I racconti del giardino incantato, la recensione: lo stop motion che racconta il lutto dei bambini
I racconti del giardino incantato
Diretto da Jean-Claude Rozec, Patrik Pašš, Leon Vidmar, David Súkup
Sceneggiatura di Blandine Jet, Jerneja Kaja Balog
Prodotto da MAUR film, Artichoke, ZVVIKS
Protagonisti: Arnošt Goldflam, Mikuláš Čížek, Zuzana Kronerová, Viktor Preiss, Pavla Beretová, Zofie Hanova, Miroslav Krobot, Alex Mojzis
Fotografia: Mathilde Gaillard
Musiche: Lucia Chuťková
Produzione: MAUR film, Artichoke, ZVVIKS
Data di uscita: 2025-05-18
Durata: 70 minuti
Generi: Animazione, Famiglia, Fantasy, Commedia
Lingua originale: CS
I racconti del giardino incantato – Trama
Tre fratelli, Tom (4 anni), Susan (8) e Derek (10), passano la notte a casa del nonno dopo la morte della nonna, la narratrice di famiglia. La casa è silenziosa, il nonno è distratto e addolorato, e le storie che la nonna sapeva raccontare non ci sono più. Per riempire il vuoto, i bambini si mettono a raccontare a turno. Susan comincia mettendosi in testa il cappello della nonna, e da lì partono le storie: racconti fantastici in cui la meraviglia e il mistero tornano a vivere e che, come spiegano le presentazioni dei festival, servono ai tre per capire la perdita, la compassione e l’empatia.
Il film è un’antologia di racconti tratti dalle storie di Arnošt Goldflam, che nel film interpreta anche il nonno. Nel cast compaiono Zuzana Kronerová, Žofie Hánová, Alex Mojžíš e Mikuláš Čížek, oltre ad altri interpreti.
Curiosità sul film I racconti del giardino incantato
- Quattro registi di quattro Paesi. La regia è firmata dal ceco David Súkup, dallo slovacco Patrik Pašš ml., dallo sloveno Leon Vidmar e dal francese Jean-Claude Rozec. Eye for Film la definisce una co-produzione completamente paritaria: ciascun Paese ha fornito un quarto del budget e un quarto del lavoro.
- Oltre otto anni di lavorazione. Cineuropa segnala che il film è rimasto in lavorazione per più di otto anni, con il sostegno di Eurimages, e che nonostante le quattro mani resta un’antologia “ammirevolmente coesa”.
- Una raccolta letteraria alla base. I racconti vengono dalla raccolta O nepotřebných věcech a lidech (“Di cose e persone inutili”) di Goldflam, drammaturgo e attore ceco. Le fonti divergono sul numero delle storie: quattro per Eye for Film, tre per la scheda del festival Imaginaria.
- Pupazzi in 3D. Tutte le storie sono realizzate con pupazzi animati in stop motion, secondo un’impostazione tecnica comune, anche se ciascuna ha caratteristiche proprie.
- Una tappa a Berlino. Il film ha avuto la prima mondiale al Festival di Berlino, nella sezione Generation Kplus, il 16 febbraio 2025. È passato poi da Annecy (concorso Contrechamp), Karlovy Vary (Horizons), Zagabria, Shanghai, Hong Kong e Seattle.
- Premi. Ha ricevuto la menzione speciale della giuria a Juniorfest (6-9 anni), i premi Vesna per il miglior film d’animazione e la miglior sceneggiatura al festival del cinema sloveno, il Golden Kingfisher come miglior lungometraggio a Plzeň, il MAJA Award al MICHEL di Amburgo e un riconoscimento ECFA; ha avuto inoltre due candidature agli European Film Awards.
- Un titolo originale evocativo. Il titolo ceco è Pohádky po babičce, letteralmente “favole dopo la nonna”, una formula che richiama ciò che resta di una persona.
- Una squadra di autori. Alla sceneggiatura lavorano Marek Král, Petr Krajíček, Patrik Pašš ml., Jerneja Kaja Balog, Maja Križnik e Blandine Jet, oltre a Goldflam come autore delle storie. Le società di produzione sono MAUR film, Artichoke, Zvviks e Vivement Lundi, e il film ha una durata di 71 minuti.
Recensione
L’animazione con pupazzi ha nella cultura dell’Europa centrale una genealogia illustre, che passa da Jiří Trnka e da Jan Švankmajer, e quando un film come questo ne riprende la lezione non lo fa per nostalgia. Qui lo stop motion è la materia stessa del racconto. Una storia che parla di perdita e di ricordo, affidata a oggetti fatti a mano che portano i segni di chi li ha costruiti, trova nella tecnica una necessità narrativa: il pupazzo occupa uno spazio, ha un peso e una presenza fisica, qualità che la memoria di una persona scomparsa, per sua natura, non possiede più. È una coerenza di fondo che un’animazione al computer avrebbe più difficoltà a ottenere.
