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Non è stata una vacanza... ma una guerra -
di Francesco Bristot
REGIA:
Howard
Deutch ANNO:
1988 PRODUZIONE:
USA INTERPRETI:
Annette
Bening
Stephanie Faracy
John Candy
Dan Aykroyd
Trama
Le vacanze di una tranquilla famiglia, organizzate dal padre (John
Candy) per tramandare ai figli le stesse tradizioni a lui
tramandate, sono rovinate dall’arrivo dell’invadente
cognato (Dan Aykroyd), affarista senza scrupoli,
e della sua famiglia. Tra mille disavventure i parenti si riconcilieranno.
O forse no?
Spiritosa e leggera commedia, accolta tiepidamente dal nostro pubblico
abituato ad un altro genere di umorismo, ma ben sorretta dalle larghe
spalle di Aykroyd e Candy. Entrambi
mattatori della farsa all’americana, sanno regalare anche
tra i momenti di questo film qualche scena davvero da antologia.
Solo per citarne alcune: Candy narra davanti al camino acceso la
terribile storia dell’orso dalla testa calva; Candy viene
trascinato in una folle esibizione di sci d’acqua; Aykroyd
è alle prese con una storia della buonanotte per far addormentare
serenamente le sue figlie, e si ricorda di quella che suo padre
raccontava a lui, a base di assassini e cannibalismo.
Se Candy è perfetto nel suo ruolo, Aykroyd a volte stona
quando vuole atteggiarsi a perfido guastafeste più di quanto
gli permetta la sua faccia. Alla fine però, durante i titoli
di coda, si ricorda di essere stato un “Blues Brother”
e ci regala una scatenata canzone in memoria dei vecchi tempi.
La longa manus dietro a tutta l’operazione è quella
di John Hughes, qui in veste di sceneggiatore e
produttore esecutivo, e la sua presenza si sente. Certe battute,
certe situazioni ai limiti dell’assurdo, certe concatenazioni
a valanga di incidenti sono tutti dell’autore di trame quali
“Mamma ho perso l’aereo”, “Io e zio Buck”
o “La donna esplosiva” (di questi ultimi due è
anche regista). Per il legame tra lui e i suoi amici Aykroyd e Candy,
il “Saturday Night Live” da cui provengono o il ciclo
del “National Lampoon’s” di cui Hughes ha scritto
quasi ogni film, si veda la recensione di “Polpette”.
Per il resto il film si snoda abbastanza prevedibilmente, e giunge
al termine con le pile un po’ scariche. Quella punta di sentimentalismo
che non manca mai nelle trame di Hughes smorza la carica umoristica,
o forse semplicemente non c’erano più gags a disposizione.
Un ultimo cenno alla scelta delle locations, davvero splendide,
sulle rive di un lago incantevole fotografato con partecipazione.