Babygirl 2024
Babygirl
Diretto da Halina Reijn
Sceneggiatura di Halina Reijn
Prodotto da A24, 2AM, Man Up Film
Protagonisti: Nicole Kidman, Harris Dickinson, Antonio Banderas, Esther-Rose McGregor, Sophie Wilde, Vaughan Reilly, Victor Slezak, Leslie Silva
Fotografia: Jasper Wolf
Musiche: Cristóbal Tapia de Veer
Produzione: A24, 2AM, Man Up Film
Data di uscita: 2024-12-25
Durata: 114 minuti
Generi: Romance, Thriller
Lingua originale: EN
Babygirl – Trama
Nicole Kidman interpreta una executive di potere assoluto: la vita costruita con precisione millimetrica, il matrimonio stabile, la reputazione intoccabile. Poi arriva Harris Dickinson nei panni del suo giovane assistente, e quella che inizia come una dinamica lavorale ordinaria si trasforma in qualcosa di molto più pericoloso. La tagline promette di ottenere esattamente ciò che desideri — ma il prezzo di quel desiderio è quello che il film vuole davvero esplorare.
La relazione clandestina non è una semplice questione di attrazione fisica. Kidman cerca nella relazione con il giovane assistente una forma di libertà che la sua vita privilegiata le ha sempre negato: il controllo totale, la possibilità di essere vulnerabile senza conseguenze sociali. Dickinson non è una vittima passiva, però. Ha le sue ambizioni, i suoi calcoli. Antonio Banderas, nei panni del marito, rappresenta la stabilità che comincia a crollare — non per colpa sua, ma per l’incapacità della moglie di gestire l’ossessione che la sta divorando.
La regista Halina Reijn costruisce il film come una crescente perdita di controllo. Non è il racconto morale di una donna che tradisce; è piuttosto lo studio di come il potere professionale non corrisponda affatto al potere emotivo e sessuale. I conflitti non arrivano dal nulla — vengono seminati nelle conversazioni iniziali, negli sguardi, nelle scelte di regia che mostrano il crollo strutturale della vita della protagonista come inevitabile.
La fotografia è fredda, quasi clinica nei toni grigi e blu che dominano gli ambienti corporate, poi sempre più calda e soffocante negli spazi intimi. Reijn usa il montaggio come uno strumento di claustrofobia: le scene si accorciano quando la tensione sale, il suono diventa più invasivo. Non c’è eleganza estetica fine a sé stessa — ogni scelta visiva serve a raccontare l’erosione psicologica della protagonista.
Perché vederlo
Il voto TMDB di 5.7/10 riflette una divisione netta: chi cerca una storia romantica classica rimane deluso; chi invece vuole vedere Kidman smantellare il personaggio della donna invulnerabile trova qualcosa di genuinamente raro. Gli incassi mondiali di 61 milioni su un budget di 20 hanno stupito gli scettici. Non è un film che seduce — è un film che mette a disagio, e quella qualità lo rende specifico. Adatto a chi ha visto il lavoro di Reijn su *Bodyparts* e ne ha apprezzato l’assenza di giudizio morale. Non aspettarti redenzione: aspettati una donna che sceglie il precipizio sapendo bene dove sta cadendo.

