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Romería – Il mare dei ricordi 2025: trama, cast e recensione completa del film di Carla Simón

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Romería - Il mare dei ricordi locandina

Romería – Il mare dei ricordi
Diretto da Carla Simón
Sceneggiatura di Carla Simón
Prodotto da Elastica Films, Romería Vigo, ZDF/Arte

Protagonisti: Llúcia Garcia, Mitch, Tristán Ulloa, Celine Tyll, León Romagosa, Hans Romagosa, Marina Troncoso, José Ángel Egido

Fotografia: Hélène Louvart
Musiche: Ernest Pipó
Produzione: Elastica Films, Romería Vigo, ZDF/Arte
Data di uscita: 2025-09-05
Durata: 112 minuti
Lingua: ES

Romería – Il mare dei ricordi – Trama: Fantasmi, silenzi e una polaroid

Marina arriva a Vigo con una burocrazia da sbrigare. Serve una firma, un documento che certifichi l’identità per una borsa di studio. Questione amministrativa, apparentemente semplice. Ma la firma la deve apporre il nonno che non ha mai visto, e dietro quella firma c’è un padre biologico morto di AIDS, una madre che teneva un diario, e una famiglia intera che ha seppellito tutto sotto strati di vergogna e silenzio.

La ragazza, diciotto anni e cresciuta lontano, non cerca solo un pezzo di carta. Cerca la forma del vuoto che porta dentro. Il diario materno diventa mappa: date, luoghi, frammenti di un amore che non ha vissuto ma che le appartiene. Ogni parente che incontra le restituisce una versione diversa dei suoi genitori. Contraddittorie. Sfuocate.

Il viaggio si trasforma in un’indagine emotiva, condotta con una videocamera digitale che Marina punta su tutto, registrando il presente in bassa risoluzione. Gli zii evitano lo sguardo. Il nonno, interpretato da José Ángel Egido, oppone resistenza passiva. Solo il cugino Mitch sembra disposto ad accompagnarla in quei territori scomodi. La Galizia diventa teatro di una ricostruzione impossibile: come si ricorda ciò che non si è mai conosciuto? Come si rivendica una memoria che gli altri hanno scelto di cancellare?

Carla Simón, regista che ha fatto dell’autobiografia mascherata una cifra stilistica, costruisce il conflitto non sugli eventi ma sui non-detti. Marina non litiga con la famiglia. Ci naviga intorno. Ascolta mezze frasi, raccoglie cenni del capo. La tensione nasce dal rifiuto di parlare, non dalla violenza delle parole. “Romería is not only the story of my family, but of a whole generation that disappeared at the end of the last century touched by AIDS and of all the orphans left behind with no roots, past or memories”, ha dichiarato la regista. Quel lutto collettivo è raccontato attraverso il lutto privato di una ragazza che cerca di assemblare il puzzle con pezzi che nessuno vuole più trovare.

Romería – Il mare dei ricordi nel contesto: dopo l’Orso d’Oro, il terzo atto intimo

Dopo Été 93 (Summer 1993) (2017) e Nos soleils (Alcarràs) (2022), entrambi girati in Catalogna, Simón abbraccia le sue radici galiziane, completando una trilogia che alcuni critici hanno definito “autobiografia emozionale frammentata”. Summer 1993 raccontava il trauma infantile dell’abbandono, sei anni, genitori morti di AIDS, nuova famiglia adottiva. Alcarràs, vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino, affrontava la fine di un mondo rurale attraverso gli occhi di una comunità intera. Romería chiude il cerchio: l’orfana bambina è diventata adulta giovane, e cerca attivamente le risposte che da piccola non poteva formulare. Simón stessa ha confermato che questo film chiude una trilogia che “comincia con l’infanzia e finisce con la maternità”.

