Fammi il piacere: perché la commedia sul piacere femminile di Reem Kherici merita attenzione
Fammi il piacere
Diretto da Reem Kherici
Sceneggiatura di Reem Kherici, Gari Kikoïne
Prodotto da Vendôme Production, Baxtory Films, TF1 Studio
Protagonisti: Alexandra Lamy, François Cluzet, Mitty Hazanavicius, Delphine Baril, François-Xavier Demaison, Reem Kherici, Kyan Khojandi, Camille Aumont Carnel
Fotografia: Dominique Fausset
Musiche: Laurent Aknin
Produzione: Vendôme Production, Baxtory Films, TF1 Studio
Data di uscita: 2026-09-03
Durata: 95 minuti
Generi: Commedia
Lingua originale: FR
Fammi il piacere – Trama
Vent’anni di matrimonio, una vita condivisa, una casa, abitudini consolidate. Poi una confessione che spacca tutto in due: Fanny (Alexandra Lamy) ammette a Thomas (François Cluzet) di non aver mai provato un orgasmo in due decenni insieme. Per Thomas, ingegnere abituato a risolvere ogni problema attraverso la logica e il metodo, la rivelazione è uno shock che manda in pezzi le proprie certezze, ma invece di lasciarsi travolgere dall’orgoglio ferito, decide di trasformare la confessione in una prova d’amore, mettendosi al lavoro per progettare e inventare un dispositivo rivoluzionario dedicato al piacere femminile. Il film, liberamente ispirato alla storia vera degli inventori del Womanizer, trascina la coppia in un percorso tanto goffo quanto sincero, non la separazione, non il risentimento, ma la decisione di affrontare insieme una verità imbarazzante trasformandola in un’opportunità di riscoperta reciproca.
Alexandra Lamy costruisce Fanny non come vittima di una dinamica di coppia, ma come una donna che finalmente si dà il permesso di essere curiosa di sé stessa, lanciandosi con coraggio, ironia e un pizzico di sfrontatezza in un percorso personale di riscoperta del proprio corpo. François Cluzet interpreta Thomas con una goffaggine genuina, quella di un uomo che scopre di non sapere niente del desiderio della persona che ama e decide di imparare applicando lo stesso rigore che userebbe per un progetto ingegneristico. Non è eroismo performativo, è tenerezza mista a panico, entusiasmo smorzato da fallimenti reali e prototipi improbabili. Ad accompagnare Fanny nel proprio percorso di consapevolezza c’è una sessuologa interpretata dalla stessa Reem Kherici, regista del film, che si ritaglia così un ruolo diretto all’interno della propria opera.
La regia di Reem Kherici non cede mai al melodramma. Gli insuccessi sono comici perché credibili, gli esperimenti hanno il sapore di avventure domestiche piuttosto che di interventi chirurgici sentimentali. Il film gioca con il disagio (sia della coppia che dello spettatore) riuscendo a mantenerlo leggero senza sminuirlo. I personaggi secondari, tra cui Mitty Hazanavicius, Delphine Baril, François-Xavier Demaison e Kyan Khojandi, funzionano come specchio dei dubbi e delle certezze della coppia principale.
Curiosità sul film Fammi il piacere
- Ispirato a una storia vera. Il film prende spunto dalla vicenda reale degli inventori del Womanizer, il celebre dispositivo per il piacere femminile lanciato sul mercato tedesco; Reem Kherici ha dichiarato di aver voluto partire da quella storia per riflettere sui numerosi tabù che ancora circondano il piacere femminile.
- Il primo incontro sullo schermo tra due grandi nomi del cinema francese. Nonostante le lunghe carriere di entrambi, questa è la prima volta che Alexandra Lamy e François Cluzet recitano insieme in un film.
- La regista in un doppio ruolo. Oltre a dirigere e co-scrivere il film insieme a Gari Kikoïne e David Solal, Reem Kherici interpreta anche un personaggio chiave della storia: la sessuologa che guida Fanny nel proprio percorso di consapevolezza.
- Un cast corale ampio per una commedia da camera. Accanto ai due protagonisti, il film riunisce Camille Aumont Carnel, François Bureloup, Laure Hennequart e Huguette Lacheau, costruendo attorno alla coppia principale un piccolo universo di amici e conoscenti con cui confrontarsi.
- Un tema raramente affrontato con questo tono nel cinema mainstream. La rappresentazione esplicita e comica del piacere femminile come tema centrale di una commedia romantica resta relativamente rara nel panorama cinematografico europeo, rendendo il film un piccolo caso nel proprio genere.
Recensione
La storia della tecnologia del piacere femminile ha una genealogia sorprendentemente vicina a quella raccontata da questo film. La storica Rachel Maines, nel proprio studio “The Technology of Orgasm”, ha documentato come il vibratore sia nato, a fine ottocento, come dispositivo medico prescritto dai dottori per trattare la cosiddetta “isteria” femminile, una diagnosi oggi screditata che medicalizzava, di fatto, la semplice frustrazione sessuale delle donne dell’epoca. “Fammi il piacere” si inserisce, forse senza dichiararlo esplicitamente ma con piena consapevolezza tematica, in questa stessa genealogia storica; un uomo, per giunta ingegnere di professione, che affronta il piacere della propria compagna come un problema tecnico da risolvere con competenza professionale, ripete quasi punto per punto la logica con cui la medicina ottocentesca trasformò il desiderio femminile in un oggetto di intervento tecnico esterno, piuttosto che in un territorio di comunicazione e ascolto reciproco. La differenza sostanziale, ed è qui che il film costruisce la propria critica implicita più interessante, sta nel fatto che Thomas non agisce mai in sostituzione della voce di Fanny, ma in risposta a essa, è lei a rompere vent’anni di silenzio, ed è solo dopo quella confessione che lui si mette in moto.
