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- 8 Mile - di Francesco Ippolito
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REGIA:
Curtis Hanson
ANNO:
2002
PRODUZIONE:
USA
INTERPRETI:
Eminem
Kim Basinger
Brittany Murphy
Mekhi Phifer
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Curtis Hanson realizza un film diretto, concretamente votato a rappresentare, con immediatezza e senza l'ausilio di inutili esercizi di stile, una realtà metropolitana in disfacimento.
Le strade invase dai rifiuti, i muri senza intonaco e la rivalità tra bande di quartiere: tutti elementi che si amalgamano tra loro confluendo in un'unica soluzione possibile, quella offerta dal potenziale liberatorio della musica rap.
I protagonisti del film non combattono per le strade con le armi, ma ingaggiano originali "battaglie musicali" nelle quali il microfono viene usato come una pistola, dove le cadenze ritmiche scandiscono una raffica di parole (rigorosamente improvvisate) rivolte a massacrare l'immagine pubblica del proprio avversario. Una piccola società, un mondo più piccolo e, forse proprio per questo, più facile da capire: un microcosmo che non ha l'ipocrisia di voler cancellare le inclinazioni istintuali dell'animo umano (tradimenti, delusioni amare e scorrettezze varie non sono assenti) facendo finta di averle miracolosamente estirpate dal loro contesto.
Su questo sfondo i desideri dei personaggi hanno basi comuni, crescono da una stessa radice germogliando nelle medesime illusioni utopistiche: raccogliere un po' di soldi per poter andarsene, abbandonare per sempre i sobborghi maleodoranti di Detroit.
Ma non tutti giustificano la propria incapacità di agire o la propria insoddisfazione con l'illusione di un futuro migliore (questo il bel finale lo esplicita alla perfezione): Rabbit, il protagonista, comprende i limiti delle sue azioni non dimenticando la portata delle sue aspirazioni, creandosi un contesto che sia suo; d'altronde la regola da imparare è una sola: "Ognuno deve fare la sua cosa".
In "8 Mile" il rap svolge un ruolo particolare: è il protagonista pur non essendolo. Hanson riesce a non trasformare in inutile "farsa musicale" una sceneggiatura dai delicati equilibri i cui fini ultimi sono la rappresentazione dell'essere umano e delle pulsioni che lo caratterizzano: si potrebbe addirittura azzardare che il rap svolge un ruolo non secondario, ma di commento, puramente espressivo, superando appena un po' i limiti convenzionali della colonna sonora. D'altronde il regista lo dice chiaramente: "Sono bianco, borghese, di mezza età, provengo da un altro milieu culturale, non sono un fan del rap.".
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