Flight, la recensione: il film di Zemeckis che comincia dove finisce l’atterraggio
Flight
Diretto da Robert Zemeckis
Sceneggiatura di John Gatins
Prodotto da Paramount Pictures, ImageMovers, Parkes+MacDonald Image Nation
Protagonisti: Denzel Washington, Don Cheadle, Kelly Reilly, John Goodman, Bruce Greenwood, Brian Geraghty, Tamara Tunie, Nadine Velazquez
Fotografia: Don Burgess
Musiche: Alan Silvestri
Produzione: Paramount Pictures, ImageMovers, Parkes+MacDonald Image Nation
Data di uscita: 2012-02-22
Durata: 138 minuti
Generi: Dramma
Lingua originale: EN
Flight – Trama
Il capitano William “Whip” Whitaker (Denzel Washington) è un pilota esperto di una compagnia di linea. Durante un volo, un guasto improvviso fa precipitare l’aereo. Whip risponde con una manovra audace, fuori da ogni manuale, e riesce a compiere un atterraggio d’emergenza che salva quasi tutti i passeggeri. Si risveglia in un ospedale di Atlanta con ferite non gravi, accolto da Charlie Anderson (Bruce Greenwood), vecchio amico e rappresentante del sindacato dei piloti. Il pubblico lo celebra come un eroe, ma il racconto prende un’altra direzione: il National Transportation Safety Board apre un’inchiesta, guidata da Ellen Block (Melissa Leo), e al pilota viene affiancato l’avvocato Hugh Lang (Don Cheadle).
Nello stesso ospedale Whip incontra Nicole Maggen (Kelly Reilly), tossicodipendente da eroina in convalescenza dopo un’overdose, con cui nasce una relazione. Intorno a lui si muovono Harling Mays (John Goodman), amico che alimenta le sue dipendenze, il primo ufficiale Ken Evans (Brian Geraghty), le assistenti di volo Margaret Thomason (Tamara Tunie) e Katerina Marquez (Nadine Velazquez), Avington Carr (Peter Gerety) e Deana Coleman (Garcelle Beauvais). Nessuno di loro è un personaggio semplice, e il conflitto con Whip nasce da una verità che lui non riesce ad affrontare.
Curiosità sul film Flight
- Un ritorno al cinema dal vero. Flight è il primo film in live action diretto da Robert Zemeckis dopo Cast Away e What Lies Beneath (2000), e il suo primo vietato ai minori dai tempi di Used Cars (1980). Fu anche la prima volta in cui lavorò con Denzel Washington.
- Un budget minimo, per scelta. I 31 milioni di dollari di spesa furono possibili grazie agli sgravi fiscali della Georgia e alla rinuncia ai compensi abituali da parte di Zemeckis e Washington. Secondo lo stesso Zemeckis, in dollari rivalutati fu il suo budget più basso dal 1980.
- Una sceneggiatura premiata. Il copione è di John Gatins, candidato all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale; Washington ottenne la candidatura come miglior attore.
- Un successo di pubblico. Il film incassò 161,8 milioni di dollari (93,8 negli Stati Uniti e 68 all’estero), oltre cinque volte il budget, debuttando al secondo posto del box office americano con 24,9 milioni in 1.884 sale.
- Una prima a New York. Fu presentato al New York Film Festival il 14 ottobre 2012 e uscì negli Stati Uniti il 2 novembre.
- Riconoscimenti dal circuito dei festival. Zemeckis ricevette il Founder’s Award al Chicago International Film Festival e il premio di regista dell’anno a Palm Springs; Kelly Reilly vinse lo Spotlight Award dell’Hollywood Film Festival, e il cast fu candidato come miglior ensemble ai Black Reel Awards.
- Una squadra di produttori di peso. Il film è prodotto da Walter F. Parkes, Laurie MacDonald, Steve Starkey, Jack Rapke e dallo stesso Zemeckis.
Recensione
Flight è due film in uno, e la scelta di costruirlo così ne definisce l’identità. Il primo è un film catastrofico, un guasto, una manovra, un atterraggio che i tecnici definirebbero impossibile. Il secondo è un dramma morale in forma d’inchiesta, che comincia nel momento esatto in cui il primo finisce. Zemeckis non usa la sequenza spettacolare come attrazione da vendere, la tratta come premessa di una domanda che durerà fino ai titoli di coda, e cioè che cosa valga una salvezza collettiva quando chi l’ha ottenuta non sa se merita di essere assolto.
