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- JFK un caso ancora aperto -
di Francesco Bristot

REGIA:
Oliver Stone
ANNO:
1991
PRODUZIONE:
USA
INTERPRETI:
Kevin Costner
Donald Sutherland
Sissy Spacek
Jack Lemmon
Michael Rooker

 

Trama:
Il procuratore di New Orleans Jim Garrison (dal cui libro, assieme ad un testo di Jim Marrs, è tratto il film) indaga sull’assassinio del presidente Kennedy a Dallas, il 22 novembre 1963.
L’indagine gli ruberà interi anni di vita, gravando su famiglia e amicizie, e alla fine dovrà per forza scontrarsi con un progetto ben più grande lui, un muro di gomma eretto da esponenti dello stesso governo, da imprenditori legati all’esercito, dalla mafia e da mille altri volti ancora avvolti nell’oscurità. Resterà però il suo sforzo, e una cocciuta volontà di non cedere alle ingiustizie.

Ci sono due modi di porsi di fronte a un film del genere: analizzarlo come documento, focalizzando perciò i contenuti ma relegando sullo sfondo la forma, o considerarlo da un punto di vista prettamente cinematografico, alla pari di qualsiasi altro film.
In base al primo punto di vista, si tratta di un’opera senza dubbio coraggiosa e fortemente sentita. Il regista stesso lancia al termine, prima dei titoli di coda, un appello a non dimenticare, perché “il passato è il prologo del futuro”, e ad impegnarsi attivamente nella costante ricerca della verità. Non si tratta di una novità per Stone, da sempre attento documentarista della storia del suo paese, con un occhio di riguardo alle vicende della guerra in Vietnam che l’ha visto coinvolto di persona.
C’è perciò un forte senso etico, morale, persino ideologico, a fungere da motore di questo film. Ma, da una prospettiva maggiormente cinematografica, è sufficiente questo motore per il procedere della narrazione?
La risposta è “sì e no”.
“Sì” perché le interpretazioni, in primis quella mantenuta sotto le righe di Costner, che però alla fine si lancia in un drammatico e coinvolgente appello permettendo al suo personaggio di sfogare tutta l’amarezza finora repressa, e quella tesa fino allo spasimo di un ottimo Joe Pesci.
Ma come dimenticare l’apporto di Bacon, Lemmon, Matthau, Sutherland, Jones… tutti grandi attori qui prestatisi al ruolo di splendidi comprimari o addirittura quasi comparse?
E come non lasciarci trasportare dalla maestosa e a tratti visionaria regia di Stone, fortemente sentita in ogni fotogramma, o dal continuo montaggio su diversi piani temporali e visivi, capace di autentici pugni nello stomaco?
Tutte queste caratteristiche rendono questo film un indubbio capolavoro.
C’è però un “no”, come accennavo prima. E risiede nella sceneggiatura. Esigente di un’eccessiva conoscenza degli eventi e della storia politico-economico-sociale degli Stati Uniti, si fa in alcuni tratti oscura e può risultare di difficile comprensione, quando non conduce ad una sorta di noia sotterranea che fa perdere il filo degli eventi. In ogni caso, un grande film e un grande documento.

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