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L’estranea, la recensione: quando l’amore di una madre firma un contratto”: punta sull’angolo critico, il patto faustiano letto come eccesso di protezione materna

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L'estranea locandinaL’estranea
Diretto da Paolo Strippoli
Sceneggiatura di Paolo Strippoli, Salvatore de Chirico
Prodotto da Propaganda Italia, MiC, Kazak Productions

Protagonisti: Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi, Gabriella Telegrafo, Alessandro Carbonara, Mariandrea Cesari, Andrea Rossini

Fotografia: Cristiano Di Nicola
Musiche: Robin Coudert
Produzione: Propaganda Italia, MiC, Kazak Productions
Data di uscita: 2026-10-08
Durata: 115 minuti
Generi: Dramma, Thriller
Lingua originale: IT

L’estranea – Trama

Roma, 2026. Durante una notte di temporale Anna Colonna (Jasmine Trinca) si presenta senza preavviso alla porta della figlia Alice (Romana Maggiora Vergano), che vive da sola in un appartamento del quartiere di San Lorenzo. Il rapporto fra le due è da tempo incrinato. Anna è venuta per dirle qualcosa che ha taciuto per due decenni, e quel racconto riguarda tutta la famiglia.

La confessione riporta a Bari, alla fine degli anni Novanta. I Colonna sono una famiglia di imprenditori in vista. Anna, il marito Walter (Adriano Giannini), Alice e il fratello maggiore Tobia sembrano avere tutto. Poi un grave incidente colpisce Alice, e in quei giorni Anna incontra una donna misteriosa (Valeria Bruni Tedeschi) che pare conoscerla a fondo e le propone un patto. Vent’anni dopo, quell’accordo torna a chiedere il conto, e Alice dovrà decidere quanto è disposta a pagare.

Curiosità sul film L’estranea

  • Il candidato italiano all’Oscar. Il 23 settembre 2026 la commissione di selezione istituita dall’ANICA lo ha scelto fra ventuno titoli per rappresentare l’Italia nella categoria del miglior film internazionale, definendolo “un film nuovo, di genere, di un giovane autore”. La shortlist dell’Academy è attesa per il 15 dicembre.
  • Due premi collaterali a Venezia. In Concorso alla Mostra, il film ha ricevuto il Premio Arca CinemaGiovani come miglior film italiano e il Green Drop Award, assegnato ex aequo con Naza di Yuval Abraham e Rachel Szor.
  • Un primato a Toronto. Nella sezione Midnight Madness del festival canadese il film si è classificato secondo nel premio del pubblico: a quanto riportato dalla stampa, nessun film italiano era mai salito su quel podio.
  • “I Buddenbrook incontrano Faust”. Così Strippoli ha riassunto il progetto durante le riprese, descrivendolo come una saga familiare sulla caduta di una famiglia di imprenditori baresi e come una tragedia pop “spietata e viscerale”.
  • Un ritorno a casa. Bari è la città natale del regista. Le riprese, dal 3 giugno al 27 luglio 2025, hanno toccato il Molo San Nicola, il Circolo Canottieri Barion, il quartiere San Paolo e il Policlinico, oltre a Monopoli e a Villa Povia a Gioia del Colle; a Roma l’appartamento di Alice è stato girato in via degli Ausoni, a San Lorenzo.
  • Una squadra che si ritrova. Propaganda Italia aveva già prodotto Piove, e Cristiano Di Nicola firma la fotografia del terzo film consecutivo di Strippoli dopo Piove e La valle dei sorrisi. Romana Maggiora Vergano torna a lavorare con il regista dopo La valle dei sorrisi.
  • Un compositore dal genere francese. Rob, nome d’arte di Robin Coudert, ha firmato le musiche di Maniac di Franck Khalfoun, di Revenge di Coralie Fargeat e della serie Le Bureau des légendes.
  • Tre paesi, un titolo internazionale. Il film è una coproduzione fra Italia, Francia e Belgio; le vendite estere e la distribuzione francese sono affidate a Le Pacte, e all’estero circola con il titolo The Spiral.

Recensione

Nei film di Paolo Strippoli l’acqua precede quasi sempre la verità. In Piove una Roma battuta dalla pioggia esalava dai tombini un vapore che scioglieva la rabbia trattenuta; in L’estranea un temporale chiude Alice nel suo appartamento proprio la notte in cui la madre bussa per confessarsi. Potrebbe sembrare un dettaglio d’ambiente, eppure dice qualcosa del metodo. Strippoli costruisce i suoi orrori come sistemi di pressione, dove qualcosa spinge da fuori finché dentro non si incrina ciò che una famiglia teneva insieme a fatica.

