Pubblicità
FilmRecensioniSchede FilmTrailer

Audace colpo dei soliti ignoti 1959

0
(0)

Audace colpo dei soliti ignoti locandinaAudace colpo dei soliti ignoti
Diretto da Nanni Loy
Sceneggiatura di Age, Age
Prodotto da Vides Cinematografica, Société Générale de Cinématographie (S.G.C.), Titanus

Protagonisti: Vittorio Gassman, Renato Salvatori, Claudia Cardinale, Nino Manfredi, Vicky Ludovisi, Riccardo Garrone, Tiberio Murgia, Carlo Pisacane

Fotografia: Roberto Gerardi
Musiche: Piero Umiliani
Produzione: Vides Cinematografica, Société Générale de Cinématographie (S.G.C.), Titanus
Data di uscita: 1959-12-19
Durata: 99 minuti
Generi: Commedia
Lingua originale: IT

Audace colpo dei soliti ignoti – Trama, curiosità e recensione del sequel de I soliti ignoti

Roma, dicembre 1959. Dopo il fallimentare colpo raccontato nel film precedente, Peppe, detto “Er Pantera” (Vittorio Gassman), si è rimesso a fare il muratore per guadagnarsi da vivere onestamente. Ma la vecchia vita torna a bussare alla sua porta in un modo tutt’altro che discreto; uscendo dal cantiere, subisce uno strano pedinamento da parte di un losco figuro che, nonostante i suoi astuti tentativi di seminarlo, finisce per aspettarlo direttamente a casa sua. Si tratta di Virgilio, un sedicente gangster milanese, venuto a proporgli un colpo grosso, svaligiare il furgone che ogni domenica trasporta al sicuro l’incasso delle giocate del Totocalcio. Per un’impresa del genere servono mani esperte, e Peppe non ha dubbi su chi chiamare, riunisce così la stessa banda del colpo precedente, quella che nel primo film aveva già dimostrato platealmente di non saper fare nulla come si deve, integrata da “Piede Amaro”, un bravo meccanico. Con questo nuovo, improbabile gruppo, la comitiva si sposta da Roma a Milano per mettere in atto un piano che, questa volta, promette di funzionare davvero.

Vittorio Gassman interpreta il leader con quella giusta dose di improvvisazione che lo contraddistingue, non è un criminale serio, semmai uno che crede di esserlo finché le cose non cominciano ad andare storte. Nino Manfredi, al suo ingresso nella saga in questo secondo capitolo, porta al gruppo un’energia comica ulteriore che si affianca perfettamente a quella dei membri storici. Renato Salvatori porta con sé il carico emotivo della disperazione economica che accomuna gran parte della banda, mentre Claudia Cardinale entra in scena con l’eleganza di chi sa di trovarsi fuori posto in questo giro di ladruncoli. Ciascuno ha il proprio motivo per restare coinvolto: soldi, lealtà, amore, una vaga speranza di riscatto sociale che il film non prende mai troppo sul serio.

Il piano, sorprendentemente, funziona meglio del previsto. Il bottino viene preso, nessuno si fa male, la polizia romana resta all’oscuro fin quando non comincia a interrogare proprio gli autori del colpo, che però riescono a cavarsela. Ma ecco il vero nodo della vicenda: dove custodire il malloppo appena rubato? Da questo interrogativo apparentemente banale nasce il vero disastro comico e implacabile del film, in cui ogni tentativo di mettere al sicuro il denaro genera puntualmente nuovi guai, in una catena di equivoci che coinvolge uno scontrino, un deposito bagagli e conseguenze sempre più paradossali.

Curiosità sul film

  • Il film è il secondo capitolo di una saga che, nel corso di oltre cinquant’anni, avrebbe generato altri due seguiti: I soliti ignoti vent’anni dopo (1985) e I soliti ignoti – Il ritorno (2015), a testimonianza della longevità di un format comico nato quasi per caso nel 1958.
  • La sceneggiatura porta la firma dello stesso duo che aveva scritto il capitolo originale, Age (Agenore Incrocci) e Furio Scarpelli, affiancati per i dialoghi dallo stesso regista Nanni Loy.
  • Negli Stati Uniti il film fu distribuito con il titolo Fiasco in Milan, mentre in Francia arrivò come Hold-up à la milanaise, due titoli che, diversamente da quello italiano, anticipano già nel nome l’esito fallimentare del colpo.
  • La colonna sonora è firmata da Piero Umiliani, compositore che negli stessi anni stava costruendo una carriera destinata a renderlo uno dei nomi più prolifici della musica da film italiana, celebre in seguito anche per il brano “Mah Nà Mah Nà”.
  • Diversi critici e spettatori dell’epoca, così come recensori più recenti, hanno sottolineato come sia il caratterista Carlo Pisacane, nel ruolo di Capannelle (un vecchietto rattrappito, sempre affamato, dalla voce stridula) a “rubare” letteralmente la scena in più occasioni, nonostante un cast che include nomi ben più celebri.
  • La produzione fu curata da Franco Cristaldi, figura chiave del cinema italiano dell’epoca, capace di credere in un sequel che avrebbe potuto facilmente risultare un’operazione meramente commerciale, e che invece riuscì a mantenere buona parte della qualità comica del capitolo originale.

