REGIA:
Paolo
Sorrentino ANNO:
2004 PRODUZIONE:
Italia INTERPRETI:
Olivia
Magnani
Tony Servillo
Le
conseguenze dell'amore può essere visto e raccontato come
più storie a seconda dello spettatore che ce lo racconta.
E' un film, come appunto recita il titolo, sulle conseguenze dell'amore,
il nostro Titta si lascia andare oltre la paura d'amare e ne passa
le conseguenze: riesce finalmente a dormire, ma già prima
viene meno alla sua metodicità da consumo d'eroina il mercoledì
mattina alla dieci.
Ma è anche la storia di una vera amicizia (e se vi appaio
troppo lacrimoso vi chiedo di saltare qualche riga), una amicizia
consumata in silenzio, vissuta come un bambino con il suo amico
immaginario, come fa notare il fratello del protagonista.
E' anche una storia di gangster, certo un gangster atipico, ma ciò
non impedisce alla pellicola di portare tensione nella sala e anche
di farci sorridere.
Infine è un film avanguardistico per essere italiano, soprattutto
nel narrare una storia che ammicca al film di genere, ma stilisticamente
si lascia vedere per le sue atmosfere, per immagini silenziose come
il suo protagonista.
Ma andiamo con ordine. In primo piano va messa in luce la prova
attoriale di Toni Servillo, che grazie anche all'abilità
dello sceneggiatore e regista Sorrentino, da vita
a sfumature e ad un personaggio unico che per bravura di interpretazione
assomiglia al B.B. Thorton de L'uomo che non
c'era. La capacità dell'attore la riscontriamo in quelle
piccole sfumature di cui si serve Servillo. Era necessario impostare
il lavoro di recitazione in tal modo, intendo scomponendo visivamente
il personaggio solo quel tanto che basta, con piccole variazioni,
perché Titta Di Girolamo è un uomo che non lascia
trapelare nessuna emozione, sarebbe infatti un ottimo giocatore
di poker per dirla come il direttore dell'albergo. Comunque queste
piccole variazioni, questi piccoli spostamenti fanno vivere il personaggio:
Titta completamente fatto che non riesce a portare a termine una
frase, conservando la sua inoppugnabile calma o lo sguardo fisso
e la schiena continuamente eretta anche nel momento in cui si propone
per il bacio alla giovanissima cameriera (solo l'accoppiata Servillo-Sorrentino
poteva mettere in scena una così bella scena di non-bacio,
così bella perchè semplice, tanto semplice che scivola
nel racconto, di cui quasi non ce ne accorgiamo).
La bravura dello sceneggiatore Sorrentino è di essere anche
un bravissimo regista che ha coscienza del cinema come di una macchina
audio video di cui far muovere molti ingranaggi.
E' infatti un film che oltre che visto va ascoltato, la musica accompagna
o a volte riempie di senso le immagini. Salti stidenti, sospensioni,
giochi di ogni tipo che creano atmosfera.
Il tutto parte da un precisa e compatta organizzazione in forma
sceneggiatura, si veda la fuga stroncata dei due mafiosetti con
la valigia imbottita di dollari, congegno perfetto di tempo e di
spazio. E interessantissima è la costruzione del personaggio
Titta Di Girolamo, uomo metodico, metodico anche nel suo "farsi".
Metodico anche nell'affrontare le sue paure: l'amore e le sue conseguenze
malvagie, quel dopo, quel futuro dell'amore che è sempre
dispiacere.
In questa pellicola, infatti, non si vive mai il presente, si pensa
al passato o si ripara il futuro. L'unico lamento di Titta riguarda,
infatti, la vita che gli hanno rubato e lui per ripicca ruba il
simbolo della vita mafiosa (la valigia piena di soldi) agli stessi
ladri della sua vita.
Il nostro protagonista fino ad allora non aveva fatto alcuna scelta,
immobile e silenzioso Titta decide di fare qualcosa (ecco la conseguenza
dell'amore) e questo gesto lo porterà alla morte. Un po'
come il personaggio interpretato da Thorton anche lui è un
uomo che non c'era: non c'era per la famiglia (le telefonate silenziose
sono emblematiche), non c'è per il direttore dell'albergo,
l'importante è il pagamento della stanza all'inizio del mese,
chi sia o non sia Titta Di Girolamo non importa. E Titta risponde
al mondo che non vuole sapere chi è con altrettanto silenzio.
Solo che le difficoltà iniziano quando qualcuno si interessa
a Titta e pretende altrettanto interesse da lui: prima un saluto,
che non è altro che il buon inizio di ogni comunicazione
interpersonale, e poi sapere-conoscere il mittente del regalo, a
cui il protagonista risponde conciso "Titta Di Girolamo".
E un nome non basta, ma Titta è stato per anni solo questo.
L'amore è scoprirsi dietro e oltre un nome, ma ha conseguenze
che possono portare ad un atto eroico se non addirittura alla morte.
Astenersi perditempo.