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Motherless Brooklyn, la recensione: l’ultimo film di Bruce Willis al cinema

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Motherless Brooklyn - I segreti di una città locandinaMotherless Brooklyn – I segreti di una città
Diretto da Edward Norton
Sceneggiatura di Edward Norton
Prodotto da Class 5 Films, MWM Studios

Protagonisti: Edward Norton, Bruce Willis, Gugu Mbatha-Raw, Alec Baldwin, Willem Dafoe, Bobby Cannavale, Cherry Jones, Michael Kenneth Williams

Fotografia: Dick Pope
Musiche: Daniel Pemberton
Produzione: Class 5 Films, MWM Studios
Data di uscita: 2019-10-31
Durata: 145 minuti
Generi: Dramma, Thriller
Lingua originale: EN

Motherless Brooklyn – I segreti di una città – Trama

New York, anni ’50. Una città dove il potere si muove dietro le quinte e i segreti costano più di qualsiasi confessione. Lionel Essrog è un investigatore privato con la sindrome di Tourette, un uomo che percepisce il mondo attraverso tic verbali involontari che lo isolano ma lo rendono incredibilmente acuto. Quando Frank Minna (Bruce Willis), il suo mentore e unico amico vero, viene ucciso durante un appuntamento andato storto, Lionel non ha scelta, deve attraversare New York da Harlem ai bassifondi di Brooklyn per scoprire chi ha tolto la vita all’uomo che lo aveva salvato da bambino, insieme ad altri orfani, da un istituto abusivo.

Edward Norton non solo dirige ma incarna Lionel con una densità fisica rara: ogni tic non è effetto speciale ma respiro narrativo, parte della sua ricerca ossessiva. L’indagine lo conduce verso Moses Randolph (Alec Baldwin), un potente magnate dell’urbanistica liberamente ispirato al reale Robert Moses, il vero architetto occulto della corruzione e della speculazione immobiliare che stanno trasformando la città a scapito dei quartieri più poveri e delle comunità afroamericane. Willem Dafoe, nei panni di Paul Randolph, fratello di Moses, diventa un alleato prezioso quanto ambiguo nel disvelamento di questa trama di potere. Gugu Mbatha-Raw è Laura Rose, l’attivista che Lionel incontra nel suo viaggio, non una semplice spalla femminile ma un personaggio con i suoi conflitti morali e il suo coraggio discreto.

L’indagine si allarga progressivamente. Non è solo un noir classico sulla ricerca della verità, ma una riflessione sulla vulnerabilità come forza e sulla solitudine come prezzo del pensiero libero. Norton costruisce ogni scena con geometria precisa, alternando momenti di slapstick involontario (i tic di Lionel che interrompono conversazioni serie) a sequenze di violenza cruda e improvvisa. La trama tira dentro speculazione immobiliare, corruzione politica, razzismo strutturale della New York post-bellica.

Curiosità sul film Motherless Brooklyn – I segreti di una città

  • L’ultima interpretazione cinematografica di Bruce Willis. Motherless Brooklyn resta l’ultimo film uscito nelle sale in cui l’attore abbia recitato, prima del ritiro dalle scene per motivi di salute annunciato negli anni successivi.
  • Un villain ispirato a una figura storica reale. Il personaggio di Moses Randolph, interpretato da Alec Baldwin, è liberamente modellato su Robert Moses, il controverso urbanista che negli anni cinquanta trasformò radicalmente New York, spesso a scapito delle comunità più povere e non bianche.
  • Un debutto prestigioso a Telluride. Il film ha avuto la sua prima mondiale al Telluride Film Festival il 30 agosto 2019, prima dell’uscita nelle sale il 1° novembre.
  • Un’ambientazione spostata rispetto al romanzo originale. Il film adatta il romanzo omonimo di Jonathan Lethem, pubblicato nel 1999 e ambientato in anni contemporanei alla sua scrittura: è stato lo stesso Norton, sceneggiatore oltre che regista, a decidere di spostare la vicenda negli anni cinquanta per abbracciare pienamente l’estetica noir.
  • Un progetto durato quasi vent’anni. Edward Norton aveva acquisito i diritti del romanzo subito dopo la sua pubblicazione, impiegando quasi due decenni per portarlo finalmente sullo schermo.

Recensione

Pochi attori-registi avrebbero avuto il coraggio, o forse l’incoscienza produttiva, di dedicare quasi vent’anni allo sviluppo di un progetto personale come Motherless Brooklyn. Edward Norton, che qui scrive, dirige e interpreta il protagonista in un gesto che ricorda da vicino l’ambizione totalizzante di Orson Welles, costruisce un noir che usa il genere non come semplice cornice stilistica ma come strumento per raccontare una pagina precisa e dolorosa della storia urbanistica americana: la trasformazione forzata di New York attraverso espropri, sgomberi e segregazione di fatto delle comunità più povere.

Norton affronta Lionel Essrog con una fisicità che va ben oltre la semplice imitazione sintomatica della sindrome di Tourette. Ogni tic verbale, ogni scatto involontario diventa parte integrante della logica investigativa del personaggio, quasi che la sua mente, incapace di filtrare gli stimoli esterni, fosse proprio per questo più ricettiva ai dettagli che altri investigatori ignorerebbero. È una scelta di caratterizzazione che rifiuta tanto la macchietta quanto la retorica dell’eroe disabile da compatire, restituendo piuttosto un uomo che ha imparato a trasformare la propria condizione in strumento di lavoro, anche a costo di un isolamento sociale permanente.