Recensione

Audace colpo dei soliti ignoti affronta la sfida più difficile che possa capitare a un sequel comico, arrivare quando il fenomeno originale è già entrato nell’immaginario collettivo, quando il pubblico ha già riso di gusto e il rischio di deludere le aspettative è altissimo. Nanni Loy, che eredita la regia da Mario Monicelli, non tenta di replicare pedissequamente la formula del primo film, ma sposta l’ambientazione a Milano per buona parte della vicenda, introducendo un contrasto geografico e culturale (la comicità romana calata in un contesto lombardo più rigido e formale) che funziona come nuova fonte di equivoci, senza mai tradire lo spirito goliardico che aveva reso celebre la banda.

Il vero pregio del film sta nel modo in cui gestisce il proprio cast corale, ormai affiatato dopo il primo capitolo ma arricchito da innesti capaci di portare energia fresca. Vittorio Gassman conferma la propria capacità di rendere Peppe un personaggio comico credibile proprio nella sua incoscienza, un uomo che scambia costantemente la propria sicurezza di facciata per reale competenza criminale. Nino Manfredi, al suo debutto nella saga, si integra con naturalezza in un gruppo già consolidato, dimostrando quella capacità di adattamento che avrebbe caratterizzato tutta la sua carriera nella commedia italiana. Ma è probabilmente Carlo Pisacane, nei panni del vecchio e affamato Capannelle, a offrire il contributo più memorabile, un personaggio apparentemente inutile al piano criminale, la cui unica vera passione (il cibo, più che il bottino) finisce per innescare la catena di disgrazie più esilarante dell’intero film.

La struttura narrativa, costruita per accumulo di piccoli equivoci più che per un unico colpo di scena centrale, riflette perfettamente la logica della commedia all’italiana delle origini: ogni personaggio agisce secondo la propria natura più profonda, e sono proprio queste caratterizzazioni coerenti, più che eventi esterni imprevedibili, a generare il disastro comico. Non c’è mai la sensazione di una gag forzata per necessità di copione, ogni nuovo guaio nasce organicamente da chi sono davvero questi personaggi, dalla loro ignoranza affettuosa più che da una reale malvagità.

Visivamente la fotografia in bianco e nero di Roberto Gerardi cattura le strade di Roma e Milano con quella linearità priva di estetismi tipica del cinema italiano di quel periodo, nessuna ricerca di bellezza fine a sé stessa, solo la città come contesto credibile per una normalità che si fa via via più anormale. La colonna sonora di Piero Umiliani non interferisce mai con i dialoghi, lasciando che siano le battute e il tempismo degli attori a costruire il ritmo comico, senza bisogno di sottolineature musicali invadenti.

Non è, va detto onestamente, all’altezza assoluta del capolavoro che lo ha preceduto, manca forse quella scintilla di novità che aveva reso I soliti ignoti un evento capace di ridefinire un intero genere. Ma resta un film costruito su un mestiere solidissimo, capace di far ridere dall’inizio alla fine grazie a un cast che vive davvero i propri personaggi invece di limitarsi a recitarli.

(Francesco Ippolito)

Perché vederlo

Il voto su TMDB rimane modesto (6.9 su 115 voti) ma questo riflette più un certo dimenticatoio critico che il reale valore dell’opera. È il tipico destino dei sequel arrivati quando il fenomeno principale è già consolidato, quando il pubblico ha già riso e il rischio di deludere è massimo. Non è quello che accade qui. Se amate la commedia italiana di quel decennio, quella costruita su copioni solidissimi e interpreti che non recitano mai ma abitano davvero i propri personaggi, questo film funziona pienamente. Non è il capolavoro assoluto del genere, ma è esattamente quello che promette: il ritorno di una banda che non sa proprio stare ferma. È diretto a chi sa apprezzare il ritmo senza bisogno di effetti speciali, il dialetto senza sottotitoli immaginari, l’ingegno dei personaggi che si muove sempre dentro i limiti della loro stessa ignoranza.

Film correlati

  • I soliti ignoti (1958) di Mario Monicelli – il capitolo originale imprescindibile, capostipite del genere caper-comedy italiano da cui nasce l’intera saga.
  • I soliti ignoti vent’anni dopo (1985) di Amanzio Todini – il terzo capitolo, che ritrova gran parte del cast originale invecchiato ma non del tutto rassegnato.
  • I soliti ignoti – Il ritorno (2015) di Carlo Vanzina – omaggio contemporaneo alla stessa premessa comica, per misurare come il genere si sia evoluto nel corso di oltre mezzo secolo.
  • La grande guerra (1959) di Mario Monicelli – uscito lo stesso anno, per ritrovare lo stesso equilibrio tra comicità popolare e amarezza sociale tipico della migliore commedia all’italiana del periodo.

Trailer

Leggi anche: L’ultima tempesta 1991

Vota questo film!

Media voti 0 / 5. Totale voti 0

Questo film non è ancora stato votato.

Notifiche push abilitate

Grazie per aver abilitato le notifiche!