Lucy 2014: trama, cast e recensione completa del capolavoro d’azione di Luc Besson

Lucy
Diretto da Luc Besson
Sceneggiatura di Luc Besson
Prodotto da EuropaCorp, Canal+, Ciné+
Protagonisti: Scarlett Johansson, Morgan Freeman, 최민식, Amr Waked, Julian Rhind-Tutt, Pilou Asbæk, Lio Tipton, 신유람
Fotografia: Thierry Arbogast
Musiche: Éric Serra
Produzione: EuropaCorp, Canal+, Ciné+
Data di uscita: 2014-07-25
Durata: 89 minuti
Lingua: EN
Lucy 2014: trama, cast e recensione completa
Lucy – Trama: Quando il cervello è un’arma
Una valigetta chiusa in una stanza d’albergo a Taipei. Lucy viene ingannata dal fidanzato che la convince a consegnare una valigetta a un presunto contatto di lavoro, ma dietro quell’incarico apparentemente banale c’è una trappola che le cambierà la vita. La giovane studentessa viene rapita da criminali che intendono trasformarla in una corriera della droga. Non le viene chiesto di ingoiare pacchetti, le viene chirurgicamente impiantato un pacchetto contenente una sostanza chimica potente, ma questa fuoriesce.
La protagonista non è una supereroina in cerca di vendetta. È una ragazza qualunque (studiava a Taipei, aveva una vita normale) che si ritrova nel posto sbagliato con la sostanza sbagliata nel corpo. Il CPH4, la droga sintetica che le è stata impiantata nell’addome, si disperde nel sangue dopo un calcio violento. Da quel momento, qualcosa cambia. Le sue capacità cognitive si espandono in modo esponenziale, percentuale dopo percentuale, fino a raggiungere una condizione che va oltre la logica umana.
Con il cervello che si attiva sempre di più, Lucy acquisisce telecinesi, telepatia, la capacità di manipolare la materia e il tempo stesso. Con i suoi ex rapitori alle calcagna, Lucy cerca un neurologo che spera possa aiutarla: il professor Norman, interpretato da Morgan Freeman, uno scienziato che ha dedicato la carriera allo studio del potenziale cerebrale umano. Ma il tempo stringe. Più la droga agisce, più Lucy perde la propria umanità, distaccandosi dalle emozioni, dai ricordi, dalla paura.
La tensione si sviluppa su due binari paralleli, da un lato la fuga da Choi Min-sik, boss coreano spietato che vuole recuperare la merce, dall’altro la corsa contro il proprio corpo che sta diventando qualcos’altro. Lucy deve recuperare gli altri tre pacchetti di CPH4 per stabilizzarsi, o forse per completare una trasformazione che nessuno, nemmeno lei, riesce ancora a comprendere.
Nel finale il film si spinge oltre il thriller d’azione e diventa speculazione pura. Lucy viaggia nel tempo, incontra l’antenata preistorica da cui prende il nome (la famosa Lucy australopiteca) e si dissolve in una forma di coscienza universale. Resta solo un computer nero e una chiavetta USB. “Sono ovunque”, recita un messaggio sul telefono del poliziotto Del Rio. La protagonista non muore, diventa informazione.
Lucy nel contesto: Besson tra filosofia e mitragliatrici
Besson ha dichiarato di aver voluto che la prima parte di Lucy fosse come Léon, la seconda come Inception e la terza come 2001: Odissea nello spazio. È una dichiarazione d’intenti ambiziosa, forse troppo, ma che fotografa esattamente dove si colloca questo film nella carriera del regista francese, a metà strada tra il cinema d’azione viscerale che lo ha reso celebre e una deriva più astratta, filosofica, ai limiti del delirio visionario. Luc Besson, visionario regista di Léon e Il quinto elemento, ha realizzato nel 2014 un’opera che non assomiglia a nient’altro nella sua filmografia. Dopo anni di produzioni EuropaCorp in cui ha delegato la regia ad altri, Lucy segna il suo ritorno dietro la macchina da presa con un film personale, strano, difficile da classificare.
