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Teen For Fun


- One Hour Photo -
di Francesco Ippolito

REGIA:
Mark Romanek
ANNO:
2002
PRODUZIONE:
USA
INTERPRETI:
Eriq La Salle
Dylan Smith
Michael Vartan
Connie Nielsen
Robin Williams

La riproduzione fotografica della realtą sembra essere strettamente collegata al sogno e all'immaginifico (l'esperienza cinematografica, oggi come ieri, ce ne da chiara dimostrazione).
La fotografia, come il singolo fotogramma, consegna l'immagine alla memoria, sottraendola all'incombere del tempo; una memoria fatta di ricordi felici (chissą perché non si fanno mai fotografie di quando si č tristi, il protagonista di "One Hour Photo" - uno splendido, come sempre, Robin Williams - lo dice chiaramente: "Guardando un album di famiglia si potrebbe dedurre che l'infelicitą non esiste."), di pose stereotipate - i soliti personaggi sorridenti - ma pur sempre necessarie.
All'obbiettivo abituato a scattare pranzi, cene e i momenti felici di un sereno contesto familiare sfugge la cattura dei dettagli, dei particolari.
Robin Williams interpreta un ruolo molto diffuso nel contesto sociale attuale, un ruolo che nessuno vorrebbe impersonare ma che, malauguratamente, colpisce molti; la vita di Sy č fatta di solitudine e pacata disperazione, di pranzi consumati in solitudine, davanti al televisore.
Un'esistenza comune, fin troppo comune, che trova l'unica consolazione nell'assistere all'evoluzione di una famiglia che, vista "dal di fuori" (proprio in virtł di quanto detto poch'anzi in merito alla tendenza ad immortalare solo i momenti felici della vita) appare serena e raggiante, invidiabile.
Sy č come un parente stretto per quella famiglia, come uno zio: ha assistito alla prima comunione dei bambini, al loro primo giorno di scuola e a tutti i loro compleanni, pur non essendoci. E' stato il muto spettatore di esperienze di vita raccontate attraverso immagini fotografiche finte anche se desiderabili, che sono portatrici di una precisa narrativitą (e qui il paragone con il cinema si fa quanto mai appetibile) immaginifica ma che, comunque, non corrisponde alla realtą.
Un film dai toni dimessi, modesto nel suo esplicitarsi pacatamente e senza fretta; una pellicola che ha il merito di far riflettere sulla natura dei sogni e dei desideri, che smettono di essere tali quando vengono totalmente alla luce: l'immaginario ha bisogno dell'irrealtą per venire alla luce.
Una realtą che sembra scontata e banale ma che, invece, non č percepibile chiaramente.
Il pubblico cinefilo di tutto li mondo questo lo sa benissimo: č lo stesso motivo per cui appare seriamente intenzionato a distinguere chiaramente la realtą dal sogno, in modo da poter continuare liberamente ad usufruire di quest'ultimo.

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