Il cuore emotivo del film, tuttavia, si gioca nel breve ma fondamentale spazio concesso a Bruce Willis, nei panni di Frank Minna, il mentore che ha salvato Lionel da un orfanotrofio abusivo insieme ad altri ragazzi, trasformandoli in investigatori privati, muore nelle prime scene del film, ma la sua assenza pesa su ogni sequenza successiva. È significativo, ripensando oggi a questo ruolo, che si tratti dell’ultima interpretazione di Willis in un film uscito regolarmente nelle sale cinematografiche: una apparizione breve ma carica di un calore paterno che l’attore restituisce con la consueta economia di mezzi, lasciando che sia la sua assenza, più della sua presenza fisica sullo schermo, a muovere l’intera indagine.

È Alec Baldwin, nei panni di Moses Randolph, a offrire l’antagonista più stratificato del film. Costruito liberamente sul controverso urbanista Robert Moses, il suo personaggio incarna un potere che non ha bisogno di violenza diretta per esercitarsi, bastandogli il controllo di piani regolatori, espropri e finanziamenti pubblici per rimodellare la città secondo la propria visione, spesso a scapito delle comunità afroamericane e dei quartieri più poveri. Baldwin costruisce questo potere con una sicurezza quasi messianica, convinto della propria superiorità visionaria anche quando le conseguenze delle proprie scelte si traducono in ingiustizia sistemica. Willem Dafoe, nei panni del fratello Paul Randolph, offre un contrappunto prezioso; la sua conoscenza dei segreti di famiglia lo rende un alleato fondamentale per Lionel, pur rimanendo un personaggio attraversato da proprie contraddizioni mai del tutto risolte. Gugu Mbatha-Raw, nei panni dell’attivista Laura Rose, porta al film una dimensione di resistenza civile che va oltre il semplice interesse romantico, il suo personaggio conosce da vicino il prezzo umano delle politiche urbanistiche di Randolph e la sua collaborazione con Lionel nasce da una convergenza di obiettivi più che da un’attrazione di superficie.

Norton costruisce ogni scena con geometria precisa, alternando momenti di slapstick involontario (i tic di Lionel che interrompono conversazioni serie) a sequenze di violenza cruda e improvvisa. La trama tira dentro speculazione immobiliare, corruzione politica, razzismo strutturale della New York post-bellica, componendo un affresco che ambisce dichiaratamente a una densità politica raramente concessa al genere noir contemporaneo. Visivamente il film respira un’atmosfera anni ’50 costruita però senza nostalgia buonista, la fotografia gioca con luci calde nei locali jazz di Harlem, tonalità grigie negli uffici dei politici, una palette che sottolinea come la ricchezza e il potere creino mondi visivi diversi all’interno della stessa città. La colonna sonora di Thom Yorke avvolge tutto con un’inquietudine moderna che contrasta elegantemente con l’epoca raccontata, rifiutando qualsiasi tentazione di pastiche nostalgico.

Se il film ha un limite questo va cercato probabilmente nella propria stessa ambizione. Comprimere un’inchiesta urbanistica complessa, un dramma familiare tra i fratelli Randolph, una storia d’amore accennata e il viaggio personale di Lionel in poco più di due ore richiede un ritmo che occasionalmente fatica a bilanciare tutte le proprie componenti narrative. È un rischio che Norton accetta consapevolmente, forte di una scrittura che preferisce la stratificazione tematica alla linearità del genere, anche a costo di una durata che alcuni spettatori hanno trovato eccessiva rispetto alla tenuta complessiva della trama.

(Francesco Ippolito)

Perché vederlo

Il film ha incassato solo 18 milioni di dollari su un budget di 26, numeri che descrivono un fallimento commerciale ma non artistico. Questo è il problema, Norton ha scommesso quasi vent’anni di sviluppo e tutto il suo patrimonio creativo su una storia che non punta al blockbuster facile, che accetta il rischio di mostrare vulnerabilità senza convertirla in sentimentalismo, affidando a Bruce Willis, nella sua ultima apparizione cinematografica, uno dei ruoli più emotivamente densi nonostante il minutaggio ridotto. Il voto TMDB di 6,7 è timido, riflette una certa mancanza di consenso, ma leggendo i voti capisci che chi ama il film lo ama intensamente. Non è per chi cerca noir tradizionale. È per chi vuole ascoltare un regista che sa come raccontare l’esclusione sociale non come martirologia ma come prospettiva privilegiata sulla corruzione. Norton dirige come Fincher dirige: gelido, geometrico, senza scorciatoie emotive. Perfetto se stai cercando qualcosa che richiede attenzione e ti ripaga con architettura narrativa.

Film correlati a Motherless Brooklyn – I segreti di una città

  • Chinatown (Roman Polanski, 1974) – riferimento imprescindibile per il noir ambientato attorno alla corruzione urbanistica, con un meccanismo investigativo per certi versi affine.
  • L.A. Confidential (Curtis Hanson, 1997) – per lo stesso gusto nel ricostruire un’epoca storica americana attraverso un intreccio di corruzione istituzionale e indagine poliziesca.
  • The Power Broker (saggio di Robert Caro, 1974) – per approfondire la vera storia di Robert Moses, figura che ha ispirato il personaggio di Moses Randolph interpretato da Baldwin.
  • Birdman (Alejandro G. Iñárritu, 2014) – per un confronto su un altro ruolo di Edward Norton capace di mettere in discussione la propria immagine pubblica di attore, qui applicato a un contesto di finzione meta-cinematografica diverso.

Trailer

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