Il quarto lungometraggio del regista barese, nato nel 1993, completa un percorso che a guardarlo adesso appare più compatto di quanto sembrasse a ogni singola uscita. A Classic Horror Story, diretto nel 2021 con Roberto De Feo, giocava con le regole del folk horror e con la loro riconoscibilità. Piove spostava il discorso dentro una casa in lutto. La valle dei sorrisi, presentato fuori concorso a Venezia nel 2025, immaginava un paese di montagna che ogni settimana scarica il proprio dolore sul corpo di un ragazzo, in un rito notturno condiviso da tutti. Quel film parlava di una comunità che appalta la sofferenza a qualcun altro. L’estranea riprende l’idea e la restringe, a trattare con il male, questa volta, è una persona sola, e lo fa dentro le mura di casa, per amore di una figlia. Il patto diventa privato. Ciò che resta identico, e che rende riconoscibile la mano dell’autore, è la domanda su chi paghi il prezzo della serenità altrui e su quanto a lungo si possa fingere di non saperlo.

Nella formula con cui Strippoli ha presentato il film, i Buddenbrook che incontrano Faust, c’è più di una battuta da conferenza stampa. Il romanzo di Thomas Mann segue la lenta erosione di una dinastia mercantile di Lubecca nell’arco di generazioni; il mito faustiano mette in scena un individuo che baratta l’anima per ottenere ciò che la vita gli nega. Accostarli significa immaginare un declino familiare che ha un’origine precisa, quasi una data di firma. Va notato poi uno spostamento non trascurabile rispetto al modello goethiano. Faust contratta per sé, Anna lo fa per la figlia, e il desiderio di onnipotenza assume così il volto più difendibile e insieme più insidioso, quello della protezione materna. Collocare il patto nella Bari imprenditoriale del 1999, fra feste estive e una reputazione da custodire, permette al regista di sovrapporre due paure della borghesia italiana: perdere il patrimonio e perdere il controllo sul destino dei figli. Anche il titolo lavora su due piani. In italiano «estranea» indica chi viene da fuori, la sconosciuta che si avvicina ad Anna nel momento della paura; ma la parola nomina anche un legame interrotto, la condizione di due persone che hanno smesso di riconoscersi. La premessa mette in scena entrambe le accezioni. Da un lato c’è la donna misteriosa interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, dall’altro c’è la distanza che separa Alice dalla madre quando questa si presenta alla sua porta, dentro un rapporto che appare da tempo incrinato. Si può leggere il film, allora, come il racconto di come la prima estranea abbia generato la seconda, il patto stretto per salvare una figlia sarebbe la causa stessa della lontananza che oggi le divide.

Il controllo, appunto. Nelle note di regia Strippoli descrive Anna come una madre che vuole decidere il futuro dei propri figli e che, pur di non accettare che il futuro sfugga, lo consegna a un’estranea. Il racconto intero sembra nascere da questo paradosso e il soprannaturale ne diventa lo strumento.

Sul piano della forma, la scelta più interessante riguarda la cornice. Il racconto procede per capitoli, alternando l’appartamento romano assediato dalla pioggia alle estati calde in cui i Colonna sembravano intoccabili, e secondo il regista i capitoli si accorciano e si agitano man mano che la storia avanza, come in una spirale che riporta ogni scelta al punto di partenza. Strippoli parla apertamente di tragedia in senso aristotelico, di pietà e terrore. La definizione andrebbe presa sul serio, perché spiega dove il film colloca la tensione. Una confessione presuppone che i fatti siano già accaduti. Alice adulta siede davanti alla madre, la famiglia ha già conosciuto la propria caduta, e chi guarda lo sa dal momento in cui la cornice si rivela. L’attesa, allora, si sposta dalla domanda su che cosa succederà a quella su quanto sia costato, e su chi. Ne risulta una suspense di stampo tragico, in cui l’esito grava sulla sala e ogni flashback ha il sapore di un’aggravante. In questo senso la spirale funziona anche da principio morale, perché Anna, tornando sui propri passi, ritrova ogni volta la stessa decisione da prendere.

