Pubblicità
FilmRecensioniSchede Film

Corda tesa, la recensione: quando Clint Eastwood smontò l’ispettore Callaghan

0
(0)

Corda tesa locandinaCorda tesa
Diretto da Richard Tuggle
Sceneggiatura di Richard Tuggle
Prodotto da Malpaso Productions, Warner Bros. Pictures

Protagonisti: Clint Eastwood, Geneviève Bujold, Dan Hedaya, Alison Eastwood, Jenny Beck, Marco St. John, Rebecca Perle, Regina Richardson

Fotografia: Bruce Surtees
Musiche: Lennie Niehaus
Produzione: Malpaso Productions, Warner Bros. Pictures
Data di uscita: 1984-08-17
Durata: 114 minuti
Generi: Mistero, Thriller, Crime
Lingua originale: EN

Corda tesa – Trama

New Orleans, inizio degli anni ottanta. Un detective sul filo del rasoio, Clint Eastwood interpreta Wes Block, investigatore della omicidi costretto a muoversi tra i bassifondi della città mentre un maniaco strangolatore elimina giovani donne, in particolare prostitute. Non ci sono tracce solide, solo una città che nasconde i suoi segreti negli angoli più bui, e un partner, il detective Molinari (Dan Hedaya), che affianca Block in un’indagine sempre più incerta.

Block è un uomo spezzato dall’interno, divorziato, padre delle piccole Amanda e Penny che crescono senza una madre, investigatore che non riesce a staccarsi dal lavoro nemmeno a casa. Geneviève Bujold è Beryl Thibodeaux, che dirige un programma di prevenzione dello stupro e comincia a consigliare Block sul caso da una prospettiva che nessun collega di polizia potrebbe offrirgli. Tra loro c’è un’attrazione non detta, complicata dal fatto che Block non sa veramente cosa vuole: la famiglia che ha perso o la verità sul caso che lo ossessiona.

Lo svuotamento emotivo di Block accelera quando una prostituta con cui ha avuto un incontro viene assassinata poco dopo. Man mano che l’indagine procede, emerge un parallelo sempre più inquietante tra Block e l’uomo che sta cercando, entrambi frequentano gli stessi ambienti a luci rosse della città, condividono gusti sessuali che Block stesso fatica ad ammettere apertamente, al punto che il confine tra cacciatore e preda smette di essere netto anche ai suoi stessi occhi. La paranoia prende il sopravvento. Tuggle costruisce il thriller facendo collassare le certezze del detective, ogni indizio potrebbe incriminarlo, ogni testimone potrebbe essere una trappola, e la vera domanda non è più chi sia il colpevole, ma quanto lui stesso gli somigli.

Curiosità sul film Corda tesa

  • Un regista ufficiale, ma non l’unico dietro la macchina da presa. Sebbene il credito di regia resti a Richard Tuggle, al suo debutto dopo aver scritto la sceneggiatura di Fuga da Alcatraz per lo stesso Eastwood, è ampiamente documentato che fu Eastwood a dirigere gran parte del film, avendo trovato Tuggle troppo lento e indeciso sul set, una dinamica già vissuta in altri suoi film, come Il texano dagli occhi di ghiaccio.
  • Un debutto in famiglia. Alison Eastwood, figlia reale dell’attore, esordisce sullo schermo proprio in questo film, nei panni della figlia del suo personaggio, Amanda Block.
  • Una fonte di cronaca reale. La sceneggiatura si ispira ad articoli di giornale su un violentatore seriale realmente attivo nella Bay Area di San Francisco.
  • Una prima di prestigio. Il film debuttò come film di apertura del World Film Festival di Montréal il 16 agosto 1984, il giorno prima dell’uscita nelle sale statunitensi.
  • Il miglior debutto newyorkese della carriera di Eastwood fino a quel momento. L’incasso del primo weekend a New York, quasi 1,5 milioni di dollari, rappresentò all’epoca il miglior risultato mai ottenuto da un film di Eastwood in quella città.

Recensione

Nel 1984, dopo oltre un decennio passato a incarnare l’archetipo del poliziotto duro e moralmente ineccepibile (su tutti, l’ispettore Callaghan) Clint Eastwood si concede un’operazione che smonta apertamente quella stessa iconografia. Corda tesa non chiede allo spettatore di tifare per un eroe, ma di accettare l’idea, decisamente scomoda per l’epoca, che il cacciatore di un serial killer possa condividere con la propria preda più di quanto sarebbe disposto ad ammettere. È un rischio narrativo notevole, reso possibile probabilmente proprio dal controllo produttivo ed extra-ufficiale che lo stesso Eastwood esercitò sul set, prendendo di fatto in mano la regia di gran parte del film pur lasciando il credito a Richard Tuggle.

