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- Chicago - di Francesco Ippolito
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REGIA:
Rob Marshall
ANNO:
2002
PRODUZIONE:
USA / Canada
INTERPRETI:
Richard Gere
Catherine-Zeta Jones
Renče Zellweger
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Aprendo l'elegante confezione "da musical" che ci viene proposta da Rob Marshall sarą decisamente difficile non restare stupiti dall'abile e intelligente alternarsi di linguaggi differenti e distanti tra loro eppure meravigliosamente amalgamati.
Per non parlare poi delle stimolanti modalitą narrative che conducono ad un preciso atto d'accusa verso la voracitą dei media (che si nutrono avidamente di qualsiasi scandaloso impulso estremo), la cinica interpretazione di un avvocato insensibile alla realtą degli accadimenti e dispostissimo a interpretare, al pari delle testate giornalistiche, il ruolo del manipolatore. Tutte accuse dirette e disincantate che, anche se non conducono a nessuna soluzione pratica, generano una sorta di "condanna morale" allegramente inserita tra le note che scandiscono il ritmo incalzante del film.
Interessanti anche alcune riflessioni in merito al concetto di "realtą" (per quanto possa essere arbitrario parlare di realtą all'interno di un contesto esplicitamente e dichiaratamente irreale come quello di un film) che la rappresentazione filmica consapevolmente aggira e distorce, prendendosi abilmente gioco di ogni razionale consapevolezza empirica.
La protagonista, una splendida Renče Zellweger, tende a trasmutare in finzione da avanspettacolo ogni evento della sua vita reale, non riuscendo pił a distinguere con precisione dove finisca il fantasioso parto della sua mente e dove cominci l'oggettivitą del dato reale.
Sul versante opposto si colloca il personaggio interpretato da Richard Gere: un avvocato, fin troppo consapevole delle dinamiche che regolano l'interazione reciproca delle maschere sociali e che, su tale consapevolezza, basa il suo lavoro.
Eppure questi due personaggi hanno molti lati in comune: entrambi recitano un ruolo dinanzi a degli spettatori, tutti e due hanno una loro personale ribalta (il palcoscenico nel primo caso, l'aula di tribunale nel secondo).
Il rappresentare contemporaneamente l'esistenza di questi due piani di realtą permette a Marshall di giocare abilmente con un forsennato montaggio parallelo che contrappone non solo situazioni diverse, ma anche livelli di significazione opposti: la realtą (cinica, spesso triste, deludente e ingovernabile) e la fantasia (vivace idealizzazione fantastica immemore di una repressione non pił sentita come insuperabile).
Nel musical incombe sempre, prepotente e minaccioso, un rischio: il pericolo di non riuscire a dosare con precisione la danza e la recitazione vera e propria, compromettendo cosģ un genuino evolversi della narrazione. "Chicago" si avvicina pericolosamente a questo rischio, senza restarne mai vittima.
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