Sul piano formale, Romería segna un progresso visivo rispetto ai due precedenti lavori. Simón collabora per la prima volta con Hélène Louvart, direttrice della fotografia francese di La chimera di Rohrwacher e Beach Rats di Hittman. La scelta non è neutra: Louvart porta una texture onirica che i film precedenti della regista spagnola non avevano. La macchina da presa diventa strumento di negoziazione tra documentario e fantasia, tra ricordo e invenzione. Il cinema di Simón si evolve, abbandona la sobrietà quasi etnografica di Alcarràs e accetta la possibilità della messa in scena simbolica, della sequenza sognata come strumento narrativo legittimo.

Questo lo avvicina, paradossalmente, al cinema di Alice Rohrwacher e anche a certi momenti di Céline Sciamma (Petite Maman): registe che hanno capito che la memoria non è mai realismo, ma negoziazione tra ciò che è stato e ciò che vorremmo fosse stato. Nel panorama spagnolo contemporaneo, Simón si distacca nettamente dai maestri come Almodóvar o Amenábar: il suo cinema è privo di eccessi melodrammatici, ma anche della freddezza intellettuale di un Oliver Laxe. È un cinema del particolare emotivo, del dettaglio domestico che diventa storia collettiva. Con un budget di 3,2 milioni di euro e un box office di 2,7 milioni di dollari, il film conferma Simón come autrice di nicchia con riconoscimento critico internazionale, non come fenomeno di massa.

Romería – Il mare dei ricordi: curiosità e retroscena di produzione

Simón ha mescolato attori professionisti e non, scegliendoli per affinità naturali con i personaggi, poi conducendo improvvisazioni per costruire una “memoria condivisa” familiare. Llúcia Garcia, al debutto assoluto nel ruolo di Marina, ha lavorato mesi con la regista per incarnare non solo la giovane protagonista, ma anche (in alcune sequenze oniriche della seconda parte) la madre biologica di Marina. Un doppio registro che ha confuso parte del pubblico in sala a Cannes, tanto che alcuni spettatori pensavano fosse stata ingaggiata un’altra attrice.

Il fratello di Simón, Ernest Pipó, ha composto le musiche per tutti e tre i film della trilogia; la sorella ha recitato nei precedenti lavori e fatto da coach per gli attori in Romería. La dimensione familiare del set rispecchia il tema del film. “It was born out of my frustration of not knowing much about my parents when I was a kid. My family never told me clear things, and I had to kind of almost invent a story for them”, ha raccontato Simón durante il Kering Women in Motion Talk a Cannes. L’invenzione diventa metodo: il cinema come unico spazio in cui costruire ricordi mai accaduti.

Romería - Il mare dei ricordi


Una delle sequenze più discusse, un abbraccio nudo tra i genitori di Marina ricoperti di alghe marine, è ispirata a una fotografia dell’artista galiziana Maruja Mallo, che Simón ha rielaborato insieme alla direttrice artistica Mónica Bernuy e alla direttrice della fotografia Louvart. Le riprese si sono svolte interamente nella città costiera di Vigo, in Galizia, esattamente nei luoghi in cui Simón stessa viaggiò da adolescente per incontrare la famiglia paterna. Il film è prodotto da María Zamora per Elastica, con coproduzioni da Germania, e finanziato da ICAA, Eurimages, Netflix, ZDF/ARTE, tra gli altri. È stato presentato in Concorso al Festival di Cannes il 21 maggio 2025 ed è uscito in Spagna il 5 settembre dello stesso anno.

Romería – Il mare dei ricordi: Recensione — memoria liquida, emozione solida, struttura fragile

Llúcia Garcia porta sullo schermo una fragilità controllata che funziona. Non è virtuosismo, è presenza. Il suo volto dice più dei dialoghi, ed è una fortuna: la sceneggiatura le affida il compito di incarnare anche la madre in alcune sequenze di memoria inventata, e lei lo fa modificando solo l’inclinazione dello sguardo, un minimo cambio di postura. Funziona. Tristán Ulloa, nei panni dello zio, ha il lavoro più difficile: deve trasmettere amore e vergogna nello stesso fotogramma, ed è bravo a dosarli senza mai esplodere. Il problema sono i personaggi secondari: troppi parenti, troppo poco tempo per ciascuno, e il rischio è che diventino sagome etnografiche invece che persone.

