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- Il gioco di Ripley - di Francesco Ippolito
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REGIA:
Liliana Cavani
ANNO:
2002
PRODUZIONE:
Italia/Gran Bretagna/USA
INTERPRETI:
Chiara Caselli
Lena Headey
Ray Winstone
Dougray Scott
John Malkovich
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Un film che avrebbe potuto senz'altro ambire a qualcosa in più ma che, a conti fatti, riesce comunque a coinvolgere lo spettatore in un discorso sulla moralità che sembra dissimulare abilmente ogni concreto riferimento alle convenzioni sociali che le permettono di esercitare il suo potere.
Il ritmo non è ben distribuito lungo tutta la durata della pellicola, non mancano punti morti e momenti di involontario rallentamento della tensione drammatica. Il fascino che questo film esercita sullo spettatore deriva senza dubbio dall'interpretazione di John Malkovitch: fredda ed essenziale nell'assecondare la totale mancanza di moralità di un personaggio che abbina la violenza più estrema alla più ricercata finezza intellettuale. Da segnalare, a tal proposito, un breve monologo del personaggio di Tom Ripley:
"Sono una creazione, un dotato improvvisatore. Sono privo della tua coscienza e quando ero giovane questo mi preoccupava. Non più adesso. Non mi importa del giudizio universale perché non credo ci sia qualcuno che osservi. Il mondo non è più povero perché quelle persone sono morte. Non lo è. Una machina in meno sulla strada, e un po' meno rumore e minacce."
Un personaggio disincantato, che re-interpreta con cinismo gli accadimenti sociali, assecondando una visione del mondo personale e inedita, ricca di spunti intellettuali ma totalmente incapace di comprendere l'elementare istinto di sacrificio di Johnatan. In quest'ultimo Ripley vede quello che avrebbe voluto (ma che non avrebbe potuto) essere; aiutandolo spera di poter aiutare sé stesso, nel vano tentativo di trovare qualcosa che non gli è mai appartenuto realmente.
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