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Nagisa Oshima torna nei cinema: l’abisso sensuale del 1976

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Il 9 novembre riporta nelle sale una cicatrice del cinema giapponese: L’impero dei sensi di Nagisa Oshima, restaurato in 4K. È un film che non era mai stato visto davvero, prima di adesso—solo frammentato, censurato, trasmesso come un sussurro dalle sale d’essai europee alle piccole programmazioni notturne italiane.

Nagisa Oshima torna nei cinema: l'abisso sensuale del 1976 - In The Realm Of The Senses: Tatsuya Fuji
Via TMDB

Quando il corpo diventa il vero linguaggio del cinema

La pellicola è stata restaurata in 4K su iniziativa di Argos Films con il supporto del CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée (Francia). Significa che L’impero dei sensi di Nagisa Oshima finalmente si mostra come inteso, non come tollerato. Il film del 1976 racconta una storia reale—quella di una donna che seduce un maestro d’albergo nel Giappone prebellico, una relazione che diventa sempre più tossica, sempre più fisica, fino al criminale.

Negli anni Settanta Oshima aveva già scandito il cinema giapponese con colpi secchi: Ceremonia, L’infermiera Max Mon Amour, film che non chiedevano permesso. Ma L’impero dei sensi andò oltre. Non era trasgressione stilistica: era nudità pura, corpo intero dello schermo. Decenni di divieti di proiezione, tassellature, scene tagliate. In Italia circolava come una leggenda che qualcuno aveva visto una volta.

Il restauro come atto politico

Un restauro di questa portata non è solo questione tecnica: è una dichiarazione che questo film merita di esistere intatto.

Perché il 4K adesso? Perché una major come Argos Films decide di investire nel film più scandaloso del Giappone moderno? La risposta è che il cinema d’autore ha finalmente capito che la censura rende il film defunto due volte: una quando viene proibito, la seconda quando viene proiettato mutilato. Il restauro di L’imperio dei sensi dice che il tempo ha smentito i censori. Ciò che era intollerabile nel 1976 è storia del cinema nel 2026.

Cosa accade quando Oshima racconta il sesso

Non è provocazione fine a se stessa. Oshima credeva che il corpo fosse il linguaggio più onesto quando le parole tradiscono. La passione lesa, il desiderio che consuma, la violenza dolce—tutto scorre senza filtro. Per questo il film è stato bandito, non per la nudità ma per la lucidità con cui guarda al corpo come elemento drammatico, non decorativo. Il restauro permette finalmente di vedere ogni dettaglio, ogni contatto, ogni espressione di volto: è il cinema che rifiuta di distogliere lo sguardo. Oshima non regala emozioni. Le estrae con la forza.

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