Nella distribuzione dei ruoli si legge una riflessione sulle carriere degli interpreti. Jasmine Trinca ha attraversato il cinema italiano degli ultimi vent’anni incarnando spesso madri e figlie sotto pressione, da La stanza del figlio di Nanni Moretti a Fortunata di Sergio Castellitto, che le valse il premio per la migliore interpretazione nella sezione Un Certain Regard a Cannes. Qui le tocca la parte di chi decide per gli altri. Valeria Bruni Tedeschi, che con Il capitale umano di Paolo Virzì aveva dato corpo alle inquietudini di una famiglia agiata del Nord, si trova dall’altra parte del tavolo, nel ruolo di colei che viene da fuori e offre il contratto: un’attrice associata alla fragilità borghese chiamata a impersonarne la tentazione. Romana Maggiora Vergano, conosciuta dal grande pubblico con C’è ancora domani di Paola Cortellesi e già vista con Strippoli nella Valle dei sorrisi, occupa la posizione più ingrata e forse più importante, quella di chi ascolta e poi dovrà scegliere. Adriano Giannini, nei panni di Walter, completa il ritratto di una coppia che le prime immagini diffuse dalla produzione mostravano in posa davanti alla villa di famiglia, volto pubblico e quasi pubblicitario di una perfezione da esibire.

Dietro la macchina da presa si riconosce una troupe che conosce il regista. Cristiano Di Nicola è alla sua terza collaborazione consecutiva con Strippoli, e la continuità lascia supporre una grammatica visiva ormai condivisa; Federico Palmerini monta un film la cui architettura a capitoli dipende in larga parte dal ritmo dei passaggi fra presente e passato. La musica di Rob porta con sé un’altra genealogia. Il compositore francese ha lavorato su horror come Maniac di Franck Khalfoun e Gretel & Hansel di Oz Perkins e la sua presenza, resa possibile dalla coproduzione con Francia e Belgio, inserisce il film in un circuito europeo del cinema di genere a cui l’Italia ha guardato a lungo da lontano. Bari, città poco frequentata dall’horror nazionale, ne guadagna una fisionomia nuova, con il lungomare e le ville dell’entroterra trasformati in scenari di un benessere che si scopre ipotecato.

Le fragilità possibili stanno dove la struttura stessa le annuncia. Una cornice fondata sul dialogo fra due donne rischia di caricare il presente di spiegazioni e di lasciare al passato tutta l’energia del racconto, e in quasi due ore di durata l’equilibrio fra le due linee resta il banco di prova più delicato. Anche la scelta di affidare all’Estranea un ruolo insieme concreto e allegorico chiede allo spettatore di accettare un patto narrativo, prima ancora di quello stretto da Anna. Sono rischi che appartengono a un progetto ambizioso, e Strippoli li corre con la sicurezza di chi ha già dimostrato di saper piegare il genere a un discorso sulla famiglia italiana. La scelta di un horror come candidato italiano agli Oscar racconta bene la stagione che il nostro cinema di genere sta attraversando, e il fatto che porti la firma di un regista di trentatré anni, al quarto film, lascia aperte molte attese su quello che verrà.

(Francesco Ippolito)

Perché vederlo

Perché Paolo Strippoli usa l’horror per porre una domanda che riguarda molte famiglie, cioè fin dove possa spingersi il desiderio di proteggere un figlio prima di diventare una forma di violenza. Il film innesta il mito faustiano su una saga familiare alla Mann e mette Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi ai due lati dello stesso patto. Chi ha seguito il regista da Piove alla Valle dei sorrisi vi troverà il suo lavoro più compiuto sul tema del dolore trasferito su altri; chi lo scopre adesso incontra il titolo italiano in corsa per l’Oscar.

Film correlati a L’estranea

  • La valle dei sorrisi (Paolo Strippoli, 2025) – una comunità che scarica il proprio dolore su un ragazzo: il precedente diretto dell’idea che L’estranea porta dentro una sola famiglia.
  • Il capitale umano (Paolo Virzì, 2014) – la borghesia italiana, il denaro e il prezzo pagato da altri per mantenere una posizione, con Valeria Bruni Tedeschi in un ruolo speculare.
  • Hereditary – Le radici del male (Ari Aster, 2018) – una famiglia in cui le colpe e i debiti di una generazione ricadono sulla successiva: il modello contemporaneo dell’horror domestico.
  • Rosemary’s Baby (Roman Polanski, 1968) – il patto con il male stretto da un familiare alle spalle di chi ne subirà le conseguenze, archetipo del genere.

Trailer

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