Per silenzio e vento, tutto quello che sappiamo: il documentario che ha aperto il Trento Film Festival
Per silenzio e vento
Diretto da Marco Zuin
Sceneggiatura di Matteo Righetto
Prodotto da Albolina Film
Protagonisti: Matteo Righetto, Wafaa Amer, Enrico Camanni, Erri De Luca, Katharina Lunger, Egidio De Zaiacomo, Reinhold Messner
Fotografia: N/D
Musiche: N/D
Produzione: Albolina Film
Data di uscita: 2026-10-12
Durata: 80 minuti
Generi: Documentario
Lingua originale: IT
Per silenzio e vento – Trama
Il documentario si apre con i suoni del vento e del mare, ma le immagini mostrano tracce di vita in montagna: un fossile, un prato, una ghiandaia, orme di animali, un palco di capriolo. Tracce che parlano di un passato profondo e di un legame ancestrale con la natura. Cosa significa oggi salire in vetta? Ha ancora senso parlare di eroismo e velocità, o la montagna dovrebbe insegnarci qualcosa di diverso?
Lo scrittore Matteo Righetto, in una piccola baita, legge e rielabora appunti per un libro. Le sue riflessioni, presenti lungo tutto il film, guidano lo spettatore in un dialogo intimo e argomentativo. Si alternano escursioni e incontri con alpinisti di generazioni diverse: Reinhold Messner, Enrico Camanni, la climber egiziana Wafaa Amer e la pastora Katharina Lunger, ciascuno portatore di un rapporto diverso con l’alta quota. Insieme percorrono spettacolari itinerari dolomitici, riflettendo su come le montagne siano diventate sentinelle della crisi climatica, tra code di auto e alpinisti che vedono nello scioglimento dei ghiacciai nuove opportunità anziché un campanello d’allarme.
Curiosità sul film Per silenzio e vento
- Film d’apertura di un festival storico. Per silenzio e vento ha aperto ufficialmente il 74° Trento Film Festival il 25 aprile 2026, come anteprima internazionale, alla presenza di entrambi gli autori.
- Archivio Super8 e presente si intrecciano. Il film alterna filmati di famiglia girati in Super8 a immagini contemporanee, per mostrare quanto il paesaggio dolomitico sia cambiato nel giro di pochi decenni.
- Riferimenti letterari inattesi. Oltre al dialogo implicito con Mario Rigoni Stern, il documentario stabilisce un collegamento con Francesco Petrarca e la sua celebre ascesa al Monte Ventoso, inserendo la riflessione ecologica contemporanea in una tradizione letteraria molto più antica.
- Il patrocinio della Fondazione Dolomiti UNESCO. Il film ha ricevuto il sostegno della Fondazione, oltre a quello di Montura, Trentino Film Commission e Veneto Film Commission.
- Un regista con un passato di cinema civile. Marco Zuin ha già vinto il Cinema Paralimpic Award nel 2017 per Niente sta scritto e ha diretto anche La sedia di cartone e Il teatro vive solo se brucia, mantenendo una costante attenzione al cinema come impegno sociale.
Cosa aspettarsi: anticipazioni e ragionamenti sul film
Per silenzio e vento non ha ancora una vera ricezione critica pubblica, ha debuttato come film d’apertura del Trento Film Festival, ma la copertura stampa disponibile finora è di cronaca dell’evento, non di giudizio critico sull’opera finita. Quanto segue, quindi, è un ragionamento costruito sul materiale disponibile (sinossi ufficiali, dichiarazioni degli autori, dettagli produttivi) non un giudizio su un film effettivamente visionato.
Il primo elemento su cui vale la pena riflettere è la struttura dichiaratamente meta-narrativa dell’operazione: mostrare Righetto mentre legge e rielabora i propri appunti in una baita non è solo un espediente di montaggio, ma un modo per rendere esplicito il processo creativo stesso, invitando lo spettatore a un confronto diretto con la genesi del pensiero più che con le sue sole conclusioni. È una scelta che colloca il documentario in una tradizione di cinema di montagna più riflessivo che avventuroso, genere in cui il rischio principale è proprio quello di scivolare nella retorica contemplativa senza sostanza. Il collegamento dichiarato con Petrarca e con Rigoni Stern suggerisce però un’ambizione culturale precisa, inserire la crisi climatica alpina dentro una genealogia di pensiero sulla montagna che risale a secoli fa, non semplicemente denunciarla con gli strumenti del reportage ambientale contemporaneo.
Un secondo aspetto da osservare riguarda il montaggio tra materiali d’archivio in Super8 e immagini contemporanee; è una scelta tecnica che, se ben gestita, può rendere tangibile il cambiamento climatico attraverso il confronto diretto tra come un luogo appariva e come appare oggi, uno strumento retorico potente, ma che richiede un montaggio capace di evitare la contrapposizione semplicistica tra “prima” idilliaco e “dopo” degradato.
Un terzo elemento riguarda l’equilibrio tra i diversi “testimoni” scelti. Reinhold Messner, icona globale dell’alpinismo eroico, Enrico Camanni, storico della montagna, Wafaa Amer, climber che porta una prospettiva generazionale e culturale diversa, e Katharina Lunger, pastora, quindi una voce legata non alla conquista della vetta ma alla vita quotidiana in quota. È una scelta di cast che promette una pluralità di sguardi non scontata per il genere, e il modo in cui queste voci dialogheranno tra loro (o si contraddiranno) sarà probabilmente l’elemento decisivo per giudicare la tenuta complessiva del film.
Infine resta da verificare come il documentario gestirà il proprio duplice registro dichiarato, contemplativo e critico insieme, evitando sia la retorica consolatoria del “ritorno alla natura” sia il tono predicatorio della denuncia ambientale diretta. Le dichiarazioni dello stesso Zuin (“Non abbiamo un intento polemico, rispettiamo anche gli altri aspetti della montagna”) suggeriscono una volontà di equilibrio che, se mantenuta, potrebbe distinguere il film da altri documentari ambientalisti più didascalici.
In sintesi: le premesse (un debutto come film d’apertura di un festival storico, un’ambizione culturale che intreccia letteratura e crisi climatica, una pluralità di voci alpine genuinamente diverse tra loro) pongono le condizioni per un documentario di montagna riflessivo e non convenzionale. Il giudizio definitivo resta sospeso alla visione integrale del film.
Film correlati a Per silenzio e vento
- Il popolo delle nuvole – per lo stesso interesse verso le comunità che vivono in alta quota e il loro rapporto quotidiano con l’ambiente montano.
- Free Solo (Jimmy Chin, Elizabeth Chai Vasarhelyi, 2018) – per un confronto internazionale, seppur con esiti tonali opposti, su un diverso modo di intendere l’alpinismo contemporaneo.
- Fire of Love (Sara Dosa, 2022) – per lo stesso gusto nel mescolare materiale d’archivio e riflessione poetica sul rapporto tra essere umano e natura estrema.
- Il sale della terra (Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado, 2014) – per l’idea di un viaggio fisico che diventa anche percorso interiore e riflessione ecologica.
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