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- La città dei mostri -
di Francesco Bristot

REGIA:
Roger Corman
ANNO:
1963
PRODUZIONE:
USA
INTERPRETI:
Frank Maxwell
Lon Chaney jr.
Debra Paget
Vincent Price
Leo Gordon
Elisha Cook

Trama: Charles Dexter Ward e signora prendono possesso di un castello ereditato da un avo, lo stregone Joseph Curwen, messo al rogo più di un secolo prima da un gruppo di paesani terrorizzati dai suoi macabri riti. In breve la vera eredità di Curwen si farà sentire nella mente di Ward, riscatenando l’antico orrore, e di nuovo gli abitanti del paese dovranno mobilitarsi per reprimerlo.
Diciamolo subito: il film non è gran ché.
Pochi mezzi a disposizione, regia incolore, colonna sonora ripetitiva e ben poche sequenze azzeccate. Ma anche apprezzabili scenografie e costumi, di chiara impronta teatrale, e un’interpretazione superba dell’istrione Price.
Ci sono comunque due ottimi motivi per vedere questo datato B-movie, al di là del risultato. Il primo è che appartiene al ciclo assolutamente cult di film che Corman ha tratto da Edgar Allan Poe, e che ci ha regalato titoli riuscitissimi quali “La maschera della morte rossa”.
Il protagonista, come in questo caso, è quasi sempre Vincent Price, “attore-mito” di Tim Burton omaggiato in “Edward mani di forbice”, e il suo volto scavato, il suo sguardo profondo, le sue sopracciglia inarcate sembrano i soli tratti in grado d’interpretare le angoscie e le lucide follie del grande scrittore americano. L’opera a cui questo film s’ispira è, cosa assai strana, una poesia, “The Haunted Palace” (titolo originale appunto del film), i cui versi vengono di tanto in tanto declamati. Ma la storia ha tutta un’altra provenienza: il romanzo “Il caso di Charles Dexter Ward” di Howard Ph. Lovecraft.
E questo è il secondo motivo per vedere il film!
Innanzitutto perché è raro che le opere di Lovecraft vengano trasposte sul grande schermo, nonostante l’immane debito che tutto l’horror moderno gli deve, a causa forse della loro complessità narrativa e figurativa. Ed infatti anche in questo caso la trama è notevolmente semplificata, per non dire stravolta. Ma ci sono due cose delle quali lo stesso Lovecraft sarebbe andato fiero: l’interpretazione di Vincent Price, che semplicemente allentando o tendendo i muscoli facciali si trasforma dall’ingenuo Charles Dexter Ward nel machiavellico stregone Joseph Curwen, e l’atmosfera morbosa che si respira in ogni scena, un’atmosfera che sembra nascondere ai nostri occhi molto più di quanto quella nebbia lattiginosa sembri rivelare…
Un consiglio perciò: non considerate il film come una trasposizione cinematografica né della poesia di Poe né del romanzo di Lovecraft, ma piuttosto una loro integrazione figurativa.

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