Nel panorama del cinema di fantascienza action del 2014, Lucy occupa uno spazio anomalo. Uscito lo stesso weekend di Hercules, si è imposto con una proposta radicalmente diversa: niente muscoli gonfiati e mitologia greca, ma una protagonista femminile che attraversa il film con freddezza crescente, perdendo umanità scena dopo scena. Se i film Marvel dell’epoca puntavano sull’empatia e sul carisma dei supereroi, Besson sceglie la strada opposta, più Lucy diventa potente, meno è umana. È un anti-spettacolo emotivo, e questo ha diviso critica e pubblico.
Rispetto alle aspettative legate al nome di Besson, Lucy conferma alcune ossessioni (la protagonista femminile forte, la violenza stilizzata, la mise en scène barocca) ma ne tradisce altre. Manca l’umorismo di Il quinto elemento, la commozione trattenuta di Léon. Al suo posto c’è una deriva concettuale che sfiora il ridicolo (gli inserti documentaristici di animali predatori, la mitologia pseudoscientifica del 10% del cervello) ma che paradossalmente rende il film più interessante dei suoi action recenti come Taken o The Transporter. È un film imperfetto, ma vivo.
Lucy: curiosità e retroscena di produzione
Con un budget stimato di 48 milioni di euro, Lucy è stata la seconda più grande produzione cinematografica francese del 2013 e la più grande di sempre per EuropaCorp, la compagnia fondata da Besson nel 2000. Un investimento enorme per un film che non è un sequel, non è tratto da un fumetto, non ha franchise alle spalle. Undici giorni di riprese sono iniziati a Taipei, Taiwan, il 21 ottobre, le location includevano Taipei 101, uno dei grattacieli più alti del mondo. Alcune riprese sono state girate con camere IMAX, una scelta insolita per un action europeo di medie dimensioni.
Besson si era infuriato per tutta l’attenzione mediatica che le riprese stavano ricevendo quel giorno. Incontrando i giornalisti a Taipei, disse: “Non vogliamo foto con vestiti nuovi di Scarlett. A volte perdo un po’ la concentrazione perché sono disturbato da questo”, aggiungendo che le intrusioni dei paparazzi significavano che “girare di notte era un incubo”. La presenza di Johansson a Taipei ha trasformato il set in un circo mediatico, al punto che il regista ha dichiarato pubblicamente la propria esasperazione.

Besson e Johansson hanno appeso un grande foglio di carta al muro sul quale hanno scritto 10%, 20%, 30%, fino al 100%, e il regista ha riempito l’intero foglio con ciò che Lucy può e non può fare a ogni livello. Era quasi come una checklist prima di decollare su un aereo. Così ogni mattina Scarlett sapeva quale scena avrebbero girato e consultava il grande foglio di carta sul muro. Una mappa cerebrale fatta in casa, rudimentale ma essenziale per costruire la coerenza interna di un personaggio che evolve in tempo reale.
Lucy ha il maggior numero di effetti visivi in un film diretto da Besson, con oltre 1.000 inquadrature di effetti sotto la supervisione del senior visual effects supervisor Nicholas Brooks. Industrial Light & Magic ha realizzato la maggior parte degli effetti, lavorando su sequenze come la disintegrazione di Lucy sull’aereo, la scena in cui il suo volto si ricopre di particelle colorate, il viaggio nel tempo finale. Per una sequenza, Besson ha mostrato al team un’immagine che aveva strappato da una rivista di bordo. Era l’immagine di un volto ricoperto di granelli di cupcake. Disse: “Voglio che costruiate questa sequenza attorno a quest’immagine”. Lucy ha incassato 463,4 milioni di dollari in tutto il mondo, contro un budget di 40 milioni, rendendolo uno dei maggiori successi commerciali della carriera di Besson.