L’impianto è quello di un’antologia incorniciata da un racconto. C’è una notte, una casa, tre fratelli di quattro, otto e dieci anni, un nonno distratto dal dolore, e dentro questa cornice le storie di Arnošt Goldflam, che prendono corpo attraverso la voce dei bambini. Un progetto firmato da quattro registi di quattro Paesi e rimasto in lavorazione per oltre otto anni parte con un handicap evidente, la frammentazione. Ogni episodio potrebbe avere il proprio tono e un ritmo diverso, il film invece regge. Le storie condividono l’impostazione tecnica e conservano caratteri propri e l’unità del racconto non cancella le differenze tra i segmenti, che a loro volta non spezzano l’insieme.
Il lutto non viene spiegato, viene sostituito da un gesto. I bambini non parlano della nonna che manca, riempiono il silenzio con ciò che lei faceva meglio, e Susan, quando si mette in testa il cappello della nonna per cominciare a raccontare, compie quasi un rito di passaggio di consegne. La struttura a racconti dentro il racconto dà forma a un’idea precisa di memoria, ciò che una persona lascia non è un oggetto da custodire, è un modo di raccontare che qualcun altro può riprendere. Il tema, per quanto grave, viene affrontato con una vitalità inattesa, e il film si fa vivace, coinvolgente e persino istruttivo senza mai ridurre la morte a lezione.
C’è poi un doppio livello che dà al film una sfumatura rara. L’autore delle storie, Goldflam, interpreta anche il nonno, cioè uno degli adulti che dovrebbero sapere cosa dire e che davanti al dolore restano senza parole. Il narratore di professione presta il volto a chi ha perso la voce, mentre a raccontare sono i bambini. Nessuna scelta di regia sottolinea questa sovrapposizione, ed è proprio la discrezione a renderla efficace.
Resta da capire a chi si rivolge. La menzione speciale a Juniorfest nella fascia dai sei ai nove anni dice che il film parla ai più piccoli, mentre la presenza a Berlino nella sezione Generation Kplus e al concorso Contrechamp di Annecy indica un interesse che esce dal cinema per ragazzi. Il punto di equilibrio è delicato, un film sulla perdita destinato anche ai bambini deve trovare la misura tra delicatezza e verità, e lasciare che il dolore abbia il tempo che richiede, senza accelerazioni consolatorie. Che il film ci riesca del tutto è meno certo, e non lo presento come un’opera impeccabile: qualche episodio pesa più di un altro e il ritmo regge in alcuni casi e allenta in altri.
Il dato produttivo è anche un dato culturale. In una stagione in cui l’animazione europea cerca di sostenere progetti lunghi e artigianali, una coproduzione paritaria tra Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Francia, con un quarto di lavoro e di budget per ciascun Paese e il sostegno di Eurimages, è una scelta di metodo prima che di mercato. I premi ottenuti in Slovenia, nella Repubblica Ceca e in Germania, insieme a due candidature agli European Film Awards, indicano che l’operazione ha trovato ascolto in contesti molto diversi. Il film mostra che un’opera collettiva può parlare con una voce sola, e che l’artigianato può ancora essere una forma di pensiero.
(Francesco Ippolito)
Perché vederlo
Perché è un film d’animazione europeo girato con pupazzi, premiato in sei festival diversi, che affronta il lutto senza spiegarlo, e perché la sua struttura a racconti incorniciati dà al tema una forma originale. Adatto per le famiglie con bambini dai sei anni in su, per chi ama lo stop motion e la tradizione dell’animazione ceca e slovacca, e per chi cerca un cinema che usi la fantasia come strumento di conoscenza. Chi cerca un’animazione frenetica e ironica, nello stile dei grandi studi, troverà un ritmo più lento e un tono più raccolto.
Film correlati a I racconti del giardino incantato
- Un mostro mi viene a trovare (J.A. Bayona, 2016) – un altro film in cui il racconto fantastico diventa il modo di affrontare la perdita di una persona cara.
- Coco (Lee Unkrich, 2017) – per un’altra storia d’animazione sulla memoria dei defunti, con un registro più colorato e musicale.
- Coraline e la porta magica (Henry Selick, 2009) – per un altro esempio recente di lungometraggio in stop motion con pupazzi, con un tono più inquietante.
- Il sogno di una notte di mezza estate (Jiří Trnka, 1959) – per risalire alla tradizione ceca del cinema con pupazzi da cui questo film discende.
Trailer
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