Fjord arriva a sorpresa: quando Mungiu divide il pubblico
Il 19 novembre Fjord di Cristian Mungiu entra nelle sale italiane, tre mesi dopo la Palma d’oro vinta a Cannes. Un film già diventato divisivo, acclamato e contestato nello stesso istante, che trasforma la questione dei diritti genitoriali in dramma senza sponde.

Un film che non lascia neutri
Mungiu vince il suo secondo Palme d’Or, diventando il decimo regista a conquistare il premio due volte nella storia del festival. Non è un dato di forma: Mungiu ha spiegato che il film nasce dalla necessità di uscire da “bolle separate” in cui ci si convince di essere gli unici depositari della verità. Mungiu non racconta una famiglia nel bosco, ma una famiglia nei fiordi: una famiglia romena, evangelica, rigida, trasferitasi in un villaggio sperduto della Norvegia. Lui è Mihai, ingegnere, lei è Lisbet, norvegese infermiera, e ci sono cinque figli che pregano ogni giorno.
Quando un livido compare sulla figlia a scuola, inizia un’indagine che blurs la linea tra preoccupazione e pregiudizio. Ma qui Mungiu non prende posizione: costruisce uno spazio dove il pubblico deve respirare la complessità, trovare gli indizi nascosti nella mancanza stessa di giudizio. Nelle dichiarazioni a Roma, Mungiu ha spiegato che vuole il pubblico usi lo spirito critico grazie a una costruzione in cui ci sono tutte le informazioni per capire il più possibile.
Dichiarazioni
“Penso sia possibile fare film in cui non racconti la storia dal tuo punto di vista personale come cittadino” — Cristian Mungiu a CBC News
Qua non è falsa diplomazia. Mungiu non sta dicendo che il film è neutrale (niente è veramente neutrale), ma che ha scelto di posizionarsi dietro la camera, non davanti. Per finanziare il film aveva bisogno del nome di Sebastian Stan, ma voleva sfruttare i suoi talenti, non il suo status di sex symbol. È una dichiarazione d’intenti che illumina il metodo: Hollywood come strumento di accesso, non come compromesso.
Quando il cinema d’autore morde il presente
Il film è stato scelto come candidato romeno ai prossimi Oscar. Questo non è uno scoop geografico: significa che una storia sulla collisione tra valori europei, sulla tolleranza e sul sospetto reciproco, sarà portata sulla scena più grande del mondo. Mungiu ha detto a Cannes: “Appena identifichichiamo qualcuno come appartenente a un altro gruppo, diventiamo animali violenti”. Il film prova questa tesi senza moralismi, senza spartizioni.Fjord è il cinema che sfiora il presente senza urlarlo.
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