Erich von Stroheim è stato un sognatore, un sognatore destinato a vedere bruscamente disillusi i suoi "sogni di celluloide": in più occasioni le sue opere sono state letteralmente mutilate, ridotte a simulacri di se stesse che con il progetto originale ben poco avevano a che fare.
Certo, bisogna riconoscerlo, Stroheim era un regista che non possedeva il dono della sintesi, ma va anche detto che la qualità di una rappresentazione (di qualunque tipo essa sia: cinematografica, teatrale, letteraria o, più generalmente, "immaginifica") non è necessariamente collegata con una particolare estensione temporale.
Il 18 aprile 1921 alle ore 21, presso il Beverly Hills Hotel, ebbe inizio la proiezione di
"Femmine folli" (
"Foolish Wives"): il pubblico era composto da alcuni rappresentanti delle commissioni di censura degli Stati Uniti e del Canada, convocati direttamente da Carl Laemmle, direttore degli Universal Studios; i delegati uscirono dalla sala alle 3:30 del giorno dopo!
La Universal sostiene di aver proiettato, in quella occasione, una versione di 5000 metri montata in 24 rulli, ma l'incredibile durata dell'evento induce a pensare che i censori siano stati tra i pochi fortunati a poter godere della "mitica" versione originale in 30 rulli.
L'intenzione di Stroheim era di distribuire il film in due parti da proiettare in due serate, ma le resistenze della Universal lo indussero a fare alcuni tagli: ridusse la versione originale da 30 a 24 rulli, con la speranza di riuscire a far approvare un'unica proiezione da quattro ore da proporre in una sola serata.

Ma questo non fu sufficiente per i dirigenti della nota (e sarebbe proprio il caso di dire, in questo contesto, "tristemente nota") casa di produzione americana: il film venne ulteriormente ridotto a 14 rulli per la prima (Stroheim stesso considerò questa versione come "scheletro della mia defunta creatura"), a 10 rulli per le normali proiezioni e a 8 rulli in occasione della riedizione del 1928.
Lo spettatore moderno può soltanto fruire di una versione in poco più di 8 rulli, un "rimasuglio" insignificante di una ben più ampia narrazione studiata e messa in opera, nelle intenzioni del regista, per dipanarsi in ben 30 rulli. Esprimere un qualsiasi giudizio di valore su di un racconto così ricco di lacune (chiaramente percepibili durante la visione del film) è del tutto avventato: possiamo solo intuire quello che Stroheim avrebbe voluto realizzare.