Il film si inserisce anche in un dibattito sociologico più ampio e contemporaneo, quello del cosiddetto “orgasm gap”. Numerosi studi sessuologici degli ultimi due decenni hanno documentato come, nei rapporti eterosessuali, le donne riportino sistematicamente una frequenza di piacere significativamente inferiore rispetto ai partner maschili, un divario che la ricerca accademica attribuisce non a fattori biologici ma a carenze educative e comunicative diffuse. “Fammi il piacere” trasforma questa statistica fredda in materia di commedia calorosa, senza mai perdere di vista la sostanza politica della propria premessa: il problema non è il corpo di Fanny, è il silenzio che per vent’anni lo ha circondato.
Alexandra Lamy costruisce in Fanny un personaggio che rifiuta la vergogna come registro dominante. La sua confessione iniziale, per quanto imbarazzante, non viene mai trattata come una colpa da espiare, ma come un punto di partenza verso una curiosità rinnovata su di sé. È un’interpretazione che lavora sul contrasto tra la sicurezza sociale del personaggio (Fanny non è mai presentata come una donna insicura o remissiva nella propria vita quotidiana) e la scoperta improvvisa di un intero territorio di sé rimasto inesplorato. François Cluzet costruisce un Thomas la cui goffaggine non scade mai nel ridicolo gratuito, il suo approccio quasi scientifico al problema, con tanto di prototipi falliti e tentativi improbabili, viene trattato dal film con un affetto che permette allo spettatore di ridere con lui, non di lui. È significativo che questo sia il primo incontro sullo schermo tra due attori con carriere così lunghe e consolidate nel cinema francese, la loro chimica sembra beneficiare proprio dell’assenza di una storia pregressa condivisa, restituendo una scoperta reciproca che rispecchia quella dei personaggi. Reem Kherici, oltre a dirigere, si ritaglia il ruolo della sessuologa che accompagna Fanny, una scelta che permette alla regista di inserire, letteralmente attraverso la propria voce, il commento più esplicito del film sui tabù culturali attorno alla sessualità femminile, senza mai trasformarlo in una lezione predicatoria.
Quello che rende il film interessante, al di là della sua confezione da commedia romantica francese piuttosto convenzionale, è la scelta di trattare l’invenzione tecnologica non come gimmick comico fine a sé stesso, ma come vera e propria metafora del lavoro di coppia necessario per colmare anni di comunicazione mancata. Ogni prototipo fallito di Thomas diventa, implicitamente, ogni tentativo fallito di ascolto reciproco negli anni precedenti, mentre ogni piccolo progresso tecnico segna anche un progresso nella capacità dei due di parlarsi apertamente.
Sul fronte della regia Kherici mantiene una distanza elegante dai propri personaggi, permettendo al pubblico di ridere con loro senza mai scivolare nella derisione. Gli interni sobri, la luce naturale, l’assenza di eccessi stilistici costruiscono una domesticità francese contemporanea credibile, capace di ancorare anche gli sviluppi più bizzarri della trama a una quotidianità riconoscibile.
La colonna sonora sostiene il tono ironico senza mai calcare la mano, mentre il montaggio mantiene un ritmo brioso coerente con la struttura da commedia a episodi, in cui ogni tentativo di Thomas costituisce una piccola unità narrativa autonoma all’interno dell’arco più ampio della coppia.
(Francesco Ippolito)
Perché vederlo
Distribuito nelle sale francesi e internazionali con un debutto commerciale non travolgente ma una ricezione di pubblico più calorosa di quanto i primi dati di incasso lascino intuire, “Fammi il piacere” è una commedia che non insulta l’intelligenza dello spettatore, che prende un tema potenzialmente imbarazzante e lo trasforma in una conversazione vera sulla coppia dopo il primo entusiasmo degli inizi. Adatto a chi ha superato i vent’anni di relazione e riconosce nella vita reale più goffaggine che melodramma. Non aspettarti risoluzioni magiche, il film sa che il piacere è complicato, che l’intimità richiede tenacia costante, e che a volte le soluzioni migliori arrivano non da un’invenzione tecnica, per quanto ben congegnata, ma dalle risate condivise che quella stessa invenzione, nel frattempo, ha reso possibili.
Film correlati a Fammi il piacere
- Hysteria (2011) – La commedia britannica che racconta, con toni romanzati, la vera storia dell’invenzione del vibratore come dispositivo medico ottocentesco, offrendo un dialogo storico diretto con la premessa di “Fammi il piacere”.
- Book Club – Tutto può succedere (2018) – Un gruppo di amiche più adulte riscopre il desiderio e la curiosità sessuale attraverso la lettura condivisa, con lo stesso spirito brillante e mai giudicante.
- The Sessions – Gli Amori Possibili (2012) – Un altro film capace di affrontare il tema del piacere e della comunicazione sessuale con delicatezza e umorismo, questa volta attraverso la prospettiva della disabilità.
- Connasse, principessa delle città (2015) – Il precedente film diretto da Reem Kherici, utile per apprezzare la continuità del suo stile comico e della sua attenzione ai personaggi femminili fuori dagli schemi.
Trailer
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