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Grosso guaio a China Town -
di Francesco Bristot
REGIA:
John
Carpenter ANNO:
1986 PRODUZIONE:
USA INTERPRETI:
James
Hong
Dennis Dun
Kim Cattrall
Kurt Russell
Trama
Il camionista Jack Burton (Kurt Russell), in visita
a Chinatown all’amico Wang-Chi (Dennis Dun),
assiste al rapimento della sua fidanzata e si ritrova coinvolto
in scontri fra bande ai limiti dell’incredibile. Per ristabilire
l’ordine dovrà chiedere l’aiuto del mago Egg-Shen
(Victor Wong) e affrontare lo spettro del terribile
Lo-Pan (James Hong), vittima di una maledizione
che solo la ragazza rapita può spezzare.
Amareggiato
dall’esito di questo film, John Carpenter
annunciò un suo ritiro dal cinema che in seguito non avvenne.
Infatti la critica stroncò la pellicola accusandolo di essersi
abbassato a sfornare fumettoni commerciali con l’incasso come
unico obiettivo, e il pubblico reagì ignorando completamente
il film (e quindi in parte smentendo la critica). In Europa l’accoglienza
fu appena più calorosa ma, come spesso accade, solo il passaparola
e il senno di poi resero lentamente la pellicola quel piccolo cult
che è considerata tuttora. Perché se da un lato è
vero che un Carpenter così “leggero” e scanzonato
non lo si era mai visto prima, dall’altro lato il film contiene
comunque alcune delle tematiche più care al regista (dall’interazione
tra esseri umani e creature leggendarie all’instabilità
della materia) e la loro messa in scena, contaminata con influenze
del cinema di kung fu di Hong Kong, con battute e pose da film western
e con l’immancabile irruzione del fantastico (tutti i generi
preferiti dall’autore), è impeccabile.
La macchina da presa volteggia con i protagonisti in folli combattimenti,
s’immerge con loro nel labirinto dei sotterranei di Chinatown,
li ritrae al loro meglio, sempre senza concedersi a soluzioni scontate.
La fotografia di Dean Cundey, pur obbedendo ad
alcuni canoni cromatici tipici degli anni ’80 (per esempio
i neon fucsia e celeste tanto cari a James Cameron),
si lancia in arditi walzer cromatici.
La colonna sonora, ad opera dello stesso Carpenter
e di Alan Howarth, è accattivante e immediatamente
orecchiabile.
E gli interpreti danno il meglio di sé, primo fra tutti Kurt
Russell, amico e attore-feticcio del regista. Il suo corpo
palestrato viene esibito in canottiera al di là di qualsiasi
condizione climatica, trasformandosi in “simbolo” di
un certo cinema maschile, un po’ come il Conan di Schwarzenegger
o il McLane di Bruce Willis, ma quando poi apre
la bocca ne escono o spacconate yankee fuori luogo o surreali affermazioni
che smontano in un attimo la sua immagine di macho. La quale riserva
anche un’ultima curiosa sorpresa alla fine, quando se ne va
solitario come un eroe del west ma senza neanche (per scelta) aver
baciato la sua bella, un’aggressiva Kim Cattrall.
È in piccoli particolari come questo, pennellate dissacratorie
sparse qua e là, che viene a galla la firma di Carpenter,
autore mai scontato. Ed è per questo che un divertissement
come questa pellicola si rivela alla fine ben più intelligente
ed elaborato di tanti altri semplici film d’azione ai quali
la critica l’aveva in un primo momento equiparato.