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Tim Burton's Nightmare Before Christmas -
di Francesco Bristot
REGIA:
Henry
Selick ANNO:
1993 PRODUZIONE:
USA INTERPRETI (voci):
Danny
Elfman
Chris Sarandon
Catherine O’Hara
Trama
Jack Skeletron è il “re delle zucche” nel paese
di Halloween-Town: è stimato, amato ed apprezzato da tutti,
ma gli manca qualcosa. Quando per caso scopre l’esistenza
di una Christmas-Town, decide di rapire Babbo Natale e sostituirlo
nel suo giro di consegne. L’esito non sarà felice,
ma Jack capirà che ognuno ha il suo posto nell’universo
e troverà riempito il suo vuoto dalle attenzioni della bambola
di pezza Sally.
Anomalo
e originalissimo capolavoro dell’animazione, è paradossalmente
il più “burtoniano” dei film di Tim Burton
e l’unico che non lo vede in sede di regia. La direzione è
infatti affidata all’amico Henry Selick,
esperto di stop-motion, già autore di corti per Mtv e in
seguito del meno riuscito “James e la pesca gigante”,
co-prodotto dallo stesso Burton.
L’idea del film nacque ancora negli anni ottanta, quando Tim
Burton la concretizzò in un piccolo poema che la Disney rifiutò
giudicandolo inadatto ad un pubblico di bambini. Fortunatamente,
più di dieci anni dopo, la Touchstone Pictures (sempre Disney
ma non esclusivamente per bambini) decise di rischiare e radunò
tutti assieme un vasto gruppo di fedeli collaboratori di Burton:
da Caroline Thompson alla sceneggiatura (già
co-autrice di “Edward Mani di Forbice”), al
fidato Danny Elfman qui autore di musiche e testi
e voce del protagonista, al regista Henry Selick, appunto. Il quale,
tra ariosi movimenti di camera e ardite inquadrature, dona la vita
ai pupazzi protagonisti e ci restituisce intatti tutti i loro drammi.
I temi cari al regista di “Batman” ci sono
tutti. Dalle feste di Halloween e Natale, onnipresenti nelle sue
pellicole, con tutte le relative iconografie, ai turbamenti depressivi
dei protagonisti, alle loro solitudini, le loro diversità,
la loro capacità di sognare così deviata verso un
umorismo macabro quanto incantevole e incantato, la loro condizione
di esseri quasi asessuati sospesi in una dimensione al di fuori
del tempo.
I riferimenti alle altre pellicole dell’autore potrebbero
sprecarsi, sia relativamente ad atmosfere, elementi scenografici,
abiti e colori, sia relativamente a personaggi veri e propri, dallo
scienziato pazzo alla strega, dagli animali (cane, gatto e pipistrelli)
agli umani (degli adulti non si vede mai il volto, conservando una
particolare dimensione “a misura di bambino”).
Splendida è anche la colonna sonora, nella quale Elfman si
sbizzarrisce tra pezzi struggenti, ballate macabre e tocchi d’ironia
beffarda.
La versione italiana gode di un’ottima traduzione dei testi
ed è interpretata magistralmente da Renato Zero
(curioso il fatto che anche il cane fantasma del protagonista si
chiami Zero), che da quest’opera rimarrà vistosamente
influenzato anche nei suoi futuri lavori da solista.
Candidata all’Oscar per gli effetti speciali visivi, la pellicola
offre alcune immagini indimenticabili (una per tutte il decollo
di Jack a bordo della slitta natalizia) e si avvale di centinaia
di tecnici e oltre due anni di lavoro per la creazione degli splendidi
scenari e dei pupazzi dalle centinaia di espressioni intercambiabili,
tanto fluidi nei movimenti da far dimenticare la stop-motion.
Riguardo poi alla critica, mossa da alcuni, relativa all’inadeguatezza
del film per un pubblico di bambini, c’è da replicare
che effettivamente alcune sfumature non possono essere colte dai
troppo giovani, ma questo non ha impedito loro di amarlo e trasformarlo
in un cult senza tempo.