Il personaggio di Wes Block funziona proprio perché rifiuta la scorciatoia della vittima innocente incastrata da un colpevole esterno; certo, qualcuno lo sta effettivamente depistando, ma il vero disagio del film nasce dalla scoperta progressiva che Block frequenta gli stessi ambienti a luci rosse dell’assassino, condivide gusti sessuali che fatica a confessare persino a se stesso, e si trova quindi costretto a indagare su un crimine che, in una versione solo leggermente diversa della propria vita, avrebbe potuto commettere lui stesso. Eastwood accetta di esporre questa vulnerabilità con una nudità emotiva rara nella sua filmografia dell’epoca, restituendo un uomo che si dissolve non solo sotto il peso di un caso irrisolvibile, ma sotto quello della propria stessa inadeguatezza morale.

Geneviève Bujold, nei panni di Beryl Thibodeaux, offre un contrappunto fondamentale a questa disintegrazione. Il suo personaggio, lontano dall’essere una semplice collega investigativa, porta nel film una prospettiva femminista esterna al mondo della polizia, quella di chi lavora quotidianamente con le vittime di violenza sessuale. È attraverso il confronto con lei che Block viene costretto a interrogare le proprie stesse pulsioni, in un dialogo tra i due che il film costruisce con un’onestà psicologica non scontata per un thriller poliziesco di questo periodo. Dan Hedaya, nei panni del detective Molinari, offre invece l’ancoraggio più tradizionale alla logica procedurale dell’indagine, un contrappeso necessario rispetto alla deriva sempre più interiore del protagonista.

Tuggle (o Eastwood, a seconda di quanto si voglia dare credito alle voci sulla co-regia non accreditata) costruisce il thriller facendo collassare progressivamente le certezze del detective. Ogni indizio potrebbe incriminarlo, ogni testimone potrebbe essere una trappola. La fotografia di Bruce Surtees, storico collaboratore di Eastwood, è fredda, grigia, dominata da neon che riflettono su strade bagnate, restituendo una New Orleans lontana dall’immaginario turistico e vicina piuttosto a un incubo urbano perennemente umido. Lo stile è minimalista, quasi documentaristico, senza compiacimenti spettacolari: la regia non indugia mai sull’esplicitazione della violenza, preferendo suggerirla attraverso le sue conseguenze psicologiche sul protagonista. La colonna sonora di Lennie Niehaus accompagna senza prepotenza, lasciando ampio spazio ai rumori della città di notte, un lavoro sonoro che sottrae piuttosto che aggiungere, coerente con l’intera filosofia produttiva del film.

Va detto che il film, all’epoca, sollevò anche discussioni sulla plausibilità di alcuni snodi della sceneggiatura legati proprio a questa sovrapposizione tra detective e killer, un espediente che alcuni giudicarono coraggioso e altri eccessivamente calcolato per generare un effetto scioccante. È un dibattito legittimo, ma che non intacca il valore dell’operazione nel suo complesso. Pochi film di stelle hollywoodiane dell’epoca accettavano di esporre il proprio protagonista a un livello di ambiguità morale così esplicito, rinunciando alla consolazione della distanza netta tra bene e male che il genere poliziesco solitamente garantiva al proprio pubblico.

(Francesco Ippolito)

Perché vederlo

Con 6.2 su TMDB e 48,1 milioni di incassi mondiali a fronte di un budget di soli 4 milioni di dollari, Corda tesa non è un capolavoro consegnato ai posteri, ma un thriller che funziona per chi apprezza il disagio psicologico più della suspense meccanica. Eastwood qui non è l’eroe invincibile, è un uomo che si dissolve sotto il peso di un caso irrisolvibile e, soprattutto, della scoperta di quanto poco lo separi dal mostro che sta cercando. Non c’è redenzione facile. Il film è adatto a chi ama la paranoia morale che il cinema americano degli anni settanta aveva reso un genere a sé, prolungata qui fino agli anni ottanta, e sa che il vero nemico non è il killer ma l’incertezza di non sapere chi sei davvero quando tutto crolla. Se cercate trama lineare e finale soddisfacente, guardate altrove.

Film correlati a Corda tesa

  • Fuga da Alcatraz (Don Siegel, 1979) – sceneggiato dallo stesso Richard Tuggle, per ritrovare la collaborazione precedente tra lo sceneggiatore ed Eastwood.
  • Manhunter (Michael Mann, 1986) – per lo stesso tema di un investigatore che rischia di perdere se stesso specchiandosi troppo a fondo nella psicologia del criminale che insegue.
  • Sudden Impact (Clint Eastwood, 1983) – il film immediatamente precedente della stessa star, utile per misurare il netto scarto tonale tra l’ispettore Callaghan e l’uomo fragile di Corda tesa.
  • Cruising (William Friedkin, 1980) – per un confronto su un altro poliziotto che, indagando su un serial killer, rischia di confondere la propria identità con quella del sospettato che insegue.

Leggi anche: The Blues Brothers, la recensione: il caos diventato arte nel classico di John Landis

Vota questo film!

Media voti 0 / 5. Totale voti 0

Questo film non è ancora stato votato.

Notifiche push abilitate

Grazie per aver abilitato le notifiche!