Lucy: Recensione — Follia visionaria che quasi funziona
Scarlett Johansson attraversa il film con una progressiva sottrazione emotiva che, per due terzi della durata, funziona. Parte vulnerabile, spaventata, credibile; poi si fa glaciale, inespressiva, quasi robotica. È una scelta coerente con la sceneggiatura, ma che toglie al film il suo centro emotivo proprio quando ne avrebbe più bisogno. Freeman fa Freeman: presta la voce, l’autorevolezza, una presenza rassicurante che ancora il delirio visivo alla terra. Ma è un ruolo funzionale, poco più di un espediente narrativo. Choi Min-sik, reduce da Oldboy, porta intensità fisica e minaccia concreta, ma viene schiacciato da una sceneggiatura che lo relega a inseguitore monodimensionale. È uno spreco.
La fotografia di Thierry Arbogast, storico collaboratore di Besson, alterna realismo sporco nelle scene d’azione a un digitale ultra-saturo nelle sequenze più astratte. La scelta di intercalare immagini documentaristiche di animali (gazzelle, squali, topi) è pedante, quasi imbarazzante: Besson non si fida che lo spettatore colga le metafore, e le sottolinea con l’evidenziatore. Ma quando il film abbandona il didascalismo e si butta nella pura astrazione visiva (Lucy che si dissolve in particelle colorate, il viaggio indietro nel tempo fino all’incontro con la Lucy preistorica) trova una sua potenza straniante che ricorda il finale di 2001, pur senza averne la disciplina formale.
La sceneggiatura è il punto debole. Besson costruisce tutto su una premessa scientificamente falsa, il mito del 10% del cervello, e invece di usarla come puro pretesto fantasy, finge di prenderla sul serio. I dialoghi oscillano tra il banale (“L’ignoranza porta il caos, non la conoscenza”) e l’involontariamente comico. La struttura narrativa è lineare fino all’ossessione: Lucy corre da A a B, percentuale dopo percentuale, senza deviazioni, senza sottotrame che aggiungano complessità. Il ritmo però è serrato, quasi violento: 89 minuti, niente grasso, niente respiro. Una scelta che nasconde le debolezze ma che impedisce al film di sviluppare le proprie idee.
Le musiche di Éric Serra, altro collaboratore storico di Besson, alternano elettronica pulsante e momenti orchestrali che cercano l’epica ma scivolano spesso nel generico. Manca una firma sonora memorabile, un tema che resti. L’atmosfera è fredda, asettica, quasi clinica, coerente con la trasformazione della protagonista, ma che allontana emotivamente lo spettatore proprio quando il film chiede di seguirlo in territori sempre più astratti.
Eppure, nonostante tutto, Lucy è un film che merita di essere visto. Non perché sia riuscito, ma perché è ambizioso nel modo giusto: preferisce il fallimento interessante alla competenza anonima. Besson prova a fare un blockbuster filosofico e, anche se il risultato è imperfetto, squilibrato, a tratti ridicolo, ha il coraggio di spingersi fino al limite. Il finale (Lucy che si dissolve, diventa USB, poi informazione pura) è una scommessa folle che poteva affondare tutto. Invece resta impresso. È kitsch, è pretenzioso, ma è anche onesto: Besson ci crede davvero, e questo basta a renderlo potente.
(Francesco Ippolito)
Lucy Uscita Italia: quando e dove vedere il film
Il film è stato girato a Taipei, Parigi e New York. Lucy è uscito il 25 luglio 2014 nelle sale americane, mentre in Italia è arrivato il 6 agosto 2014 distribuito da Universal Pictures. Alcune riprese sono state girate con camere IMAX, ma il film non ha avuto una distribuzione IMAX estesa come i blockbuster Marvel dello stesso periodo. Oggi Lucy è disponibile su varie piattaforme streaming e in formato home video.
All’epoca dell’uscita, il film ha beneficiato di una campagna promozionale aggressiva che puntava tutto su Scarlett Johansson come star d’azione. Ha aperto al primo posto al botteghino con 17 milioni di dollari, davanti al concorrente Hercules che ha debuttato al secondo posto con 11 milioni. In Italia ha replicato il successo americano, diventando uno dei film più visti dell’estate 2014.
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