La struttura è, per tradizione, quella del film processuale, in cui l’azione si sposta dalle strade alle sale riunioni. L’apparato che circonda il pilota ha tre volti distinti. Il sindacato, con Charlie Anderson, difende il proprio iscritto e vuole proteggere l’immagine di una categoria. L’avvocato, Hugh Lang, ragiona in termini di strategia e di colpa dimostrabile. L’inchiesta del NTSB, con Ellen Block, cerca invece la causa tecnica dell’incidente, che può coincidere o no con la verità morale. Bruce Greenwood, Don Cheadle e Melissa Leo interpretano queste tre funzioni senza trasformarle in caricature, e il Black Reel Award che ha candidato il cast come miglior ensemble ne riconosce il lavoro collettivo. Il film tiene il pilota al centro di una macchina istituzionale che lo difende e lo interroga nello stesso tempo.
Denzel Washington regge l’impianto con un’interpretazione che gli valse la candidatura all’Oscar. Whip è un uomo la cui competenza professionale è intatta mentre la vita privata si dissolve, e l’attore restituisce questa scissione in un registro che passa dal fascino al cedimento senza mai chiedere indulgenza. La sua è la figura di chi sa fare benissimo una cosa, e proprio questa abilità gli permette di nascondere il resto. Intorno a lui, Kelly Reilly dà a Nicole una concretezza che il film premia: il suo personaggio è un’altra persona in lotta con la dipendenza, e il percorso parallelo dei due diventa uno specchio, più che una semplice storia sentimentale. John Goodman, nei panni dell’amico che alimenta le abitudini di Whip, porta nel film una presenza che alterna leggerezza e minaccia.
La scelta produttiva rafforza il risultato. Un budget di 31 milioni, ottenuto grazie agli sgravi fiscali e alla rinuncia ai compensi, ha permesso a Zemeckis di fare un film per adulti, vietato ai minori, in cui il dramma non deve passare da concessioni di genere. L’esito commerciale, oltre cinque volte la spesa, dimostra che quel pubblico esisteva. Il film arriva inoltre dopo anni in cui il regista era stato associato al cinema d’animazione in motion capture, e il ritorno al live action ne fa quasi un manifesto di rientro.
Il rischio è quello di ogni opera che promette un genere e ne consegna un altro. Chi entra in sala aspettandosi un film catastrofico dovrà accettare che lo spettacolo occupi solo l’avvio e che la parte più estesa sia fatta di ospedali, interrogatori e conversazioni, in un racconto di centotrentotto minuti che sceglie la lentezza morale. È una scelta consapevole, e le due candidature all’Oscar, per la recitazione e per la scrittura, ne attestano la tenuta. Il film rifiuta anche la via più rassicurante, quella dell’eroe che si riscatta in fretta, e lascia che la domanda resti aperta fino alla fine.
(Francesco Ippolito)
Perché vederlo
Con 161,8 milioni di incasso su 31 di budget, due candidature all’Oscar e un cast di primo piano, Flight resta uno dei film più interessanti di Zemeckis, e uno dei più difficili da classificare. Indicato per chi vuole un dramma sulla dipendenza e sulla negazione che non offra consolazioni facili, e per chi apprezza il cinema in cui un’abilità eccezionale e una fragilità personale convivono nello stesso uomo. Chi cerca solo la sequenza del volo la troverà, ma è il resto a decidere il valore del film.
Film correlati a Flight
- Giorni perduti (Billy Wilder, 1945) – il classico del cinema americano sul tema dell’alcolismo come dramma privato, riferimento naturale per chi vuole risalire alla tradizione del genere.
- Sully (Clint Eastwood, 2016) – per un altro racconto di un pilota celebrato come eroe e sottoposto a un’inchiesta, con un esito molto diverso.
- Cast Away (Robert Zemeckis, 2000) – l’ultimo film in live action dello stesso regista prima di questo, utile a misurare l’evoluzione del suo sguardo.
- Via da Las Vegas (Mike Figgis, 1995) – per un ritratto della dipendenza senza redenzione facile, attorno a un protagonista che rifiuta di cambiare.
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