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Teen For Fun


- Oltre il giardino -
di Francesco Ippolito

REGIA:
Hal Ashby
ANNO:
1979
PRODUZIONE:
USA
INTERPRETI:
Peter Sellers
Shirley MacLaine
Jack Warden
Melvin Douglas
Richard Basehart
Richard Dysart
Ruth Attaway
Dave Clennon

Chance, cinquantenne con il cervello di un bambino, non è mai uscito dal piccolo giardino che, durante l'arco di tutta la sua vita, ha curato in veste di giardiniere; un giorno il padrone muore: lui è costretto a "liberare l'appartamento" entro il giorno successivo.
Un microcosmo, quello del giardino, capace di riassumere (semplificandole considerevolmente) le dinamiche del mondo reale. L'appartamento e il giardino sono le sole cose che Chance (interpretato da Peter Sellers) conosce, è l'unico ambiente in cui è in grado di muoversi, uno spazio in cui ogni piccola azione quotidiana assume un carattere rituale, quasi solenne. Tutto è ridotto all'essenziale, il protagonista conosce il mondo esterno solo grazie alle immagini televisive.
La realtà è tutta un'altra cosa: instabile, sporca e imprevedibile, un complesso di regole e di convenzioni sociali che si basano unicamente sull'apparenza, sulla trasposizione formale dell'interiorità.
Chance conserva quella solennità degli atteggiamenti che aveva, e questa viene costantemente fraintesa: il suo parlare del giardino viene interpretato come elegante metafora socio/politica; il suo atteggiamento, inconsapevolmente, è una sorta di "specchio neutro" dove ognuno vi scorge quello che vuole. I mass media fanno il resto, ingigantendo all'inverosimile ogni gesto, espressione o affermazione del protagonista.
Il film si configura come una satira impietosa verso l'America, una nazione che ha eretto il paradosso a valore di vita, una società dove anche un giardiniere ritardato e analfabeta può aspirare alla carica di presidente.
Peter Sellers, alla sua ultima interpretazione, è splendido e abilissimo nel far parlare il silenzio: la sua è una recitazione basata su una espressività quanto mai emotiva, finemente delineata grazie all'esperienza di una vita oltre che a capacità attoriali non comuni.
Negli atteggiamenti di Chance c'è qualcosa di puro, di non ancora contaminato dall'obsoleta ovvietà della quotidianità, un atteggiamento che si concretizza alla perfezione nella battuta conclusiva del film: "La vita è uno stato mentale".

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