La fotografia di Louvart è l’elemento che tiene in piedi l’edificio. La luce atlantica (grigia, umida, mai violenta) avvolge tutto senza soffocare. Nella seconda metà del film Simón si concede incursioni nella “fantasia pura”, e sono le sequenze più audaci: la scena delle alghe, i flashback impossibili, la sovrapposizione tra immagini digitali a bassa risoluzione girate da Marina e la pellicola in alta definizione del presente. Poteva diventare esercizio di stile, invece resta ancorato all’emozione. La regia ha il ritmo dolce della marea, come promette la sinossi, ma c’è anche il rischio opposto: a tratti si incaglia, soprattutto nel primo terzo, dove la ripetizione dei rifiuti familiari diventa ridondante.

La sceneggiatura è il punto debole. Simón scrive con onestà (niente forzature melodrammatiche, niente risoluzioni facili) ma a volte confonde la reticenza dei personaggi con la mancanza di progressione narrativa. Marina interroga, i parenti tacciono, lei insiste, loro tacciono ancora. Per quaranta minuti il film gira in tondo. Quando finalmente il racconto si apre, nella seconda metà, il cambiamento è liberatorio, ma arriva tardi. I dialoghi sono scarni, fedeli all’estetica del non-detto, e va bene; ma quando ogni scena è costruita su silenzi e mezze frasi, il rischio è che lo spettatore si senta escluso anziché complice.

Le musiche di Ernest Pipó non invadono mai. Sono discrete, quasi impercettibili, e funzionano meglio quando scompaiono del tutto, lasciando spazio ai rumori del mare, delle strade di Vigo, delle conversazioni sovrapposte nei pranzi di famiglia. L’atmosfera è quella giusta: malinconia senza autocommiserazione, intimità senza voyeurismo. Ma l’equilibrio è precario, e a tratti la contemplazione rischia di diventare stasi.

Alla fine, Romería è un film che chiede pazienza e la ripaga solo parzialmente. Funziona come capitolo finale di una trilogia personale, meno come opera autonoma. Simón ha il coraggio di non risolvere nulla, il passato resta frammentato, la famiglia non si riconcilia davvero, Marina non trova la verità ma solo versioni, e questo è un pregio raro. Ma il voto mediocre (6.5/10 su TMDB) non è ingiusto: il film ha ambizioni nobili e le realizza a metà. Resta impressa una scena: Marina che guarda il mare, la videocamera in mano, e capisce che non sta filmando ricordi ma fabbricando fantasmi. È il momento in cui il cinema di Simón smette di mentire a se stesso e diventa finalmente necessario.

(Francesco Ippolito)

Romería – Il mare dei ricordi Uscita Italia: quando e dove vedere il film

Il film non ha ancora una data di uscita ufficiale confermata per l’Italia al momento della stesura di questa recensione. Distribuito in Spagna da Elastica Films e in Germania da Piffl Medien, Romería è uscito in sala il 5 settembre 2025 in Spagna e ha girato il circuito dei festival internazionali dopo la presentazione in Concorso a Cannes nel maggio 2025. In Francia è arrivato nelle sale l’8 aprile 2026, mentre nel Regno Unito l’8 maggio 2026.

Non sono previste versioni IMAX o formati speciali. Trattandosi di una coproduzione che include Netflix tra i finanziatori, è probabile che il film approdi sulla piattaforma streaming dopo il passaggio in sala, ma al momento non ci sono comunicazioni ufficiali sui tempi. Chi volesse vederlo dovrà probabilmente aspettare una distribuzione limitata nelle sale d’essai o attendere l’arrivo digitale.

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