita che lascia nel protagonista tiene in piedi, a distanza, tutto il resto. Jesse Eisenberg costruisce Zuckerberg sul ritmo della scrittura, parla più veloce di quanto gli altri riescano a ascoltare, e proprio questo lo isola. Non è un antieroe romantico, la sua intelligenza gli fa da corazza, e la corazza gli impedisce di vedere ciò che perde. Per questa prova ebbe la candidatura all’Oscar.

Intorno a lui, il film lavora per opposizioni. Andrew Garfield dà a Saverin un’onestà ferita, quella di chi crede ancora che l’amicizia sia un contratto morale. Justin Timberlake, nei panni di Sean Parker, porta in scena il carisma disinvolto di chi sa che il potere si esercita con la sicurezza prima che con i numeri. I Winklevoss, con la doppia interpretazione di Hammer e il lavoro di Josh Pence, incarnano un’élite abituata a credere nel diritto di nascita, e il film non li tratta con ironia gratuita, la loro rabbia ha una logica. Max Minghella, Brenda Song, Rashida Jones e gli altri comprimari completano un mondo universitario in cui l’esclusività è la moneta corrente.

Sul piano formale la collaborazione con Jeff Cronenweth e con i montatori Angus Wall e Kirk Baxter dà al film una compattezza rara. La fotografia, girata in digitale a 4K, vive di luce bassa e di ombre profonde, e rende gli ambienti dei dormitori e degli uffici luoghi in cui i personaggi sembrano sempre sul punto di sparire. Il montaggio, ricordato da molti come un modello, ritaglia la durata di ogni inquadratura sulla cadenza delle battute: quando una critica recente rimpiange, nel seguito diretto da Sorkin, il taglio di Fincher, lo fa proprio perché qui l’accordo tra scrittura e ritmo era perfetto. La musica di Reznor e Ross, premiata con l’Oscar, aggiunge una pulsazione elettronica che trasforma le conversazioni in una specie di calcolo.

Il tema, alla fine, è la proprietà dell’idea e il costo dell’amicizia. Chi ha inventato cosa? Chi ha il diritto di dirsi autore di qualcosa che nasce da una conversazione tra studenti? Il film mette in scena la domanda senza rispondere, e mostra come la velocità con cui un’idea diventa un’azienda renda ogni risposta provvisoria. Come ogni biografia romanzata, prende libertà con i fatti e ha suscitato discussioni sull’accuratezza, ma la sua tenuta non dipende dalla fedeltà cronachistica, dipende dalla chiarezza con cui racconta un’epoca.

Sedici anni dopo, la visione ha un valore ulteriore. Il film del 2010 racconta l’inizio di una storia di cui oggi conosciamo molte conseguenze, e proprio per questo si rivede come il primo capitolo di un racconto ancora in corso.

(Francesco Ippolito)

Perché vederlo

Con un voto di 7,4 su TMDB, tre Oscar, quattro Golden Globe e circa 225 milioni di incasso su 40 di budget, The Social Network resta uno dei film più riusciti del cinema americano degli anni duemila. Si rivolge a chi ama il cinema in cui si parla e si decide, a chi vuole vedere come Fincher e Sorkin si siano scambiati i ruoli lungo il percorso e a chi, dopo l’uscita di The Social: Il prezzo della verità, vuole recuperare il primo capitolo. Non offre consolazioni e non prende le parti di nessuno, ed è forse questo il motivo per cui continua a funzionare.

Film correlati a The Social Network

  • Quarto potere (Orson Welles, 1941) – il modello classico del racconto costruito su più versioni di una vita potente, a cui il film di Fincher si può accostare per struttura.
  • Zodiac (David Fincher, 2007) – per vedere il regista alle prese con un altro racconto di ossessione e di ricerca di verità.
  • The Social: Il prezzo della verità (Aaron Sorkin, 2026) – il seguito indipendente, scritto e diretto da Sorkin, che torna sul mondo di Facebook con altri protagonisti.
  • Steve Jobs (Danny Boyle, 2015) – un altro film sul potere tecnologico scritto da Sorkin, utile a confrontare il suo modo di raccontare i fondatori.

Trailer

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