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- Ilaria Alpi, il più cridele dei giorni -
di Francesco Ippolito

REGIA:
Ferdinando Vicentini Orgnani
ANNO:
2003
PRODUZIONE:
Italia
INTERPRETI:
Angelo Infanti
Erica Blanc
Rade Serbedzija
Giovanna Mezzogiorno

20 marzo 1994
A Mogadiscio Ilaria Alpi, promettente giornalista del tg3, e Miran Hrovatin, il suo operatore, vengono barbaramente uccisi.

Ilaria Alpi La pellicola di Ferdinando Vicentini Orgnani colpisce impietosamente fin dall’inizio, mostrando subito il tragico epilogo. L’intento del regista non sembra tanto quello cercare o di trovare risposte e soluzioni (ormai apparentemente irrecuperabili), quanto quello di esporre, come in un documentario, gli accadimenti che portarono all’esecuzione di due “esponenti del nostro tempo” che ebbero il coraggio e l’imprudenza di guardare troppo oltre.
Spesso i giornalisti, costantemente alla ricerca di “scoop”, si rendono impopolari, fastidiosi e invadenti, ma questi, fortunatamente, non sono i caratteri distintivi di tutti gli operatori di questo settore.
Il potere dei mezzi di comunicazione fa paura, terrorizza chi non vorrebbe che certi vergognosi accadimenti (messi in atto dalle cosiddette “forze di pace” italiane) vengano alla luce.
Ilaria Alpi, armata della sola forza delle parole, aveva toccato alcune oscure realtà che non avrebbero, almeno nelle intenzioni dei loro artefici, voluto venire alla luce; fotografò gli ufficiali stupratori che, con una bottiglia, inflissero terribili sofferenze ad alcune malcapitate donne somale, tutti ufficiali e sottufficiali italiani tra cui un tenente colonnello dei Carabinieri che era in piazza Alimonda a Genova quando Carlo Giuliani fu ucciso.
Era una giornalista non comune, che non temeva la repressione dell’autorità, disposta a registrare, documentare e denunciare all’opinione pubblica qualunque ingiustizia.
Ilaria Alpi scoprì uno dei canali che vengono utilizzati per il traffico di armi e per lo smaltimento di scorie radioattive attraverso navi fornite dalla cooperazione italiana. Il traffico passava attraverso i porti di Bosaso e di Merca, e a Bosaso Ilaria andò proprio perché aveva visto e fotografato alcuni militari italiani, senza gradi, che scaricavano fusti da alcune navi. Raccontò le sue scoperte a Vincenzo Li Causi, un agente del Sismi, che si trovava in Somalia proprio per indagare su queste vicende: il 12 novembre 1993 fu ucciso anche lui.
Per non parlare poi di quando, all’aeroporto di Roma, la guardia di finanza perquisì ufficiali e sottufficiali provenienti da Mogadiscio… saltò fuori di tutto: droga, armi, avorio, pietre miliari, busti del duce e di Vittorio Emanuele, pistole Beretta 34 calibro nove e pistole russe sequestrate ai somali.
Episodi di corruzione, piccoli e grossi, vergogne tutte italiane che fanno rabbrividire e che mostrano il vero volto dell’esercito, pericoloso organo censorio, temibile proprio perché legittimato da convenzioni internazionali.

Sono passati già alcuni anni, i mandanti non sono stati trovati, probabilmente i lati più oscuri della vicenda rimarranno tali. Un film come questo non servirà certo a rendere giustizia a Ilaria Alpi, ma almeno contribuirà a tenere vivo il suo ricordo e a onorare la sua memoria.

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