REGIA:
Lasse
Hallström ANNO:
2001 PRODUZIONE:
USA/Gran
Bretagna INTERPRETI:
Alfred
Molina
Lena Olin
Judi Dench
Johnny Depp
Juliette Binoche
Trama
In un piccolo paese della Francia degli anni ’50, Vianne e
sua figlia aprono una cioccolateria basata su antiche ricette Maya.
La donna sembra avere un tipo di cioccolata speciale per ognuno
dei suoi clienti, eppure non tutti sono contenti. Il bigottismo
del sindaco e le chiacchiere di paese rischiano di costringerla
a fuggire, specialmente quando sulla sponda del fiume approda la
barca di un gruppo di zingari…
Il
regista Lasse Hallstrom ritrova il Johnny
Depp di “Buon compleanno Mr. Grape”
e di nuovo racconta la storia di un piccolo centro abitato e delle
vicissitudini dei suoi abitanti. Lo fa però in maniera quasi
opposta al film suddetto.
Quanto la regia era in quello invisibile, tanto in questo si fa
evidente, seguendo in aria le spire del vento o illustrando la storia
da prospettive affatto casuali.
Quanto in quello la colonna sonora era irrilevante, tanto in questo
incanta con toni fiabeschi all’inizio e si accende dei colori
gitani con l’arrivo degli zingari (lo stesso Depp ha realmente
scritto e suonato quelle note). E il personaggio di Depp è
l’opposto di Gilbert Grape: non è più un ragazzo
incatenato ad un posto che sogna di andarsene, ma è uno zingaro
senza alcun tipo di legame. E quando alla fine deciderà di
fermarsi, lo farà per scelta.
Al di là di Depp comunque, di nuovo zingaro dopo “The
Man Who Cried”, la vera protagonista è Juliette
Binoche, perfetta fisicamente nel ruolo e abbastanza spavalda
da indossare scarpe rosse in un paese dove “tutte le altre
mamme le indossano scure”, da aprire una cioccolateria in
tempo di Quaresima e da proporsi senza falsi pudori come ragazza
madre davanti a mille occhi appannati da regole quasi medievali.
Notevoli anche tutti gli altri interpreti, in particolar modo il
sindaco e la vecchia orgogliosa (Judi Dench). Il
tono che pervade tutta la narrazione è quello della fiaba:
Vianne e sua figlia viaggiano vestite come Cappuccetto Rosso, il
vento che le spinge a partire ricorda il “Vento Matteo”
de “Il segreto del Bosco Vecchio”, la cioccolata
che fa miracoli sembra uscita da un libro d’incantesimi.
Tutto questo fa sì che il tono si mantenga leggero e permette
di perdonare alcune superficialità nella scelta di simboli
e problematiche: il bambino che disegna sempre soggetti morti perché
gli manca la nonna o la bambina che parla con un invisibile canguro
zoppo perché le manca il padre, la cleptomane costretta al
furto dal carattere del marito o il prete appassionato segretamente
di Elvis Presley.
Sono forse macchiette, più che personaggi, ma rientrano perfettamente
nel disegno appunto non drammatico che funge da motore al film.
Insomma una pellicola leggera e piacevole ma da non sottovalutare,
capace di incantare e soprattutto in grado di stuzzicare la gola.
Chi ha resistito, dopo avervi assistito, alla tentazione di azzannare
almeno un cioccolatino?