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Teen For Fun


- 007 La morte può attendere -
di Roberto Tafuri

REGIA:
Lee Tamahori
ANNO:
2002
PRODUZIONE:
Gran Bretagna / USA
INTERPRETI:
Rosamund Pike
Toby Stephens
Halle Berry
Pierce Brosnan

Quando devo scrivere un’opinione su un film di James Bond, non so mai se devo pensare alla storia e al contenuto del film, oppure se parlare degli effetti speciali e degli sponsor che ormai da anni a questa parte costellano i suoi film.
Passata l’epoca d’oro in cui i panni dell’agente segreto più famoso del mondo era interpretato da attori del calibro di Sean Connery o Roger Moore, oggi, passato il testimone prima ad un impassibile Timothy Dalton e poi definitivamente (per ora, anche se si parla che per il prossimo vogliano ingaggiare Hugh Grant) a Pierce Brosnan, lo 007 dei giorni nostri ha perso un po’ quel fascino che lo contraddistingueva, per diventare una specie di novello Superman e un inguaribile playboy, infarcito di gadgets delle più famose marche che non perde occasione di mettere in mostra in barba alla cosiddetta pubblicità occulta.
Ma veniamo al film. Come tutti i suoi precedenti, c’è sempre un prologo che introduce al film. Inizia con una bella sequenza di tre surfisti sull’Oceano, di notte, che approdano su una spiaggia dove c’è una base militare coreana governata dal figlio del generale che traffica illecitamente diamanti; James Bond si sostituisce al ricettatore, ma, scoperto da Zao (Rick Yune), ingaggia una battaglia degna di guerre stellari, che termina con la morte del figlio del generale. A questo punto parte la sigla, la splendida “Die another day” di Madonna (scusate, sono di parte per il mio attaccamento sfegatato alla cantante) dove insieme a delle figure di donne stilizzate, scorrono le immagini delle torture subite in prigione da Bond (molte immagini saranno riprese anche dal video di Madonna)… Il film riprende con Bond che ha trascorso 18 mesi in prigione, e ritrova la libertà grazie allo scambio di prigionieri. Questi si reca a Cuba per indagare su una clinica che cambia i connotati delle persone grazie a delle modifiche genetiche del Dna, e qui, mentre si trova sulla spiaggia a tener d’occhio tutte le persone che si recano sull’isola dove si trova la clinica, vede uscire dall’acqua Jinx (Halle Berry), chiaro omaggio all’icona del passato Ursula Andress. La splendida visione della Berry viene subito rovinata dal discorso che intraprendono i due, qualcosa che di più insulso e scollegato non si riesce a trovare nemmeno nei film di Neri Parente (scusate l’opinione personale, ma per ribadire che nei film di Bond i discorsi sono puro contorno).
Ma riprendiamo il film. Ritrovatisi entrambi sull’isola, Bond vede che Zao sta cercando di sottoporsi ad un’operazione di cambio d’identità, riesce a bloccarlo, ma lui scappa, non prima di avergli strappato una catenina con dentro alcuni diamanti. Fatti analizzare, si scopre che i diamanti provengono dalle miniere islandesi di Gustav Graves (Toby Stephens). Bond si reca lì, e da ora in poi è tutto un susseguirsi di incidenti, discorsi (?), effetti che raccontarli mi risulta estremamente complicato.
Che dire del film.
E’ un tipico film di James Bond degli ultimi anni, con storie imbastite giusto per dare più azione alla scena, complicate da seguire se per caso ti distrai un attimo, riempite di pubblicità occulta (in una scena James Bond spara con la mano piegata per far vedere il nuovo modello del’Omega), con vari omaggi al passato e soprattutto un ritorno al suo primo amore: la Austin Martin vanquish (che in questo film riesce anche a rendersi trasparente).
Sugli attori poco da dire: Brosnan ormai è entrato talmente nel personaggio che è monocorde in tutto, dall’espressione ai movimenti, anche se bisogna dire che alla sua età (supera i 50) è ancora molto agile; Halle Berry vale da sola il prezzo del biglietto, anche se per apprezzarla recitativamente guardate “Monster Ball”, film dove ha vinto l’oscar; una piccola piacevole scoperta è stato Gustav Graves, interpretato da Toby Stephens, attore di teatro figlio della grande Maggie Smith, che ha saputo delineare il ruolo del contraltare di Bond, mentre per Miranda Frost (Rosamund Pike) nulla più che un ruolo di contorno…
Su Tamahori (il regista) sorvolo aspettando qualcosa di meglio... Lo preferisco in "Once Were Warriors". Per 2 minuti compare anche la splendida Madonna come istruttrice di scherma….
Ve lo consiglio? Non lo so, dovete andare a vederlo soltanto se pensate di vedere un film con buoni effetti (anche se qualcuno lascia molto a desiderare, tipo quello quando Bond si paracaduta dall’iceberg) e non un film che abbia una storia solida, altrimenti cambiate cinema…

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